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Caso Baldwin, quando l'arte travolge la vita

Alec Baldwin (afp)

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Bisogna riflettere sugli episodi in cui gli autori cercano di superare un limite logico e a volte persino morale, privilegiando il risultato del prodotto, non sempre necessariamente artistico, su ogni tipo di precauzione 
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Sono molte le riflessioni generate dalla tragedia avvenuta sul set del film western Rust, con protagonista Alec Baldwin, che ha tolto la vita alla direttrice della fotografia Halyna Hutchins e ferito il regista Joel Souza, sconvolgendo per sempre anche quella dell'attore, il quale ha dichiarato di avere "il cuore spezzato e di voler collaborare con la polizia". 


In queste ore si stanno accavallando molte ricostruzioni su quanto è avvenuto, con l'intento di comprendere qualcosa che appare incredibile: le ultime interpretazioni sembrano attribuire la disgrazia all'utilizzo di un'arma d'epoca che è esplosa uccidendo la Hutchins, ma il cinema purtroppo ci ha abituato da sempre a incidenti mortali, a volte generati da rischi eccessivi presi dai registi e dai protagonisti, e altre volte da semplice fatalità. 


Una prima disgrazia avvenne già nel 1915, quando una comparsa rimase uccisa sul set del film The Captive di Ceci…

Sono molte le riflessioni generate dalla tragedia avvenuta sul set del film western Rust, con protagonista Alec Baldwin, che ha tolto la vita alla direttrice della fotografia Halyna Hutchins e ferito il regista Joel Souza, sconvolgendo per sempre anche quella dell'attore, il quale ha dichiarato di avere "il cuore spezzato e di voler collaborare con la polizia". 


In queste ore si stanno accavallando molte ricostruzioni su quanto è avvenuto, con l'intento di comprendere qualcosa che appare incredibile: le ultime interpretazioni sembrano attribuire la disgrazia all'utilizzo di un'arma d'epoca che è esplosa uccidendo la Hutchins, ma il cinema purtroppo ci ha abituato da sempre a incidenti mortali, a volte generati da rischi eccessivi presi dai registi e dai protagonisti, e altre volte da semplice fatalità. 


Una prima disgrazia avvenne già nel 1915, quando una comparsa rimase uccisa sul set del film The Captive di Cecil B. DeMille, il quale, alla ricerca del massimo realismo aveva ordinato di utilizzare in una scena munizioni autentiche. 


È simile alla tragedia odierna quella che vide soccombere Brandon Lee, figlio del leggendario Bruce Lee, il quale, durante le riprese del Corvo, venne ucciso dai colpi di una pistola che avrebbe dovuta essere caricata a salve. L'episodio generò una teoria del complotto secondo cui la morte non era affatto accidentale bensì voluta dalla mafia di Hong Kong, ma non è stato mai dimostrato nulla a riguardo, e il caso venne infine rubricato come incidente, lasciando delusi coloro che volevano continuare a spettacolarizzare una tragedia senza senso. 


Vic Morrow, padre di Jennifer Jason Leigh, rimase decapitato dalle pale di un elicottero sul set del film Twilight Zone, e John Landis, regista dei Blues Brothers, subì un processo per aver chiesto al pilota una manovra proibitiva, che uccise, oltre all'attore, anche due bambini vietnamiti. Landis venne assolto, ma la sua carriera, all'epoca all'apice, non si è mai più risollevata. 


È drammaticamente più lunga la lista degli stuntman che sono morti sul set di film anche famosi quali Batman il Cavaliere Oscuro, Rambo II e The Jumper, dove il soffitto di un teatro di posa crollò addosso a un sarto di scena per l'eccessivo peso delle scenografie. 


Ed è sintomatico il caso di Art Scholl, un pilota specializzato in acrobazie, che morì sul set di Top Gun, anche in questo caso per eseguire una manovra eccessivamente spericolata voluta dal regista Tony Scott: il complicato e rigido sistema di assicurazione presente nel cinema hollywoodiano viene spesso aggirato dalla volontà del regista, specie se costoro sono carismatici o abili nello sfruttare dei momenti di distrazione. 


La storia del cinema ci propone casi estremamente diversi, e non mancano anche gli episodi di grave sciatteria nella preparazione delle scene d'azione, ma gli episodi sui quali è necessario approfondire una riflessione sono quelli in cui gli autori, spesso con la collaborazione della troupe o degli attori, cercano di superare un limite logico e a volte persino morale, privilegiando il risultato del prodotto, non sempre necessariamente artistico, su ogni tipo di precauzione: non si tratta semplicemente di una scelta che ignora il buon senso, ma della volontà di anteporre l'effetto auspicato a ogni possibile ostacolo, compresa la sicurezza e la dignità della vita. 


Non siamo in grado di comprendere se quanto è avvenuto sul set del film con Alec Baldwin appartenga a questa tipologia, ma il contrasto tra la volontà di spingere all'estremo ogni opzione creativa con la morte di una professionista sul posto di lavoro suggerisce che quando l'arte tenta di superare la vita finisce per distruggerla, uccidendo con essa anche l'arte.