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Legge elettorale, serve un sistema semplice e chiaro

C'è già troppa disaffezione al voto. Non aumentiamola con regole modificate a ogni tornata e incomprensibili a tutti, a partire da chi le ha volute 
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Nel marzo 2000 Berlusconi dichiarò "il maggioritario ha fallito", riferendosi al Mattarellum, la complicatissima legge elettorale allora in vigore (in realtà un miscuglio di proporzionale e di maggioritario). Nel giugno dello stesso anno cambiò idea e si dichiarò a favore di un rafforzamento in senso maggioritario del Mattarellum. Ma nel 2005 il suo partito, con la Lega e Alleanza Nazionale, votò per adottare il Porcellum, altro meccanismo infernale (qualche mese dopo il senatore leghista Calderoli, suo promotore, lo definì "una porcata") che sterzava nettamente in senso proporzionale. Nel 2015 per alcuni mesi Berlusconi appoggiò l'Italicum di Renzi, col suo forte premio di maggioranza. Poi cambiò idea e ne divenne un convinto detrattore. Ora la stessa coalizione, con Fratelli d'Italia al posto di Alleanza Nazionale, vuole a tutti i costi il maggioritario. Il lettore che ha perso il conto delle giravol…

Nel marzo 2000 Berlusconi dichiarò "il maggioritario ha fallito", riferendosi al Mattarellum, la complicatissima legge elettorale allora in vigore (in realtà un miscuglio di proporzionale e di maggioritario). Nel giugno dello stesso anno cambiò idea e si dichiarò a favore di un rafforzamento in senso maggioritario del Mattarellum. Ma nel 2005 il suo partito, con la Lega e Alleanza Nazionale, votò per adottare il Porcellum, altro meccanismo infernale (qualche mese dopo il senatore leghista Calderoli, suo promotore, lo definì "una porcata") che sterzava nettamente in senso proporzionale. Nel 2015 per alcuni mesi Berlusconi appoggiò l'Italicum di Renzi, col suo forte premio di maggioranza. Poi cambiò idea e ne divenne un convinto detrattore. Ora la stessa coalizione, con Fratelli d'Italia al posto di Alleanza Nazionale, vuole a tutti i costi il maggioritario. Il lettore che ha perso il conto delle giravolte è scusato. 


Non che il centrosinistra sia stato molto più coerente nel tempo, anche se almeno ha la giustificazione che ha cambiato spesso leader. Fino a poco fa era per una componente maggioritaria più o meno forte, ora sembra propendere per il proporzionale. 


Un partito uniformemente molto forte in tutte le regioni sarà a favore di un maggioritario su base nazionale; un partito di maggioranza nella regione A e molto debole nella regione B sarà a favore di un maggioritario su base regionale, perché rispetto al proporzionale si prende tanti rappresentanti nella regione A e ne perde pochi nella B. I piccoli partiti sono ovviamente a favore del proporzionale, su base regionale o nazionale a seconda della loro diffusione. 


Questo spiega perché lo stesso partito cambi opinione ogni due anni, a seconda di quanto i sondaggi dicono sulla sua forza relativa nelle varie regioni, e delle alleanze in corso. E spiega anche perché dal 1993 ad oggi per cercare di coprire tutti gli angoli le coalizioni di governo abbiano sfornato quattro leggi elettorali, senza contare gli interventi della Consulta (nessun altro dei maggiori Paesi occidentali cambia così spesso), una più complicata dell'altra, incomprensibili anche alla stragrande maggioranza dei deputati e senatori che le hanno votate.


Una legge elettorale ideale deve avere alcune caratteristiche: rappresentare la diversità delle opinioni nel Paese, assicurare la governabilità, evitare una eccessiva polarizzazione nel Parlamento, essere semplice e chiara al cittadino; infine deve essere "democratica" nel senso etimologico, cioè deve dargli la scelta. La prima caratteristica è in parziale conflitto con la seconda e la terza: se una Camera è composta da 400 membri, un sistema perfettamente proporzionale con circoscrizione nazionale assicura la presenza di qualsiasi partito che abbia preso almeno un quattrocentesimo dei voti totali. Questo massimizza la rappresentatività, ma riduce la governabilità perché fa entrare una miriade di partitini in Parlamento, ciascuno con le sue richieste e talvolta un potere ricattatorio; inoltre aumenta la polarizzazione, perché assicura una rappresentanza anche ai partiti più estremisti, per quanto piccoli siano. 


Un sistema maggioritario può essere pensato come un sistema che "premia i partiti più forti" rispetto a una ripartizione proporzionale. Ci sono tanti modi per farlo, e con diverse gradazioni. Il sistema tedesco, un proporzionale con una soglia di sbarramento, ha un elemento di maggioritario perché premia i partiti sopra la soglia, ed elimina i partiti sotto la soglia. Il sistema uninominale inglese solitamente elimina più partiti: solo quei pochi che possono risultare primi in almeno qualche circoscrizione saranno rappresentati. Nel sistema a doppio turno francese anche un partito che arriva al massimo secondo in qualche circoscrizione, che nel sistema inglese non sarebbe mai rappresentato, può aspirare ad avere alcuni deputati, grazie al gioco delle alleanze al secondo turno. Il sistema francese è anche efficace nel raggiungere il terzo obiettivo, ridurre la polarizzazione in Parlamento, perché il secondo turno riduce il potere contrattuale degli estremisti. 


Insomma il sistema elettorale perfetto non esiste. Ma le ultime due caratteristiche sono irrinunciabili. Il sistema elettorale deve essere chiaro e semplice: quando metto una crocetta sulla scheda devo sapere per chi e cosa sto votando. Questo è vero per i sistemi tedesco, inglese e francese, ma non per i mefistofelici sistemi con cui abbiamo votato negli ultimi trenta anni, neanche per il Rosatellum in vigore attualmente, come ha ben spiegato Michele Ainis. In teoria è una combinazione abbastanza semplice di circa un terzo di posti assegnati con l'uninominale e due terzi con il proporzionale. Ma poi può succedere di tutto. Per esempio, anche se in teoria c'è una soglia minima al 3 per cento, un partito che raccolga almeno l'1 per cento trasferisce i suoi voti alla coalizione, e può persino eleggere un suo esponente (magari già bocciato in un collegio uninominale) se viene messo in alto nelle liste bloccate.

 

Quanti elettori erano consapevoli di questo meccanismo alle ultime elezioni? Il sistema elettorale deve anche essere "democratico": il che è incompatibile, appunto, con il sistema "bulgaro" delle liste bloccate. 
Per quel che vale, l'avversione di chi scrive per un proporzionale puro dovrebbe essere evidente. Ma qualunque sistema si scelga, che sia semplice e chiaro. E mettiamo in Costituzione la clausola che qualsiasi cambiamento alla legge elettorale entri in vigore almeno cinque anni dopo l'approvazione, così da scoraggiare chi salta fuori con una nuova proposta per avvantaggiarsi subito di ogni nuovo sondaggio favorevole. C'è già troppa disaffezione al voto in giro. Non aumentiamola con regole di voto modificate a ogni tornata e incomprensibili a tutti, a partire da chi le ha volute.