Se c'è una cosa che sembriamo non aver ancora imparato in questi due lunghi anni di pandemia è che nessuno si salva da solo. Da quella fine autunno 2019, quando nella città cinese di Wuhan si manifestarono i primi casi di polmonite atipica, il coronavirus ci ha impartito una serie di dure lezioni. Per esempio, che anche i massimi esperti possono rivelarsi assai inesperti se si imbattono in qualcosa di sconosciuto. Che gli scienziati, come ha ricordato l'altro giorno il neo premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, possono essere molto litigiosi quando c'è da spiegare un nuovo fenomeno: possono continuare a difendere testardamente le proprie teorie, salvo poi, di fronte all'evidenza sperimentale, ripensarci e convergere sulla teoria altrui. E ancora, il Covid-19 ci ha insegnato che la scienza resta comunque un'arma fenomenale per risolvere le crisi: aver messo a punto una serie di vaccini efficaci in pochi mesi, anziché in alcuni …
Se c'è una cosa che sembriamo non aver ancora imparato in questi due lunghi anni di pandemia è che nessuno si salva da solo. Da quella fine autunno 2019, quando nella città cinese di Wuhan si manifestarono i primi casi di polmonite atipica, il coronavirus ci ha impartito una serie di dure lezioni. Per esempio, che anche i massimi esperti possono rivelarsi assai inesperti se si imbattono in qualcosa di sconosciuto. Che gli scienziati, come ha ricordato l'altro giorno il neo premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, possono essere molto litigiosi quando c'è da spiegare un nuovo fenomeno: possono continuare a difendere testardamente le proprie teorie, salvo poi, di fronte all'evidenza sperimentale, ripensarci e convergere sulla teoria altrui. E ancora, il Covid-19 ci ha insegnato che la scienza resta comunque un'arma fenomenale per risolvere le crisi: aver messo a punto una serie di vaccini efficaci in pochi mesi, anziché in alcuni anni come accadeva di norma, è stata una grande dimostrazione di forza della ricerca farmaceutica, più privata che pubblica a dire il vero.
Tuttavia i vaccini non ci hanno resi immuni da un istinto atavico: proteggere prima di tutto noi stessi, al massimo la nostra comunità di appartenenza. Gli altri? Che si arrangino. Ma sappiamo, e lo sanno certamente i leader internazionali, che in un mondo globalizzato non si possono concepire soluzioni locali.
Se ancora c'è chi pensa di alzare muri e barriere di filo spinato per fermare i migranti, anche il più nazionalista dei premier è consapevole che il coronavirus non si ferma con frontiere o dogane. Non basta tenere il contagio sotto controllo all'interno dei propri confini, occorre spegnere la pandemia in tutto il mondo, perché non nascano nuove varianti capaci di aggirare lo scudo dei nostri vaccini.
E invece in queste ore si celebra la vaccinazione di una sola metà della popolazione mondiale, la metà più ricca. Nelle mappe che riportano i tassi di vaccinazione l'America e l'Europa sono macchie di colore intenso, poi le tinte sfumano a seconda delle aree geografiche. Ma in tutti i planisferi che riportano questo tipo di dati c'è una grande chiazza sbiadita: l'Africa. Solo in Marocco si è superata la soglia del 50% di popolazione che ha ricevuto almeno la prima dose (62,48%), per il resto si va dal 26% del Botswana allo 0,12% della Repubblica Democratica del Congo.
Era prevedibile, e infatti era stato previsto: ancor prima che i vaccini fossero messi a punto, la comunità internazionale aveva deciso una serie di misure per evitare che gli egoismi occidentali prevalessero. Ma, come dimostrano i numeri, qualcosa non ha funzionato. Lo ha detto senza giri di parole un rapporto presentato pochi giorni fa da UnAids, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di lotta all'Hiv: "Degli 1,8 miliardi di dosi di vaccino anti Covid che i Paesi ricchi avevano promesso ne sono state consegnate solo 261 milioni. E le società farmaceutiche occidentali hanno consegnato solo il 12% delle dosi previste da Covax, l'iniziativa progettata per permettere l'accesso ai vaccini anche ai Paesi a basso e medio reddito. Inoltre, l'Unione europea e altre nazioni ricche si sono rifiutate di sostenere la proposta di oltre 100 nazioni di rinunciare ai brevetti sui vaccini e sulle tecnologie correlate al Covid, mentre le principali aziende farmaceutiche non sono riuscite a condividere apertamente la loro tecnologia con l'Organizzazione mondiale della sanità per consentire ai Paesi in via di sviluppo di realizzare i propri vaccini e salvare vite".
Un duro atto d'accusa, speculare a quello relativo alla crisi climatica. Anche lì si tratta non solo di aiutare gli altri, ma di capire che solo con il contributo di tutti si possono evitare conseguenze catastrofiche per se stessi. Anche in quel caso, come per il Covid, nessuno si salva da solo.