A pochi giorni dal momento in cui i vescovi americani dovevano decidere se negare la comunione al presidente degli Stati Uniti per la sua posizione su una legge - in questo caso quella sull'aborto - il papa è intervenuto, e ha compiuto un atto primaziale che ha importanti conseguenze ecclesiologiche e politiche: ha detto a Joe Biden di accedere alla eucarestia in pace e gli ha concesso di rendere nota questa parte del loro colloquio.
Ispirati da una bislacca Nota dottrinale della congregazione per la dottrina della fede uscita nel 2002 e che fu usata dal cattolicesimo integrista per azzoppare la corsa verso la Casa Bianca di John Kerry due anni dopo, i vescovi americani stavano infatti rischiando di spaccare la chiesa e la società americana proponendo un "uso politico" dell'eucarestia - da dare o negare ai presidenti a seconda della loro performance integrista. Se il papa li avesse lasciati fare e una maggioranza avesse scelto di scomunicare Joe Biden,…
A pochi giorni dal momento in cui i vescovi americani dovevano decidere se negare la comunione al presidente degli Stati Uniti per la sua posizione su una legge - in questo caso quella sull'aborto - il papa è intervenuto, e ha compiuto un atto primaziale che ha importanti conseguenze ecclesiologiche e politiche: ha detto a Joe Biden di accedere alla eucarestia in pace e gli ha concesso di rendere nota questa parte del loro colloquio.
Ispirati da una bislacca Nota dottrinale della congregazione per la dottrina della fede uscita nel 2002 e che fu usata dal cattolicesimo integrista per azzoppare la corsa verso la Casa Bianca di John Kerry due anni dopo, i vescovi americani stavano infatti rischiando di spaccare la chiesa e la società americana proponendo un "uso politico" dell'eucarestia - da dare o negare ai presidenti a seconda della loro performance integrista. Se il papa li avesse lasciati fare e una maggioranza avesse scelto di scomunicare Joe Biden, Roma avrebbe avuto due enormi problemi.
Francesco avrebbe dovuto accettare di veder tornare indietro l'orologio del rapporto fra cattolici e democrazia almeno di un secolo. Se fosse vero che può partecipare del sacramento solo il politico che voglia usare la democrazia per allineare la legge ai "valori" cristiani, si tornerebbe al mito della stato confessionale. E si darebbe ragione al vecchio pregiudizio anticattolico americano per il quale il presidente non è bene che sia un cattolico: perché se è un buon cattolico obbedirà al Papa e non alla costituzione; e se obbedisce alla costituzione non è un buon membro della sua chiesa, cosa che il presidente non può non essere. E questo il papato, prim'ancora che il Papa, non poteva accettarlo.
Inoltre Francesco avrebbe dovuto accettare che una chiesa locale, eccitata dal suo conservatorismo, modificasse la dottrina dell'eucarestia. Perché la comunione al corpo e al sangue di Cristo è medicina per i peccatori non per uno sghiribizzo di Francesco: "crimina et peccata etiam ingentia dimittit" lo disse il concilio di Trento, S. XXII. E ridurre il sacramento dell'altare a Green Pass per (presunti) perfetti è semplicemente irricevibile.
E tutto bene per Biden: chi ha preparato con lunghi contatti questo viaggio ha lavorato bene e ha dato un suggerimento giusto quando ha consigliato di far precedere l'incontro dalla nomina di Joe Donnelly, ex senatore democratico antiabortista, ad ambasciatore degli Stati Uniti presso la S. Sede.
Tutto bene anche per i nodi politici, che non sono quelli del clima e dei vaccini che sono ovvia materia G20. La Santa Sede aveva bisogno che si certificasse la fine della "dottrina Pompeo" con cui l'ex segretario di Stato di Trump pretendeva che la chiesa si allineasse alla politica anticinese dell'amministrazione: ed è probabile che su questo Biden abbia dato garanzie che esonerano il Papa dalla ortodossia anticinese richiesta dagli Stati Uniti agli alleati. Tant'è che alla fine Biden ha elogiato il Papa come "uomo della pace": la quarta "P" che accanto a People Planet Prosperity manca alla agenda del G20.