I primi segnali dello smottamento
di Stefano Folli , di Stefano FolliLa terra trema nei palazzi della politica, dal momento che più di un indizio suggerisce un certo smottamento degli assetti consolidati da anni. Almeno da quando il populismo "grillino" conquistò il centro della scena e la maggioranza relativa, raddoppiato sulla destra da un fenomeno non del tutto dissimile: il leghismo "sovranista" di Salvini che mutava le caratteristiche del Carroccio inventato da Bossi. L'architettura dell'anomalo bipolarismo all'italiana non è crollata e forse non crollerà nemmeno nei prossimi tempi. Tuttavia oggi l'ingessatura del sistema scricchiola per la semplice ragione che non garantisce governi efficienti. Lo si è visto con il Conte-1 e il Conte-2 e lo si percepisce adesso in modo ancora più chiaro: Draghi non sarebbe stato chiamato se la politica non avesse fallito in misura clamorosa. Ed è un fallimento che riguarda entrambi gli schieramenti.
Da una parte il centro…
La terra trema nei palazzi della politica, dal momento che più di un indizio suggerisce un certo smottamento degli assetti consolidati da anni. Almeno da quando il populismo "grillino" conquistò il centro della scena e la maggioranza relativa, raddoppiato sulla destra da un fenomeno non del tutto dissimile: il leghismo "sovranista" di Salvini che mutava le caratteristiche del Carroccio inventato da Bossi. L'architettura dell'anomalo bipolarismo all'italiana non è crollata e forse non crollerà nemmeno nei prossimi tempi. Tuttavia oggi l'ingessatura del sistema scricchiola per la semplice ragione che non garantisce governi efficienti. Lo si è visto con il Conte-1 e il Conte-2 e lo si percepisce adesso in modo ancora più chiaro: Draghi non sarebbe stato chiamato se la politica non avesse fallito in misura clamorosa. Ed è un fallimento che riguarda entrambi gli schieramenti.
Da una parte il centrodestra, segnato via via da posizioni nazionaliste, diffidenti verso il tradizionale europeismo di Roma e tali da rendere improbabile domani un esecutivo fondato sull'asse Salvini-Meloni. Un conto è la Polonia o l'Ungheria, un altro l'Italia: si creerebbe uno squilibrio inaccettabile a Bruxelles e forse anche oltre Atlantico. Ammetterlo è solo un atto di realismo. Dall'altra parte il centrosinistra, con il patto strategico Pd-M5S già ora quasi liquefatto, causa l'estinzione progressiva dei Cinque Stelle guidati da Conte. Il partito di Enrico Letta può assorbire in tutto o in parte i naufraghi del "grillismo", ma l'operazione richiederà tempo e intanto bisogna rispondere ad alcune domande: per esempio, in cosa consiste esattamente il "campo largo" invocato dal segretario del Pd (leggi ampie alleanze), che presuppone l'incontro di mondi molto eterogenei.
In breve, siamo forse alla vigilia di un processo destinato a scomporre e ricomporre le forze che sopravvivono all'ombra di Draghi, bisognose di ritrovare il rapporto con un elettorato disincantato. S'intende, la strada è tortuosa. È possibile che tutto si risolva in un trasformismo opportunistico, in vista di qualche seggio nel prossimo Parlamento. Il momento sarebbe propizio: si attende l'elezione del capo dello Stato, a fine gennaio, e poi si gioca una partita tutta interna al palazzo. Magari ricostruendo un "arco costituzionale" da cui escludere Giorgia Meloni, senza tener conto che gli anni della Prima Repubblica sono lontani e che una forza del 20 per cento, come FdI, va battuta sul piano politico. Ecco perché l'opportunità di rinnovare il sistema merita d'essere resa esplicita sul piano delle idee, anziché confinata nelle penombre dei corridoi. Sotto tale aspetto è ambiziosa l'intervista di Renato Brunetta a Repubblica: il progetto di scongelare il centrodestra facendo riemergere le vecchie famiglie politiche (cattolico-popolare, liberale e socialista) guarda al dopo Berlusconi rifiutando l'egemonia salviniana. Che sia realizzabile è da verificare, ma non si può ridurlo - benché il rischio ci sia - a un banale do ut des in vista del voto sul Quirinale.
In ogni caso il processo non può riguardare solo la destra. Ecco allora che è altrettanto significativa la proposta di Enrico Morando che chiede al Pd di abbandonare l'intesa a tutti i costi con i 5S e di dare spazio e dignità politica a una visione riformista. Nel presupposto che le riforme, quando sono ben concepite, permettono alla sinistra di ritrovare la sua ragion d'essere.