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Salute e scienza, nella testa di un No Vax

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L'anticipazione di Salute
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"Buongiorno professore, le scrivo per chiederle perché le persone anziché affidarsi alla scienza, che cerca di aiutarci, ne diffidano. Credo che il vero problema sia che non si ha più fiducia. Una volta ci si affidava a chi era più preparato di noi e non lo si metteva sempre in discussione. Oggi mancano, dentro di noi, le figure di riferimento". Questa email di una lettrice è arrivata un mese fa e sintetizza un concetto di cui da tempo ci occupiamo.

 

Iniziamo a chiamarlo genericamente il problema della fiducia, cruciale nella vita di ciascuno e - nell'accezione che oggi la letteratura scientifica definisce con l'espressione fiducia epistemica (cioè relativa alla conoscenza) - indispensabile per capire il momento presente. La fiducia epistemica è la capacità individuale di considerare la conoscenza trasmessa da un'altra persona come degna di credito, generalizzabile e rilevante per sé. E quindi…

"Buongiorno professore, le scrivo per chiederle perché le persone anziché affidarsi alla scienza, che cerca di aiutarci, ne diffidano. Credo che il vero problema sia che non si ha più fiducia. Una volta ci si affidava a chi era più preparato di noi e non lo si metteva sempre in discussione. Oggi mancano, dentro di noi, le figure di riferimento". Questa email di una lettrice è arrivata un mese fa e sintetizza un concetto di cui da tempo ci occupiamo.

 

Iniziamo a chiamarlo genericamente il problema della fiducia, cruciale nella vita di ciascuno e - nell'accezione che oggi la letteratura scientifica definisce con l'espressione fiducia epistemica (cioè relativa alla conoscenza) - indispensabile per capire il momento presente. La fiducia epistemica è la capacità individuale di considerare la conoscenza trasmessa da un'altra persona come degna di credito, generalizzabile e rilevante per sé. E quindi di considerare l'altro come fonte attendibile di conoscenze. Questa capacità adattiva, fondamentale per lo sviluppo filogenetico della nostra specie, prende forma nel contesto delle prime relazioni e consente ai piccoli umani di apprendere dall'altro le conoscenze necessarie a orientarsi nel mondo complesso che li circonda.

 

All'interno di relazioni problematiche e non "sicure", i bambini possono essere più portati a sviluppare atteggiamenti difensivi e autoprotettivi nel campo della fiducia interpersonale, con due esiti negativi: si può sviluppare, a partire da uno stato di ipervigilanza epistemica, una sfiducia pervasiva che porta a rifiutare le informazioni che provengono dall'altro; oppure, al contrario, si assume una disposizione di credulità, per cui si accetta indiscriminatamente tutto ciò che l'altro propone pur di non dover affrontare un conflitto.

 

Il problema di entrambe le strategie è che, a lungo termine, possono riprodursi prima in ambito scolastico (complici una cattiva didattica e una scarsa attenzione ai delicati percorsi evolutivi della fiducia epistemica) e poi nel contesto allargato, impedendo al soggetto di godere dei benefici dell'apprendimento sociale.


Senza voler forzare il rapporto tra ambito familiare e contesto sociale, la lente della fiducia epistemica ci sembra utile per riflettere su alcune delle attuali crisi psicosociali. Perché è innegabile che dietro ogni crisi sociale c'è sempre una crisi psicologica, che dobbiamo saper guardare in chiave sia individuale sia collettiva. Sappiamo che quella No Vax e/o No Pass è una galassia variegata, cui appartengono anche persone che possiedono gli strumenti culturali per comprendere e soppesare le informazioni scientifiche.

 

Quello che vogliamo suggerire, al di là di atteggiamenti di oscurantismo antiscientifico, è che i sentieri tortuosi della sfiducia epistemica possono portare, in nome di visioni e sentimenti molto personali, a rifiutare i progressi della ricerca medica e scientifica e le loro ricadute positive sulla collettività. Come tutte le posizioni difensive, la sfiducia epistemica è una "scelta" di semplificazione autoprotettiva (di base individualistica ma facilmente organizzabile in una dimensione collettiva) a fronte di una complessità vissuta come troppo incerta o addirittura pericolosa. La scienza dà sicurezze ma non sempre può dare certezze. Non c'è scienza senza dubbio.


La lettura psicologica da sola certo non basta. Oltre alle regole, ci vuole un investimento politico e formativo (dalle scuole agli ospedali) che creda nella possibilità di trasformare la sfiducia di milioni di italiani nei confronti del vaccino e in generale della scienza medica. Una presa di posizione di tutta la comunità politica, in alleanza con quella scientifica, che aiuti le persone a orientarsi nella crisi sociale, culturale e emotiva della post-pandemia.

 

Forse lo Stato non potrà riparare i sentimenti di sfiducia nati lungo il cammino dello sviluppo cognitivo individuale, amplificati da eventuali carenze del sistema scolastico e infine coltivati su Internet, ma siamo sempre più convinti che al ministero della Salute (pubblica) sia urgente l'inaugurazione di una sezione di psicologia della salute (pubblica).


La versione integrale di questo articolo sarà giovedì 28 ottobre su Salute, allegato a Repubblica