Riforma fiscale, la lezione del catasto
di Guido Alfani , di Guido AlfaniLa riforma del catasto, inclusa nella legge delega sulla riforma fiscale, continua a essere oggetto di animate discussioni, in uno scenario quasi da rivolta sociale. In effetti, nella storia italiana il catasto, o per meglio dire l'estimo che è il predecessore del catasto moderno, è stato spesso causa di dure proteste e anche di vere e proprie rivolte popolari - ma per ragioni opposte.
Un esempio ben noto è quello di Arzignano in Veneto, dove nel 1655 la popolazione si ribellò violentemente contro le élite locali che avevano cercato di sottrarre i propri beni all'estimo. Visto che per tutta l'età moderna l'estimo costituì lo strumento per ripartire i tributi diretti tra ciascuna famiglia, le élite stavano sostanzialmente scaricando la pressione fiscale sulla parte più povera della popolazione. La pace sociale poté essere ristabilita solo riordinando l'estimo in modo che riflettesse propr…
La riforma del catasto, inclusa nella legge delega sulla riforma fiscale, continua a essere oggetto di animate discussioni, in uno scenario quasi da rivolta sociale. In effetti, nella storia italiana il catasto, o per meglio dire l'estimo che è il predecessore del catasto moderno, è stato spesso causa di dure proteste e anche di vere e proprie rivolte popolari - ma per ragioni opposte.
Un esempio ben noto è quello di Arzignano in Veneto, dove nel 1655 la popolazione si ribellò violentemente contro le élite locali che avevano cercato di sottrarre i propri beni all'estimo. Visto che per tutta l'età moderna l'estimo costituì lo strumento per ripartire i tributi diretti tra ciascuna famiglia, le élite stavano sostanzialmente scaricando la pressione fiscale sulla parte più povera della popolazione. La pace sociale poté essere ristabilita solo riordinando l'estimo in modo che riflettesse propriamente la capacità contributiva di ciascuno.
Rivolte aperte e violente come quella di Arzignano rimasero eventi relativamente eccezionali. Tuttavia non era concepibile, nell'Italia del tardo Medioevo e dell'età moderna, che l'estimo non venisse aggiornato regolarmente, o che le valutazioni si discostassero di molto dal vero. Ogni qualvolta si delineava una situazione del genere, le proteste montavano fino a costringere i governi locali a provvedere a un riordino, secondo regole chiare e sostanzialmente condivise dall'intera comunità. Questo elevato livello di controllo sociale sulla correttezza dell'estimo si spiega con la piena consapevolezza che il vantaggio impropriamente goduto da un singolo risultava in maggiori tasse per tutti i suoi concittadini.
Ora, a chiunque voglia affrontare con serenità la discussione in corso sul riordino del catasto non può non apparire chiaro che valutazioni non più corrispondenti al reale generano una vistosa ingiustizia distributiva, cosa ancor più ovvia nel caso dei beni non accatastati. Ciò non ha nulla a che fare con la pressione fiscale, che tutti speriamo possa ridursi, ma con la distribuzione dei carichi attuali: e da questo punto di vista, sarebbe preferibile che il governo promettesse di non aumentare la pressione fiscale complessiva sui beni accatastati, invece di promettere una tassazione invariata a livello individuale. Per essere chiari, tale promessa equivale a garantire che chi al momento paga più di quanto dovrebbe sulla base del valore reale dei propri beni continuerà a farlo.
Di fatto, in prospettiva storica la domanda che dovremmo porci è come mai la società non si stia attivando per costringere il governo a riformare il catasto. A mio parere, la risposta va ricercata nella scarsa consapevolezza della natura collettiva della tassazione. Quando, ai tempi dell'estimo, il riparto dei carichi era effettuato a livello locale, tale consapevolezza emergeva in modo spontaneo e poteva trasmettersi e anche rafforzarsi da una generazione all'altra. Oggi, ai tempi del catasto, in società in cui le comunità locali sono mediamente molto più grandi e, soprattutto, la maggior parte della tassazione è stabilita e raccolta dallo Stato centrale, è più facile non accorgersi che se il nostro vicino non paga quanto dovrebbe, alla fine toccherà a noi compensare. Per comprendere un mondo sempre più complesso, è necessaria più educazione, anche in materia fiscale.
Ben venga quindi la discussione sulla riforma fiscale, ma solo se si evitano slogan mendaci, quali che la riforma del catasto sarebbe in realtà una patrimoniale nascosta. Diciamo invece chiaramente che l'obiettivo di fondo dovrebbe essere quello di riallineare l'imposizione all'effettivo valore dei beni, senza aumentare la pressione fiscale complessiva. Il fatto che, su un tema di basilare giustizia sociale come questo, gli uomini e le donne del Medioevo avessero le idee più chiare delle nostre ci dice molto sui mali della società contemporanea.
guido.alfani@unibocconi.it