E se invece di chiamarla "terza dose" lo chiamassimo più opportunamente richiamo? Forse sembrerebbe più naturale andare a farselo. Giacché, per dirla con Alberto Mantovani, "al vaccino si fa il richiamo", è cosa usuale. E anche quello contro Sars CoV 2 non fa eccezione.
I dati indicano chiaramente che la copertura si indebolisce col passare dei mesi e che, quindi, per proteggerci dalla potenziale (da molti già prevista) quarta ondata dobbiamo rialzare le difese. Si badi bene, l'efficacia dei vaccini è sempre molto alta, ma pian piano si affievolisce. E lo si vede chiaramente, come rileva la Fondazione Gimbe, dal numero di italiani over 80 - i primi ad essere stati vaccinati nella primavera scorsa - che in queste settimane sono finiti in ospedale o in rianimazione: se tra aprile e luglio il vaccino ha tenuto lontani dal ricovero il 94,2% dei nostri anziani, in autunno la protezione è scesa all'88,9%. E anche…
E se invece di chiamarla "terza dose" lo chiamassimo più opportunamente richiamo? Forse sembrerebbe più naturale andare a farselo. Giacché, per dirla con Alberto Mantovani, "al vaccino si fa il richiamo", è cosa usuale. E anche quello contro Sars CoV 2 non fa eccezione.
I dati indicano chiaramente che la copertura si indebolisce col passare dei mesi e che, quindi, per proteggerci dalla potenziale (da molti già prevista) quarta ondata dobbiamo rialzare le difese. Si badi bene, l'efficacia dei vaccini è sempre molto alta, ma pian piano si affievolisce. E lo si vede chiaramente, come rileva la Fondazione Gimbe, dal numero di italiani over 80 - i primi ad essere stati vaccinati nella primavera scorsa - che in queste settimane sono finiti in ospedale o in rianimazione: se tra aprile e luglio il vaccino ha tenuto lontani dal ricovero il 94,2% dei nostri anziani, in autunno la protezione è scesa all'88,9%. E anche tra chi ha più di 60 anni già si vedono gli affievolimenti: con una capacità di tenerci lontani dall'ospedale passata dal 95,2% in primavera, al 91,6% nelle ultime settimane.
Siamo comunque sempre ben oltre il 90. Tanto, è vero, e molti specialisti si interrogano sull'opportunità di estendere a tutti il richiamo: sul piano clinico potrebbe non essere necessario per tutti. Ma la gestione della pandemia impone di smussare gli angoli, e lo scenario non sembra lasciare dubbi sul fronte della politica sanitaria: la terza dose la dovremo fare, tutti. Perché, con l'inverno alle porte e metà Europa nel pieno di una quarta ondata, bisogna tappare ogni potenziale falla, non si può tollerare una, seppur piccola, finestra di vulnerabilità. Proteggere il Paese significa ragionare su grandi numeri, standardizzare la risposta. Le stime indicano che, entro fine anno, 12 milioni di italiani dovranno ricevere il richiamo. Anche se, a oggi, l'entusiasmo dei cittadini non è neppure lontanamente paragonabile a quello dimostrato in primavera verso la campagna del generale Figliuolo: solo 1,2 milioni di italiani hanno aderito all'invito già fatto per gli anziani, gli over 60 e le categorie a rischio.
Il programma è quello di vaccinare adesso tutti coloro che hanno più di 60 e di aprire rapidamente a tutta la popolazione che vorrà farlo. Ma la campagna sembra a uno stallo. Le vaccinazioni, infatti, diminuiscono, l'effetto Green Pass non c'è stato se non nelle prime due settimane quando molti italiani sono andati a farsi vaccinare per averlo in tasca e vivere normalmente. Poi, mentre aumentavano le file davanti alle farmacie dei non vaccinati a caccia di un tampone, sempre meno persone decidevano di risolvere la faccenda Green Pass una volta per tutte acquisendo l'immunizzazione. Milioni di italiani sono ancora scoperti (quasi tre milioni di over 50 a rischio) e questo, unito al fatto che, come ci spiegano gli scienziati, il tampone non mette al riparo da quasi nulla giacché ha una finestra di copertura assai ridotta e permette la circolazione di molte persone contagiate, spinge il Paese sul ciglio di una quarta insopportabile ondata.
Così mentre fioccano nel dibattito pubblico insulse questioni di lana caprina su se esista o meno l'immunità di gregge, su quanto abbia guadagnato e/o lucrato Big Pharma, su quanto sia utile misurarsi la risposta anticorpale (l'ultima moda tra chi pensa di saperla più lunga dei virologi e di Figliuolo), e così via, ricoveri e occupazione delle terapie intensive crescono a due cifre di settimana in settimana e l'Rt (il parametro che descrive il tasso di contagiosità del virus) veleggia oltre l'1. Era 0,98 venerdì scorso. Non bisogna essere un raffinato epidemiologo per immaginare dove stia andando.