Appena un mese fa Mario Draghi lanciava il suo "patto per l'Italia" davanti alla platea di Confindustria, ma sembra che il mondo politico e le parti sociali nel frattempo siano già passati oltre. Di quell'appello all'unità, per non aggiungere "incertezza interna a quella esterna" e non disperdere i risultati raggiunti finora, è rimasto infatti molto poco.
I diktat dei sindacati sulle pensioni, il martellamento continuo della Lega su Quota 100 e le polemiche sul Viminale, i distinguo dei Cinque Stelle e persino qualche scricchiolio proveniente dal Pd, sono il segno che la luna di miele è definitivamente alle spalle e il premier si trova ad affrontare un autunno complicato. Anche lo scudo offerto da Mattarella, con il Presidente in scadenza di mandato, è giocoforza destinato ad affievolirsi, lasciando il capo del governo esposto ai venti capricciosi della politica.
La conclusione burrascosa dell'incontro tra il g…
Appena un mese fa Mario Draghi lanciava il suo "patto per l'Italia" davanti alla platea di Confindustria, ma sembra che il mondo politico e le parti sociali nel frattempo siano già passati oltre. Di quell'appello all'unità, per non aggiungere "incertezza interna a quella esterna" e non disperdere i risultati raggiunti finora, è rimasto infatti molto poco.
I diktat dei sindacati sulle pensioni, il martellamento continuo della Lega su Quota 100 e le polemiche sul Viminale, i distinguo dei Cinque Stelle e persino qualche scricchiolio proveniente dal Pd, sono il segno che la luna di miele è definitivamente alle spalle e il premier si trova ad affrontare un autunno complicato. Anche lo scudo offerto da Mattarella, con il Presidente in scadenza di mandato, è giocoforza destinato ad affievolirsi, lasciando il capo del governo esposto ai venti capricciosi della politica.
La conclusione burrascosa dell'incontro tra il governo e i leader sindacali è un'immagine eloquente del clima attuale. Del resto pensare che proprio Draghi potesse smentire se stesso e consentire il ritorno ai bei tempi antichi, era pretendere un po' troppo. Significa dimenticare che fu proprio l'allora governatore (entrante) della Bce a chiedere dieci anni fa all'Italia di mettere un freno a un sistema previdenziale fuori controllo.
La piattaforma che i sindacati avevano messo alla base della trattativa, ovvero di fatto lo smantellamento della legge Fornero, per il capo del governo era e resta inaccettabile. Soprattutto per il messaggio che manderebbe in Europa e sui mercati, in un momento in cui al Paese sono stati elargiti grants and loans, sussidi a fondo perduto e prestiti, come mai nella storia dal Dopoguerra ad oggi.
Cedere alle pressioni di sindacati e Lega avrebbe oltretutto un impatto negativo sulla discussione, questa sì strategica, che si è già aperta sulle nuove regole del patto di stabilità. Rimettere in discussione i conti previdenziali, proprio quando pretendiamo che i Paesi del Nord Europa cedano alla nostra visione delle regole comuni su debito e deficit, per Palazzo Chigi sarebbe una mossa negoziale suicida.
E dunque al momento è rottura, benché dal governo si faccia di tutto per vedere il bicchiere mezzo pieno, con l'accordo sul pubblico impiego, sugli 8 miliardi per il taglio delle tasse, la proroga di Ape sociale, opzione donna e gli altri capitoli in discussione.
È pur vero che qualche tensione accompagna da sempre il varo della manovra economica. È come il rito dell'occupazione delle scuole in autunno: c'è da sempre, si sa già che arriverà. Ma purtroppo per noi i tempi non sono normali e la stessa presenza del "tecnico" Draghi a Palazzo Chigi, terzo presidente del Consiglio in tre anni di legislatura, è il segno dell'eccezionalità della situazione.
Per Draghi sono giorni difficili e l'agenda interna e internazionale è da togliere il sonno. Domani (giovedì 28 ottobre) il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la legge di bilancio, nonostante la mobilitazione sindacale. Lo impongono le leggi europee e siamo già in ritardo: i saldi della manovra sono già stati inviati. Poi Draghi dovrà accogliere a Roma Biden e gli altri leader del G20, ma il summit - al di là delle dichiarazioni ufficiali - al momento è a forte rischio per le divisioni sul clima. E sempre le divergenze tra Cina, India, Europa e Stati Uniti potrebbero portare la settimana successiva a una Cop26 al di sotto delle aspettative, anche questa presieduta dal premier italiano insieme a quello britannico.
Tutto previsto, in pochi si aspettavano una svolta sul clima date le distanze iniziali. Ma le tensioni internazionali, sommate a quelle domestiche, contribuiscono ad offuscare i cieli romani, in una situazione di generale indebolimento del quadro politico. Da qui alla boa di febbraio, quando i partiti dovranno trovare un nuovo equilibrio intorno al successore di Mattarella, converrà allacciare le cinture.