L’argine contro la temutissima quarta ondata esiste. Ma in Italia c’è chi l’ha costruito alto e robusto, chi invece nel realizzarlo non ha rispettato il progetto iniziale e ora si ritrova con una difesa più bassa e fragile. I mattoni fondamentali sono noti: una capillare campagna vaccinale, il Green Pass obbligatorio, obbligo di mascherina e di distanziamento nei luoghi chiusi. Eppure i dati delle ultime ore mostrano un coronavirus che non si è arreso a tutto questo, che rialza la testa e ci minaccia nuovamente.
Cos’è che non ha funzionato? Se il paragone non sembrasse irriguardoso, si potrebbe evocare la favola dei tre porcellini, raccontata a generazioni di bambini per insegnare loro che le cose, affinché resistano, vanno fatte per bene. E in effetti, nell’Italia che si prepara ad affrontare la quarta ondata c’è chi le cose le ha fatte a regola d’arte e chi invece, anziché usare i mattoni ant…
L’argine contro la temutissima quarta ondata esiste. Ma in Italia c’è chi l’ha costruito alto e robusto, chi invece nel realizzarlo non ha rispettato il progetto iniziale e ora si ritrova con una difesa più bassa e fragile. I mattoni fondamentali sono noti: una capillare campagna vaccinale, il Green Pass obbligatorio, obbligo di mascherina e di distanziamento nei luoghi chiusi. Eppure i dati delle ultime ore mostrano un coronavirus che non si è arreso a tutto questo, che rialza la testa e ci minaccia nuovamente.
Cos’è che non ha funzionato? Se il paragone non sembrasse irriguardoso, si potrebbe evocare la favola dei tre porcellini, raccontata a generazioni di bambini per insegnare loro che le cose, affinché resistano, vanno fatte per bene. E in effetti, nell’Italia che si prepara ad affrontare la quarta ondata c’è chi le cose le ha fatte a regola d’arte e chi invece, anziché usare i mattoni antivirus, ha costruito barriere di legno o di paglia. Non si spiegherebbe altrimenti la grande differenza nei numeri della pandemia che si registra in regioni anche molto vicine.
È il caso dell’incidenza settimanale, il numero di nuovi positivi ogni 100mila abitanti mediato su una settimana. Se è al di sotto di 50 la regione è classificata bianca, al di sopra scatta il giallo e vuol dire che si rischia di perdere il controllo della situazione. Ebbene, attualmente l’incidenza settimanale vale 33 per la Lombardia, 36 per il Piemonte, ben 137 per il Friuli-Venezia Giulia, dove pesa enormemente il valore 400 registrato a Trieste. E non ci sono dubbi sull’origine del primato del capoluogo giuliano: giorni e giorni di manifestazioni di piazza senza il rispetto di alcuna norma anti-contagio.
Ma c’è un confronto ancora più esplicito: il Trentino ha un’incidenza pari a 63 mentre nel vicinissimo Alto Adige, che pure non ha ospitato cortei, vale più del triplo: 192. Ma basta guardare i dati delle vaccinazioni per scoprire qual è la differenza: in Trentino la copertura è dell’82%, in Alto Adige del 75%. Un meno 7% che spiega il divario dei contagi. Là dove i tre mattoni sono stati assemblati correttamente, l’argine regge la quarta ondata. Dove è stato costruito più basso, per esempio del 7% come in Alto Adige, il virus riesce a tracimare.
Il Green Pass obbligatorio, con i tamponi per chi non vuole o non può vaccinarsi, ha fatto emergere migliaia di contagi che altrimenti sarebbero rimasti nascosti. Ma proprio questo meccanismo può trasformarsi in una sorta di boomerang, se non attuato alla perfezione. Il vaccino limita i danni, ma di fronte a una crescente diffusione del virus in una comunità, non esclude il contagio. E un vaccinato che si contagia è quasi più pericoloso degli altri, perché dotato di Green Pass e dunque libero di circolare, di andare al lavoro, allo stadio o al cinema. Ecco perché tutti, anziché cercare le facili scorciatoie di paglia e legno, avrebbero dovuto costruire con malta e mattoni la casetta anti-Covid.