Il virus che cancella la storia
di Corrado Augias , di Corrado AugiasA Novara alcuni manifestanti contrari alla Carta verde (Green Pass) hanno sfilato indossando le uniformi a strisce dei prigionieri dei lager. Si fingevano legati tra di loro da una grossa fune nodosa che richiamava il filo spinato. Vengono in mente due parole per tentare di definirli: empi, oppure, in modo più rude, imbecilli. Empio è il contrario di pio. Enea era Pio, era pio l'imperatore Antonino. Uomini rispettosi dell'umanità prima ancora che dei principi religiosi propri e altrui. Chi adotta un tale comportamento merita l'aggettivo Pius. L'empio è invece chi non prova questi sentimenti e lo dimostra con un comportamento opposto, empio è colui che calpesta i principi morali, profana valori, sofferenze, vittime ritenute intoccabili sulla base di qualità umane universalmente condivise. Quanto a imbecille, non è solo un insulto comunemente usato, in psicologia ha un significato preciso così condensato nel Diziona…
A Novara alcuni manifestanti contrari alla Carta verde (Green Pass) hanno sfilato indossando le uniformi a strisce dei prigionieri dei lager. Si fingevano legati tra di loro da una grossa fune nodosa che richiamava il filo spinato. Vengono in mente due parole per tentare di definirli: empi, oppure, in modo più rude, imbecilli. Empio è il contrario di pio. Enea era Pio, era pio l'imperatore Antonino. Uomini rispettosi dell'umanità prima ancora che dei principi religiosi propri e altrui. Chi adotta un tale comportamento merita l'aggettivo Pius. L'empio è invece chi non prova questi sentimenti e lo dimostra con un comportamento opposto, empio è colui che calpesta i principi morali, profana valori, sofferenze, vittime ritenute intoccabili sulla base di qualità umane universalmente condivise. Quanto a imbecille, non è solo un insulto comunemente usato, in psicologia ha un significato preciso così condensato nel Dizionario Treccani: "Debole fisicamente o mentalmente. Chi, per difetto naturale o per l'età o per malattia, è menomato nelle facoltà mentali e psichiche. Più spesso, nel linguaggio familiare, titolo ingiurioso, rivolto a chi, nelle parole e negli atti, si mostra poco assennato o si comporta scioccamente, senza garbo, da ignorante".
Non è facile scegliere per i manifestanti di Novara la prima o la seconda delle due definizioni. Resta la gravità del gesto, l'idea scellerata partorita, se stiamo alle notizie di cronaca, da un'infermiera, cioè da un essere umano che ha scelto e pratica la professione dedicata, per eccellenza, alla cura degli altri, al lenimento delle loro sofferenze. Il fatto che questa donna, a quel che pare, sia anche una sindacalista non attenua anzi rafforza la gravità della sua invenzione.
Forse però ho esagerato cercando una definizione filologica dell'oscena manifestazione di Novara. È possibile che la spiegazione sia più semplice, derivi da semplice ignoranza del passato e di quanto avvenne nell'orrore dei lager. L'infermiera di Novara e gli sciagurati che la seguivano forse non sanno bene quali spettri abbiano evocato accomunando un provvedimento concepito per salvaguardare la salute di tutti, con l'eliminazione, programmata a freddo, di milioni di uomini, donne, vecchi e bambini. Due cose che si trovano agli estremi opposti delle attività umane. Viviamo in un'epoca che il sociologo Giuseppe De Rita ha chiamato "presentismo". Tale la velocità dei cambiamenti e delle novità nelle quali l'intera popolazione del pianeta è coinvolta che il passato scivola via inavvertito e del futuro poco ci si preoccupa, nonostante alcuni fenomeni lascino presagire un cataclisma. Il vecchio precetto di saper cogliere l'attimo, il Carpe diem con il quale il poeta latino Orazio invitava a godere ogni giorno dei beni offerti dall'esistenza, pochi o molti che siano, viene applicato in maniera stravolta. Carpe diem è piuttosto inteso come un'esortazione ad annegare tutto nel presente ignorando il passato e senza tenere in alcun conto il possibile futuro. Se questo fosse, se gli sciagurati di Novara davvero fossero soltanto degli ignoranti, bisognerebbe ritirare sia l'accusa di empietà sia quella di imbecillità (in senso clinico) per ripiegare sulla desolata constatazione che l'inerzia di una pace durata - nei confini europei - quasi ottant'anni, ha reso quei crimini senza precedenti, di cui ancora sopravvivono testimoni diretti, indistinguibili dalle cento altre sciagure che hanno colpito l'umanità nel corso della sua storia tormentata.