Occupati a contestare il Green Pass, talvolta ad ammiccare all’arcipelago No Vax e in ogni caso a litigare per una leadership molto futuribile, gli esponenti della destra italiana non si accorgono di quello che sta avvenendo in Francia. Dove prende forma un fenomeno dai contorni finora imprecisati, ma impossibile da sottovalutare. Éric Zemmour, il polemista e saggista che non è ancora candidato all’Eliseo ma che potrebbe esserlo a breve, raccoglie oggi circa il 17-18 per cento dei consensi. Ha scavalcato Marine Le Pen, fin qui considerata quasi certa concorrente di Macron nel ballottaggio delle presidenziali 2022, e ha ridimensionato Mélenchon, il capo della vecchia sinistra i cui argomenti sono spesso concepiti per far breccia in una certa opinione di destra. Stavolta è accaduto il contrario: l’uomo nuovo ha quasi prosciugato il bacino del vecchio gauchiste.
Come ha detto un anziano osservatore che conosce bene il suo Paese, Alain Duham…
Occupati a contestare il Green Pass, talvolta ad ammiccare all’arcipelago No Vax e in ogni caso a litigare per una leadership molto futuribile, gli esponenti della destra italiana non si accorgono di quello che sta avvenendo in Francia. Dove prende forma un fenomeno dai contorni finora imprecisati, ma impossibile da sottovalutare. Éric Zemmour, il polemista e saggista che non è ancora candidato all’Eliseo ma che potrebbe esserlo a breve, raccoglie oggi circa il 17-18 per cento dei consensi. Ha scavalcato Marine Le Pen, fin qui considerata quasi certa concorrente di Macron nel ballottaggio delle presidenziali 2022, e ha ridimensionato Mélenchon, il capo della vecchia sinistra i cui argomenti sono spesso concepiti per far breccia in una certa opinione di destra. Stavolta è accaduto il contrario: l’uomo nuovo ha quasi prosciugato il bacino del vecchio gauchiste.
Come ha detto un anziano osservatore che conosce bene il suo Paese, Alain Duhamel, Zemmour assomiglia alla Le Pen, solo che è più intelligente e più colto. Un modo per dire che in realtà non le assomiglia affatto. Più intelligente, più colto, più abile con le parole, soprattutto più capace di rivolgersi alla Francia profonda che teme la perdita di identità e la metamorfosi multietnica, questo Zemmour rappresenta una destra aspra e non omologata, ovviamente illiberale, assai lontana dal lepenismo che cerca - pur fra mille ambiguità - di rendersi accettabile a un certo establishment. Può darsi che si tratti solo di una bolla mediatica destinata a sgonfiarsi prima delle elezioni (al momento Macron è dato vincente al secondo turno: 55 a 45). Ma di sicuro non è folklore: in Zemmour si coglie il tentativo di portare nel dibattito politico, a costo di modificarne i criteri, i temi evocati da intellettuali controcorrente come Houellebecq e Finkielkraut.
La destra italiana, da Salvini a Giorgia Meloni, finora ha cercato referenti nel sovranismo ungherese o polacco. E persino nelle pieghe dei governi europeisti non esenti da contraddizioni: ad esempio anche la Germania, afferma la leader di FdI, pretende che il diritto europeo non prevalga sul diritto nazionale, proprio come ora proclama il governo di Varsavia. In realtà non è la stessa cosa, tuttavia si capisce che i due partiti sovranisti - uno al governo, l’altro all’opposizione - si attengono alla linea dei conservatori continentali o al limite dell’ultima Marine Le Pen: correggere a destra l’asse delle politiche nazionali, ma senza mettere in discussione l’assetto del sistema. Quando Giorgia Meloni comincia a prendere pian piano le distanze dalle pulsioni fascistoidi presenti nel suo partito, si muove lungo questa rotta. La quale richiede peraltro una cornice europea favorevole, come è stato per la moneta unica: e infatti quasi nessuno reclama più l’uscita dall’euro.
Il problema è che il caso Zemmour potrebbe cambiare le carte in tavola, generando fenomeni di imitazione in giro per l’Europa e in primo luogo in Italia. Il francese non pensa affatto ad abbandonare l’euro e nemmeno a corteggiare la minoranza anti-vaccino. Punta al tema dell’identità nazionale e alla riscoperta della tradizione contro la supposta decadenza di un occidente rassegnato a subire l’immigrazione incontrollata. In Italia non c’è una figura analoga, non c’è uno Zemmour, ma in caso di successo gli imitatori di una destra intransigente si farebbero presto avanti. E sarebbero più pericolosi dell’originale.