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L'elefante nella stanza

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Lo strappo tra Giorgetti e Salvini
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Due fatti, apparentemente scollegati fra loro, hanno rimesso ieri al centro della scena Matteo Salvini e le sue scelte politiche. Il primo: il presidente Jair Bolsonaro, a margine di una visita privata nel paese natale della sua famiglia, ha commemorato a Pistoia i caduti della brigata brasiliana che contribuirono a liberare l'Italia dal nazifascismo. Se la notizia fosse stata questa, semplicemente non sarebbe stata una notizia. Quello che ha fatto scalpore e ha provocato l'indignazione di molti - non solo frange antagoniste o "comunisti", ma anche il vescovo della città toscana - è stata la passerella del leader leghista accanto all'amico "Jair". Normale cortesia istituzionale? Gratitudine per l'estradizione di Battisti? Le spiegazioni delle poche voci moderate del mondo leghista, nel loro evidente imbarazzo, non fanno che illuminare l'elefante nella stanza che Salvini finge di non vedere. Il leader del Carroccio del resto opera c…

Due fatti, apparentemente scollegati fra loro, hanno rimesso ieri al centro della scena Matteo Salvini e le sue scelte politiche. Il primo: il presidente Jair Bolsonaro, a margine di una visita privata nel paese natale della sua famiglia, ha commemorato a Pistoia i caduti della brigata brasiliana che contribuirono a liberare l'Italia dal nazifascismo. Se la notizia fosse stata questa, semplicemente non sarebbe stata una notizia. Quello che ha fatto scalpore e ha provocato l'indignazione di molti - non solo frange antagoniste o "comunisti", ma anche il vescovo della città toscana - è stata la passerella del leader leghista accanto all'amico "Jair". Normale cortesia istituzionale? Gratitudine per l'estradizione di Battisti? Le spiegazioni delle poche voci moderate del mondo leghista, nel loro evidente imbarazzo, non fanno che illuminare l'elefante nella stanza che Salvini finge di non vedere. Il leader del Carroccio del resto opera così. Un linguaggio apparentemente moderato, unito a messaggi politici dirompenti. Come quello della photo opportunity con Bolsonaro. Perché dell'internazionale sovranista ed estremista di cui Salvini si onora di far parte, Bolsonaro è una star assoluta, seppur declinante. È quasi una caricatura, tanto le sue posizioni e il suo concreto agire politico si collocano al di fuori e al di là di qualsiasi partitura democratica e occidentale.


Negli anni Bolsonaro le ha collezionate tutte. Apertamente nostalgico della dittatura militare, omofobo e circondato da personaggi talvolta in pericolosa fascinazione per i nazisti, negli ultimi tempi il ras brasiliano ha raggiunto le sue vette proprio contro l'ambiente e le politiche di contenimento del Covid. Nemico delle popolazioni indigene, sostenuto (ricambiato) dalla lobby dei deforestatori dell'Amazzonia, "Jair" è stato la pecora nera dell'ultimo G20. Una perla su tutte merita di essere riportata, per comprendere la caratura del personaggio, di fronte al quale persino Donald Trump appare come un dilettante delle fake news: "Ci sono molte critiche contro di me per quanto riguarda l'Amazzonia. Però l'Amazzonia non prende fuoco, è una foresta umida". Non bisogna essere andati a visitare la mostra di Salgado per sapere quanto l'ex capitano dei parà sia responsabile per l'attentato in corso al polmone dell'umanità. Sul Covid, meglio non parlarne. Negazionista fino all'ultimo, ostile a qualsiasi misura di contenimento, persino alle mascherine (anche qui, ricorda qualcuno di casa nostra?), Bolsonaro, fan dell'idrossiclorochina, è considerato una delle principali cause del record di morti nel suo Paese, oltre 600 mila. Notizia di un paio di settimane fa: il presidente brasiliano sarà denunciato all'Aja per "genocidio degli indigeni" durante la crisi sanitaria e crimini contro l'umanità per non aver fatto nulla per proteggere dal virus - considerato "un'influenzina" - i suoi cittadini.


Il problema, tuttavia, non è Bolsonaro. Il quale, in ogni sua pur assurda o esagerata presa di posizione, è assolutamente coerente. Il problema riguarda ancora una volta Matteo Salvini, azionista di riferimento di un governo che ha fatto della lotta al Covid, del sostegno alla scienza, della vaccinazione di massa come via d'uscita obbligata dalla pandemia, la sua bussola e del Green Pass la sua stella polare. Un governo che sta lottando sul piano diplomatico, dal G20 di Roma appena concluso alla conferenza sull'ambiente di Glasgow, per contenere sotto i due gradi il riscaldamento globale. Tutti temi, peraltro, che stanno molto a cuore a quei cittadini del Nord Italia che Salvini dovrebbe rappresentare. E veniamo al secondo fatto di giornata, collegato al primo. L'ennesima uscita di Giancarlo Giorgetti, stavolta affidata al libro di Bruno Vespa, sulla rotta sbagliata di Salvini a livello internazionale. Il ministro, reduce da una visita di successo a Washington, definisce "incompiuta" la scelta europeista di Salvini, esortandolo ad abbandonare l'estremismo di destra. "Se vuole istituzionalizzarsi in modo definitivo deve fare una scelta precisa". E ancora: "Il problema non è Giorgetti, che una sua credibilità internazionale se l'era creata da tempo. Il problema è se Salvini vuole sposare una nuova linea o starne fuori". Quello che Giorgetti fa finta di ignorare e presenta come "un'incompiuta", è in realtà una scelta chiarissima. Salvini non cerca affatto di "istituzionalizzarsi" e ha aderito alla maggioranza Draghi solo tatticamente, provando a vedere se l'enorme credibilità in Italia e all'estero del premier si sarebbe riverberata anche su di sé. Ma in cuor suo ha coltivato un'agenda diversa, la stessa di sempre: radicale, anti-europea, anti-scientifica, contro l'ambiente, a braccetto con tutti i campioni del sovranismo internazionale, da Le Pen a Orban fino alla macchietta Bolsonaro, appunto. Giorgetti ha sbagliato metafora cinematografica: non è Bud Spencer, è Fracchia la Belva Umana. A questo punto però dovrebbe trarne le conseguenze.