Una volta si chiamava Casa delle libertà, oggi dovrebbe chiamarsi Casa degli inganni. Quel che resta del centrodestra si regge su una lunga serie di imposture che l'esito disastroso delle amministrative ha contribuito a rendere ancora più clamorose. Già la base di partenza era disastrosa: una prima parte di legislatura in cui un partito, la Lega, si è imbarcato al governo con il Movimento 5 Stelle mentre gli altri due sono rimasti all'opposizione. Adesso due partiti sono in maggioranza e il terzo fuori, ma di fatto ciascuna delle tre forze segue una linea divergente e due di queste - Lega e Forza Italia - sono profondamente divise al loro interno: c'è il centrodestra draghiano dei ministri, che va da Giorgetti a Carfagna, c'è la destra di lotta e di governo del confuso leader Salvini, spalleggiata da un pezzo di berlusconiani, c'è infine la destra sovranista di Meloni impegnata a sabotare le altre. I ministri di FI, …
Una volta si chiamava Casa delle libertà, oggi dovrebbe chiamarsi Casa degli inganni. Quel che resta del centrodestra si regge su una lunga serie di imposture che l'esito disastroso delle amministrative ha contribuito a rendere ancora più clamorose. Già la base di partenza era disastrosa: una prima parte di legislatura in cui un partito, la Lega, si è imbarcato al governo con il Movimento 5 Stelle mentre gli altri due sono rimasti all'opposizione. Adesso due partiti sono in maggioranza e il terzo fuori, ma di fatto ciascuna delle tre forze segue una linea divergente e due di queste - Lega e Forza Italia - sono profondamente divise al loro interno: c'è il centrodestra draghiano dei ministri, che va da Giorgetti a Carfagna, c'è la destra di lotta e di governo del confuso leader Salvini, spalleggiata da un pezzo di berlusconiani, c'è infine la destra sovranista di Meloni impegnata a sabotare le altre. I ministri di FI, guidati da Gelmini, contestano radicalmente la sottomissione agli alleati e denunciano la traiettoria schizofrenica del partito e della coalizione. Berlusconi ha sconfessato la ministra degli Affari regionali, ma di fatto presiede ormai una forza divisa in due pezzi inconciliabili.
L'unico mastice che tiene ancora insieme la coalizione è nelle false promesse che ciascun alleato dispensa agli altri o all'opinione pubblica, a dispetto dell'evidenza e talvolta del ridicolo. Salvini e Meloni tengono viva l'illusione di Berlusconi di poter essere eletto al Quirinale. In cambio del sogno e del millantato sostegno, Berlusconi accetta che Forza Italia resti per ora il piccolo e ininfluente satellite di una coalizione a guida sovranista, ma per salvare la faccia simula un inesistente avvicinamento della Lega al Partito popolare europeo e si professa garante dell'affidabilità europeista di entrambi gli alleati. Una messa in scena che ieri ha assunto le sembianze della farsa, dato che nel giro di poche ore il Cavaliere dichiarava che "la Lega oramai è molto lontana dal sovranismo", Salvini telefonava a Marine Le Pen per rimarcare la sua volontà di dar vita con la leader di postfascisti francesi a un nuovo gruppo dell'ultradestra europea e il centrodestra italiano si spaccava all'Europarlamento sul voto di condanna della sentenza della Corte costituzionale polacca che non riconosce il primato del diritto comunitario su quello nazionale: Forza Italia contro Varsavia, Lega e FdI a difesa.
Notevole anche il contributo di Meloni a questo girotondo di beffe. In Ue dirige da presidente una famiglia politica che tiene fuori la Lega e anzi ne contrasta i disegni, in Italia invoca l'unità perduta del centrodestra e nel frattempo lavora ai fianchi la Lega per sfilarle la primazia elettorale nell'alleanza. Cosa Salvini pensi veramente dell'alleata lo dimostra l'audio recuperato ieri dal Foglio nel quale il leghista, mentre arringa i suoi parlamentari in un teatro romano, accusa Meloni di fare un'opposizione tutta finalizzata a mettere in difficoltà il Carroccio: "Rompe le scatole", dice Salvini della leader di Fratelli d'Italia, ma scatole non è la parola originale.
Questa destra intrappolata nei suoi giochi di potere e nei calcoli personali dei suoi leader è un problema per tutto il sistema, fin qui garantito solo dalla parentesi di unità nazionale guidata da Draghi. Nel giorno in cui il leader del M5S Giuseppe Conte ha seppellito il Nuovo Ulivo ("Mai con Calenda e Renzi") c'è solo da chiedersi quale destino aspetti il Paese se alle prossime Politiche, quale che sia la data in cui si terranno, a fronteggiarsi nelle urne fossero due coalizioni così improbabili e mal assortite, garanzia assoluta di ingovernabilità, in nome di un fantomatico bipolarismo, il più sgangherato di tutte le democrazie occidentali.