✕

Europa, la strada per imporsi

(afp)
L'autonomia strategica dell'Ue
2 minuti di lettura

Quando si ricompatta, l'Europa riesce a giocare un ruolo nelle crisi internazionali. Lo dimostra anche il G20 sull'Afghanistan di questa settimana: nato da un'iniziativa italiana convintamente sostenuta dai maggiori Paesi europei, ha dato dimensione multilaterale al dossier afghano perché non diventi solo una partita tra superpotenze. Resta il fatto che l'iniziativa europea funziona a fasi alterne, riguarda spesso aree meno nevralgiche per i diversi interessi nazionali, resta ostaggio tra introspezione tedesca, assertività francese e esitazioni italiane.


Ha un senso, in queste condizioni, parlare di autonomia strategica per l'Unione Europea? Difficile rispondere positivamente, se con essa si intende un'azione indipendente sulla scena internazionale che prescinda dal rapporto transatlantico. Manca un'identità europea in politica estera, non c'è una compiuta capacità militare e d'intelligence, né consenso su…

Quando si ricompatta, l'Europa riesce a giocare un ruolo nelle crisi internazionali. Lo dimostra anche il G20 sull'Afghanistan di questa settimana: nato da un'iniziativa italiana convintamente sostenuta dai maggiori Paesi europei, ha dato dimensione multilaterale al dossier afghano perché non diventi solo una partita tra superpotenze. Resta il fatto che l'iniziativa europea funziona a fasi alterne, riguarda spesso aree meno nevralgiche per i diversi interessi nazionali, resta ostaggio tra introspezione tedesca, assertività francese e esitazioni italiane.


Ha un senso, in queste condizioni, parlare di autonomia strategica per l'Unione Europea? Difficile rispondere positivamente, se con essa si intende un'azione indipendente sulla scena internazionale che prescinda dal rapporto transatlantico. Manca un'identità europea in politica estera, non c'è una compiuta capacità militare e d'intelligence, né consenso sugli obiettivi da perseguire. Eppure, nel mondo connotato dal bipolarismo emergente tra Washington e Pechino, non è più possibile continuare a tralasciare la dimensione della sicurezza nazionale, per rifugiarsi in quella neutralità mercantile dalla quale l'Unione sembra periodicamente tentata. Arduo garantire così prosperità e integrità ai nostri cittadini.


Come ogni soggetto internazionale, anche l'Ue dispone a questi fini di un complesso di fattori abilitanti della propria sovranità, di alleanze che rafforzano la sua proiezione esterna e di punti di forza da far valere a proprio vantaggio. Sulle alleanze, non c'è margine di dubbio: per storia, valori e cultura non possiamo che schierarci con l'Occidente. Gli asset, dal canto loro, non mancano e - a volerli usare - garantiscono un margine di autonomia. E non si tratta solo di soft power, pure un fattore imprescindibile del nostro stare al mondo.


L'Europa ha, anzitutto, un potente potere sanzionatorio. Dispone di un euro in crescita come moneta di scambio a livello internazionale. Forma un ampio mercato unico sempre più integrato e popolato. Avervi accesso dall'esterno offre vantaggi consistenti; esserne estromessi da dazi e sanzioni decisi dall'Ue può produrre danni concreti per consumatori e aziende dei Paesi colpiti: potranno reciprocare, ma a costi per loro non di poco conto. Si connota poi come forte potenza regolamentare. La capacità europea di produrre norme e standard di riferimento in molteplici campi economico-industriali, commerciali, tecnologici, funzionale al mercato unico, finisce per condizionare e imporsi anche in altre aree economiche del mondo: diventa un parametro obbligato e costringe gli altri ad adeguarsi.


Conserva altresì, in virtù della solidità dei nostri sistemi giuridici, un ruolo primario nella tutela dei diritti, in grado di arrecare se fa sentire la propria voce - sia pure senza sopravvalutare la componente valoriale nei rapporti di potenza - danni reputazionali rilevanti agli autori delle violazioni. È impegnata, infine, ad accelerare - trainata segnatamente da Francia, Italia e Germania - nei progetti di difesa comune. Senza esagerare con l'hard power o pensare di poter fare la guerra: ponendosi tuttavia realisticamente il problema di come assumersi le proprie responsabilità geopolitiche, proiettare stabilità nel proprio "estero vicino", rafforzare la componente europea dell'Alleanza atlantica, sviluppare modalità di lavoro comune in campo militare e della sicurezza. Non è poco, considerato lo scarso animus pugnandi di governi e opinioni pubbliche.


Si tratta di un armamentario di per sé sufficiente a sostenere una coerente linea di politica estera europea, basata sul ruolo guida degli Stati più grandi. Ove perseguita con la necessaria, convergente volontà politica, consentirebbe all'Ue di porsi come attore credibile nel Medioriente allargato e di far valere con Washington sensibilità e interessi non sempre coincidenti nei rapporti con Cina e Russia.
L'alternativa è tornare presto ad indignarci perché qualcun altro avrà di nuovo deciso, senza consultarci, dei nostri destini.