Nel giorno in cui milioni di lavoratori, pubblici e privati, sono obbligati a mostrare il Green Pass, è scattato lo stato d'allerta in tutte le città italiane per l'ordine pubblico. Il ricordo dell'assalto squadrista di sabato 9 ottobre è ancora troppo vivo per sottovalutare la chiamata alle armi di gruppi di agitatori che saranno anche piccoli, ma hanno dimostrato di avere alle spalle migliaia di simpatizzanti. Un'area di No Vax e No Green Pass che è forte nell'estrema destra e tuttavia aggrega anche oltre e riesce a saldare contestatori di professione, vecchi arnesi della protesta di piazza con nuove leve di arrabbiati anti-sistema. Un'avanguardia che aspira a mettersi alla testa di una massa di lavoratori e lavoratrici ancora non vaccinati, strumentalizzando le loro legittime paure e i loro dubbi. Da Trieste a Firenze fino a Roma si annuncia un Black Friday, con possibili interruzioni di servizi e scioperi fuori controllo.
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Nel giorno in cui milioni di lavoratori, pubblici e privati, sono obbligati a mostrare il Green Pass, è scattato lo stato d'allerta in tutte le città italiane per l'ordine pubblico. Il ricordo dell'assalto squadrista di sabato 9 ottobre è ancora troppo vivo per sottovalutare la chiamata alle armi di gruppi di agitatori che saranno anche piccoli, ma hanno dimostrato di avere alle spalle migliaia di simpatizzanti. Un'area di No Vax e No Green Pass che è forte nell'estrema destra e tuttavia aggrega anche oltre e riesce a saldare contestatori di professione, vecchi arnesi della protesta di piazza con nuove leve di arrabbiati anti-sistema. Un'avanguardia che aspira a mettersi alla testa di una massa di lavoratori e lavoratrici ancora non vaccinati, strumentalizzando le loro legittime paure e i loro dubbi. Da Trieste a Firenze fino a Roma si annuncia un Black Friday, con possibili interruzioni di servizi e scioperi fuori controllo.
Ma non siamo al biennio rosso, non c'è alcuna rivoluzione in vista del "popolo" contro il "potere" come delirano nelle loro chat i No Vax inebriati dalla devastazione della sede della Cgil. C'è soltanto il colpo di coda di una minoranza rumorosa che fatica ad accettare quello che la stragrande maggioranza degli italiani ha già fatto: il proprio dovere.
È nelle situazioni di emergenza che una comunità si specchia in se stessa e dimostra se davvero è qualcosa di più che un aggregato informe di individui. E gli italiani hanno dato prova di esserlo, non solo nei mesi più duri del lockdown, nei giorni degli inni cantati dai balconi. Ma anche quando finalmente è arrivato il vaccino e oltre l'80 per cento di cittadini - la percentuale cresce ogni giorno - con un grande senso di responsabilità nazionale ha dato fiducia allo Stato, ai medici, agli scienziati.
Arrivati a questo punto sarebbe un errore arretrare accettando il ricatto di chi minaccia, se non si blocca subito il Green Pass, di mettere in ginocchio il Paese e il suo sistema di trasporti. Fa bene il governo ad ascoltare le proteste di chi si oppone in maniera pacifica e democratica. E non sono del tutto infondate le ragioni di chi sostiene che un No Vax ricco può tranquillamente pagarsi due mesi di tamponi, mentre per un lavoratore a basso reddito quei 200 euro al mese costituiscono un salasso inaccettabile.
Dunque se dovesse arrivare qualche forma di calmieramento dei prezzi del test sarebbe sbagliato parlare di cedimento. Purché non si smarrisca la ratio che sta dietro tutta questa operazione: creare una "scomodità", un fastidio sia economico che burocratico, per spingere quanta più gente possibile verso l'unica via d'uscita sicura dalla pandemia: la vaccinazione.
Arrivare alla gratuità totale del tampone, come chiedono Grillo, Salvini e Meloni, inficerebbe tutto lo sforzo fatto finora. Né vale sostenere che, dato che siamo vicini al 90 per cento di immunizzazioni, è più comodo alzare bandiera bianca nei confronti degli ultimi irriducibili. Sarebbe uno schiaffo in faccia a chi ha finora rispettato le regole e ha fatto il proprio dovere, verso quei giovani che si sono vaccinati pur non rischiando personalmente di finire in terapia intensiva, verso tutto il personale sanitario e scolastico che è stato obbligato per legge alla puntura. Non c'è nessuna dittatura sanitaria, non ci sono i partigiani della libertà contro il resto del mondo. E Draghi non è la malefica maschera nera della serie tv del momento, Squid Game, che governa il gioco massacrando i poveri disgraziati.
Perciò fa bene il governo a mostrarsi flessibile, a usare un pizzico di creatività per venire incontro a bisogni reali di lavoratori spaventati che, per un motivo o per l'altro, si sono bevuti la disinformazione sui vaccini e ne sono rimasti vittime. Purché questo non porti a delegittimare gli sforzi che ci hanno condotto qui. A un passo dalla fine dell'incubo.
Cedere ora alle minoranze che infiammano le piazze equivale a rinnegare il più grande sforzo che l'Italia ha sostenuto dalla Seconda guerra mondiale. E poi, banalmente, non sarebbe mai abbastanza. La tanto invocata "pacificazione" non porterebbe affatto alla pace sociale. Lo dimostrano i gilet gialli o i forconi. Queste mobilitazioni nascono spesso su un piccolo problema concreto, come un minimo aumento del prezzo della benzina nel caso della Francia, ma poi non si accontentano, in un crescendo di rivendicazioni palingenetiche.
In conclusione, abbassare la febbre concedendo sconti o detrazioni sui tamponi è certamente una strada praticabile. Il governo, su un altro piano, si sta mostrando disponibile ad ascoltare i sindacati. Tanto che nel decreto fiscale in arrivo ci sarà la proroga della cassa Covid per alcuni comparti, per scongiurare altri licenziamenti, e si rifinanzieranno le indennità di malattia per le persone in quarantena. Purché non si arretri di fronte a chi scimmiotta i camioneros cileni del 1973.