C'è un convitato di pietra al G20 che sabato, formalmente, si aprirà a Roma: l'Africa. Un pezzo importante, cruciale, delle questioni che i grandi del mondo affronteranno si gioca lì. In quel continente. Ma del G20 fa parte un solo paese africano, il Sud Africa. Il segno di un mondo in cui il nesso tra 3 parole, popolo, risorse, ricchezza, rischia di apparire inesorabilmente spezzato. Bene ha fatto l'Italia, da presidente di turno, a invitare l'Unione Africana. Una scelta importante che rivela, insieme, consapevolezza e sensibilità. Decisivi per un Paese come il nostro naturalmente collocato al centro del Mediterraneo. Con "gli incontri con l'Africa" si è reso evidente quanto quel continente sia oggi decisivo per la stabilità del pianeta. Dalla sfida dei cambiamenti climatici, con un singolare destino per questo continente.
È quello che meno contribuisce con le sue emissioni al rischio di catastrofe ambien…
C'è un convitato di pietra al G20 che sabato, formalmente, si aprirà a Roma: l'Africa. Un pezzo importante, cruciale, delle questioni che i grandi del mondo affronteranno si gioca lì. In quel continente. Ma del G20 fa parte un solo paese africano, il Sud Africa. Il segno di un mondo in cui il nesso tra 3 parole, popolo, risorse, ricchezza, rischia di apparire inesorabilmente spezzato. Bene ha fatto l'Italia, da presidente di turno, a invitare l'Unione Africana. Una scelta importante che rivela, insieme, consapevolezza e sensibilità. Decisivi per un Paese come il nostro naturalmente collocato al centro del Mediterraneo. Con "gli incontri con l'Africa" si è reso evidente quanto quel continente sia oggi decisivo per la stabilità del pianeta. Dalla sfida dei cambiamenti climatici, con un singolare destino per questo continente.
È quello che meno contribuisce con le sue emissioni al rischio di catastrofe ambientale e, contemporaneamente, ne paga il prezzo più caro. Aumento delle temperature, siccità. Desertificazione, carestie. Al grande tema della sicurezza sanitaria. Il mondo non uscirà mai dalla pandemia se non lo farà insieme con l'Africa. Condividendo cura e prevenzione. Superando, così, ogni miope egoismo sulla condivisione e fruizione dei vaccini. Non si tratta di carità. Un mondo attento all'Africa è, innanzitutto, attento a sé stesso. Partendo da due parole chiave: sicurezza, intesa nel senso più ampio del termine, e prosperità economica. Cruciali per un pianeta che ha vissuto e vive la sfida della instabilità e che oggi si misura con il cimento della ripartenza dopo la depressione legata alla pandemia.
Anche nelle ultime settimane in Africa nulla è rimasto fermo. Da Ovest a Est, in rapida sequenza. Dopo la Libia e la Repubblica Centroafricana i contractor russi della Wagner possono arrivare a Bamako, in Mali. Evocati dalla giunta militare di quel Paese. Ultima espressione di un colpo di stato dentro un colpo di stato. Succede anche questo. Siamo nel cuore del Sahel, prima linea nella lotta contro le varianti autoctone di Al Qaida e Islamic State. Con una importantissima missione militare europea sempre più immersa in uno scenario in cui il Niger appare il solo caposaldo, insieme, di sicurezza e democrazia.
In Sudan un colpo di stato guidato dall'ala militare del presidente Burhan ha spezzato il tentativo, forse, più importante in Africa di un difficile equilibrio istituzionale tra militari, milizie e rappresentanze politiche della società civile. Gli sviluppi rafforzano i legami tra Khartoum e il Cairo. Alleanza chiave non solo per la Libia ma anche nella delicatissima questione della Gerd, la grande diga sul Nilo azzurro. Siamo arrivati nel Corno d'Africa. Alla sanguinosa guerra civile tra i ribelli del Tigrai e l'Etiopia che sta drammaticamente segnando il destino politico e personale di Ahmed Abiy. Soltanto due anni fa premio Nobel per la pace e oggi, anche con il decisivo supporto dei droni turchi, protagonista di un conflitto per reprimere una rottura secessionista che si è rivelata più forte del previsto.
Una sequenza di scosse sismiche difficilmente controllabili che, in combinato disposto con gli effetti dei cambiamenti climatici, possono generare una drammatica crisi umanitaria alle porte dell'Europa. Il tutto con uno strano paradosso: i due Paesi, la Russia e la Cina, i cui leader salvo ripensamenti dell'ultima ora non saranno presenti a Roma hanno, tuttavia, sviluppato negli anni e nei mesi passati forse il più organico tentativo di una politica verso l'Africa. Un obiettivo storico-strategico della Cina. Con un occhio ai metalli delle terre rare (REEs). Quei componenti che sono cioè indispensabili a tutte le produzioni ad alto contenuto tecnologico. Le moderne chiavi della crescita e della competizione mondiale. Il continente africano, sopra e sotto l'equatore, ne è ricco. La Cina ne è il leader mondiale. Nel 2020 ha prodotto 140 mila tonnellate di REEs contro le 38 mila degli Usa. La Russia dal Nord Africa al Corno d'Africa persegue un disegno antico, in qualche modo imperiale. L'approdo prima nel Mediterraneo, già realizzato e oggi da consolidare. E poi nel Mar Rosso.
L'accesso ai mari caldi a sud di Suez e nell'oceano Indiano. Questo, tutto da realizzare. Ma che, tuttavia, ha prodotto nelle scorse settimane una ripresa di interlocuzione tra Emirati Arabi Uniti e Qatar. Consapevoli dell'esigenza di tenere sotto controllo una competizione che rischia di indebolirne l'influenza nell'Africa del Nord e in quella Sub-Sahariana sino ad arrivare allo "spazio cruciale" del Mar Rosso. Infine, c'è la Turchia di Erdogan, presente a Roma, che dall'intervento in Libia in poi sta modellando un suo autonomo approccio a vari quadranti africani.
Secondo un modello di relazioni con la Russia che, abusando un po' di Cartesio, potremmo definire di "Discordia Concors". Così come già sperimentato in Siria. E l'Europa? Purtroppo, non è una dimenticanza. Non ha ancora una visione comune verso un continente sempre più strategico per il suo futuro. Tuttavia il G20, presieduto da un grande Paese europeo, può essere un'occasione per agire insieme su un grande obiettivo: l'Africa. Da convitato di pietra a protagonista. Sarebbe un bene per l'Europa e l'intero pianeta.