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Quirinale, il rebus del Colle "a termine"

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Le due Camere si riuniranno in seduta congiunta sullo sfondo di circostanze eccezionali. Non è solo il quadro economico generale. L'aspetto senza precedenti è un altro e riguarda la revisione costituzionale che ha tagliato di circa un terzo il numero dei deputati e senatori
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Uno degli argomenti più convincenti che Sergio Mattarella oppone a chi lo vorrebbe confermato alla presidenza riguarda la durata del mandato. L'idea che il presidente della Repubblica possa accettare una proposta "a termine" - un paio d'anni invece dei sette indicati dalla Costituzione - gli sembra in sé offensiva, sia che venga formulata in modo esplicito sia che la si renda implicita tra le righe di un patto politico fra i grandi elettori. In entrambi i casi il problema esiste e il capo dello Stato difende la dignità dell'istituzione, una delle poche che gli italiani non hanno smesso di rispettare nel corso del tempo.

Tuttavia in gennaio le due Camere si riuniranno in seduta congiunta sullo sfondo di circostanze eccezionali. Non è solo il quadro economico generale: il Pnrr da gestire, la ripresa da consolidare anche sul piano sociale, le famose riforme da realizzare nel solco europeo. L'aspetto senza precedenti è un altro…

Uno degli argomenti più convincenti che Sergio Mattarella oppone a chi lo vorrebbe confermato alla presidenza riguarda la durata del mandato. L'idea che il presidente della Repubblica possa accettare una proposta "a termine" - un paio d'anni invece dei sette indicati dalla Costituzione - gli sembra in sé offensiva, sia che venga formulata in modo esplicito sia che la si renda implicita tra le righe di un patto politico fra i grandi elettori. In entrambi i casi il problema esiste e il capo dello Stato difende la dignità dell'istituzione, una delle poche che gli italiani non hanno smesso di rispettare nel corso del tempo.

Tuttavia in gennaio le due Camere si riuniranno in seduta congiunta sullo sfondo di circostanze eccezionali. Non è solo il quadro economico generale: il Pnrr da gestire, la ripresa da consolidare anche sul piano sociale, le famose riforme da realizzare nel solco europeo. L'aspetto senza precedenti è un altro e riguarda la revisione costituzionale che ha tagliato di circa un terzo il numero dei deputati e senatori. Non era mai accaduto che il Parlamento si auto amputasse in omaggio alla suggestione populista secondo cui Camera e Senato servono a poco e dunque meglio una sforbiciata. La legge fu approvata su tale presupposto nel pieno dell'ondata anti-politica che aveva preso forma nel 2018, ondata a cui si sono piegate alla fine anche forze (il Pd) contrarie alla riforma per tre delle quattro votazioni previste dalla Costituzione.

L'impegno preso - almeno così fu detto - riguardava una serie di correttivi (dai regolamenti parlamentari ai lavori in commissione al numero dei consiglieri regionali da inviare a Roma quando si elegge il capo dello Stato) indispensabili per armonizzare il Parlamento dimagrito ed evitare rischi di paralisi. Nulla o quasi è stato fatto e ci troviamo quindi in una contraddizione non trascurabile. Questo Parlamento è esausto per ragioni politiche e costituzionali. Da un lato riflette un Paese molto cambiato dal 2018: lo dimostra la crisi del M5S e per certi aspetti l'involuzione della Lega. Dall'altro siamo alla vigilia della mutazione costituzionale di entrambe le Camere riformate: nel 2023 saranno elette in base alla nuova legge (e ancora non è chiaro se con un diverso sistema elettorale). Il cambiamento è significativo. Un Parlamento giunto quasi al suo epilogo, in procinto di lasciare il campo a un altro Parlamento formato in base a un diverso assetto costituzionale, è chiamato a eleggere il presidente della Repubblica destinato a restare in carica per sette anni.

Si capisce che il taglio dei parlamentari non è una riforma qualsiasi: incide sugli equilibri di fondo che regolano la vita istituzionale. Si può quindi dire che il capo dello Stato eletto nel prossimo gennaio, chiunque egli sia, sarà in qualche misura un presidente "a termine". Dopo un anno o poco più dalla sua elezione si troverà infatti ad avere a che fare non solo con un Parlamento rinnovato, il che è fisiologico, ma con un Parlamento trasformato. Il problema è insieme politico e costituzionale ed è destinato a incidere sulla scelta di gennaio. Mattarella rieletto sarebbe inevitabilmente "a termine", ipotesi che egli respinge. Ma lo sarebbero anche gli altri nomi che si fanno. L'astuto Berlusconi, che finge di credere nel successo della sua candidatura, lo ha compreso bene: lui, sì, sarebbe disposto ad accettare una transizione anche breve. E poi a lasciare il campo ad altri.