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L'Ue e la sfida del Pacifico

(ansa)

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Quale ruolo nel contrasto alla Cina
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I primi europei ad affacciarsi sulla sterminata massa di acque dell'Oceano Pacifico furono, secondo le cronache, i portoghesi António de Abreu e Francisco Serrão, nel 1512, e Jorge Álvares nel 1513. Quattro secoli più tardi, il mare battezzato "Pacifico" da Magellano e "Del Sud" da Núñez de Balboa era così fitto di europei che Gauguin si innamorava di Tahiti, mentre nel fumetto di Hugo Pratt La ballata del Mare Salato, l'eroe Corto Maltese affronta in Polinesia, durante la I Guerra Mondiale, inglesi, tedeschi, russi. Cento anni dopo Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri, dichiara al Groupe d'études géopolitiques dell'École Normale Supérieure di Parigi: "L'Europa vuole espandere il proprio impegno tra gli oceani Indiano e Pacifico, con una nuova "Strategia per l'Indo-Pacifico"...lavorando con i Paesi partner c…

I primi europei ad affacciarsi sulla sterminata massa di acque dell'Oceano Pacifico furono, secondo le cronache, i portoghesi António de Abreu e Francisco Serrão, nel 1512, e Jorge Álvares nel 1513. Quattro secoli più tardi, il mare battezzato "Pacifico" da Magellano e "Del Sud" da Núñez de Balboa era così fitto di europei che Gauguin si innamorava di Tahiti, mentre nel fumetto di Hugo Pratt La ballata del Mare Salato, l'eroe Corto Maltese affronta in Polinesia, durante la I Guerra Mondiale, inglesi, tedeschi, russi. Cento anni dopo Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri, dichiara al Groupe d'études géopolitiques dell'École Normale Supérieure di Parigi: "L'Europa vuole espandere il proprio impegno tra gli oceani Indiano e Pacifico, con una nuova "Strategia per l'Indo-Pacifico"...lavorando con i Paesi partner contro le dinamiche che destabilizzano la regione...con investimenti, libero mercato, sostenibilità, connettività". L'Europa, sostiene Borrell, "promuoverà la cooperazione multilaterale sulle sfide globali, dalla pandemia al cambio climatico, all'economia digitale ... alla sicurezza".


Parole importanti, nel contesto dell'editoriale che Maurizio Molinari ha dedicato, domenica, al Secolo dell'Asia, vale a dire il nostro tempo nella definizione dello studioso di Singapore Kishore Mahbubani. Borrell sa quanto pesa la regione indo-pacifica, seconda destinazione globale dell'export Ue, laboratorio del 60% della ricchezza mondiale e dei due terzi della crescita, in cui vivrà, nel 2030, il 90% dei nuovi ceti medi del pianeta. Il nuovo mondo è dunque Indo-Pacifico, ma l'Europa è ancora bagnata da quei mari, come ai tempi di Gauguin e Corto Maltese?
Quando il presidente americano Joe Biden ha lanciato l'offensiva sul Pacifico, con Aukus, patto di sicurezza Usa, Australia, Gran Bretagna, e Quad, alleanza economica e di sicurezza con India, Giappone e Australia, molte voci si sono levate, ostili o sorprese, in Europa, temendo il declino di Nato e tradizione atlantica. Il presidente Macron, stizzito, ha ritirato gli ambasciatori, per il mancato acquisto di sottomarini nucleari Leu (a uranio a basso arricchimento) Made in France, da parte degli australiani, che han preferito mezzi americani Heu (uranio altamente arricchito), più potenti, e, grazie alla superiore tecnologia, invisibili alla Marina militare cinese.


Se l'Europa vuol considerare il Pacifico mare di casa, come Mediterraneo e Baltico, al di là delle basi di Parigi in Nuova Caledonia e Polinesia, le credenziali di buona fede offerte da Borrell non bastano. La Cina, scrive il saggista Peter Martin nel recente saggio China Civilian Army: The Making of Wolf Warrior Diplomacy, "sta alienandosi dal mondo" con l'offensiva dei "Lupi Guerrieri", aggressivi diplomatici battezzati come gli eroi degli schermi di Pechino, che usano leve economiche e militari per intimidire i paesi limitrofi. Prima linea è l'assedio a Taiwan, osserva il presidente del Council on Foreign Relations Richard Haass: "Il miglior modo per far sì che gli Stati Uniti non debbano accorrere in difesa di Taiwan \[dopo un attacco di Pechino\] è segnalare con chiarezza alla Cina che son pronti a farlo". La sfida geopolitica nell'Indo-Pacifico, infatti, non è solo economica o di scambi, è anche di sistemi e valori, democrazie contro totalitarismi, e di attrito militare, dalle giogaie del Kashmir alle correnti del Mar Cinese Meridionale. Se l'Europa vuol contare in Oriente, non può solo decantare merci, servizi, buona volontà, non è sufficiente a chi ha paura perché la Cina è vicina. Serve sfoggiare fierezza nella tradizione democratica, con alle spalle un credibile deterrente militare. Altrimenti l'Indo-Pacifico, per Bruxelles, resterà miraggio esotico e irraggiungibile.

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