Ci risiamo, ci risiamo davvero. Europa delle nazioni contro un' "Unione - si legge nei trattati - sempre più stretta". La discussione si fa sempre più accesa nell'irritazione sempre più grande, ma il vero problema è che i sovranisti credono di essere ancora nel XX secolo.
Nel secolo scorso, potevano rifiutare energicamente qualsiasi prospettiva di unione politica dell'Europa perché la nostra incolumità collettiva era garantita dall'ombrello americano, al riparo del quale ci si poteva definire sovrani quando, di fatto, eravamo soltanto subalterni.
La Guerra fredda era facile, era molto comoda. Si poteva dire quel che si voleva, gonfiare il petto e perfino avvalersi della propria indipendenza nazionale per farsi sentire prendendo le distanze dagli Stati Uniti. Ma oggi?
Beh, oggi non è più possibile. Da quel giorno del 2008 in cui gli Stati Uniti non reagirono all'invasione della Georgia da parte di …
Ci risiamo, ci risiamo davvero. Europa delle nazioni contro un' "Unione - si legge nei trattati - sempre più stretta". La discussione si fa sempre più accesa nell'irritazione sempre più grande, ma il vero problema è che i sovranisti credono di essere ancora nel XX secolo.
Nel secolo scorso, potevano rifiutare energicamente qualsiasi prospettiva di unione politica dell'Europa perché la nostra incolumità collettiva era garantita dall'ombrello americano, al riparo del quale ci si poteva definire sovrani quando, di fatto, eravamo soltanto subalterni.
La Guerra fredda era facile, era molto comoda. Si poteva dire quel che si voleva, gonfiare il petto e perfino avvalersi della propria indipendenza nazionale per farsi sentire prendendo le distanze dagli Stati Uniti. Ma oggi?
Beh, oggi non è più possibile. Da quel giorno del 2008 in cui gli Stati Uniti non reagirono all'invasione della Georgia da parte di Vladimir Putin, da tredici anni a questa parte, durante i quali hanno continuato a ribadire che i loro interessi strategici da difendere non sono più in Europa bensì al largo delle coste della Cina, noi - i protetti di una volta - abbiamo dovuto prendere in mano il nostro destino.
Che lo si voglia o meno, dobbiamo dotarci di una Difesa comune, a rischio di restarne sguarniti. Perfino i più atlantisti tra noi l'hanno capito una volta per tutte vedendo gli Stati Uniti abbandonare l'Afghanistan. Adesso - caro signor Orbán, cara signora Le Pen, caro signor Kaczyski, cari sovranisti, euroscettici ed eurofobi di destra e di sinistra - è giunto il momento di tirarne le conseguenze.
In definitiva, infatti, dal momento che dobbiamo creare una Difesa europea, dobbiamo ugualmente e necessariamente gettare anche le basi di una politica estera, di una ricerca e di politiche industriali comuni. In sintesi, dobbiamo serrare i ranghi in un'unione sempre più stretta.
In questo momento nessuno può già pronosticare che cosa diventerà, tra quindici o vent'anni, questa Unione che al mercato unico e alla moneta comune avrà aggiunto la Difesa e investimenti collettivi. Di sicuro non diventerà una copia degli Stati Uniti d'America, perché l'Unione europea è formata da Stati antichi, la peculiarità dei quali rappresenta una ricchezza che non deve andare sprecata.
Nel rapporto tra gli Stati nazionali e la loro Unione, senza dubbio verremo a trovarci da qualche parte a metà strada tra la Confederazione elvetica e il federalismo tedesco. Dovremo inventarci cammin facendo, ma una cosa è certa: la nostra Unione diventerà più politica, le nostre istituzioni diventeranno più familiari, la nostra democrazia più comunitaria e, grazie all'evolversi della sovranità europea nello scenario internazionale, i nostri Paesi guadagneranno davvero in termini di sovranità reale rispetto a quella che hanno oggi.
E allora, cari sovranisti, entrate una buona volta nel XXI secolo. Smettetela di pensare come se il muro di Berlino non fosse mai caduto e gli americani fossero sempre presenti. Smettetela di mentire a voi stessi e ai popoli dell'Unione, e contribuite piuttosto alla riflessione collettiva sulle priorità da definire e sul ritmo col quale dovremo procedere.
Dovremo avanzare spediti, ma non troppo. Dovremo affrettarci, ma con calma, perché il costante degrado della situazione internazionale ci obbliga a mettercela tutta per esserci finché c'è ancora tempo e, ciò nonostante, ogni cosa ci impedisce di accelerare, visto che i nostri Paesi, i rispettivi intellettuali, la stampa e i responsabili politici stessi sono ben lungi dall'avere una piena consapevolezza di tale urgenza.
Non sarà facile, ma se la nostra sovranità vi sta davvero a cuore, cari sovranisti, smettetela di ingarbugliare e ostacolare ogni cosa, impedendoci di esistere e riaprendo discussioni che un nuovo secolo ha chiuso.
(Traduzione di Anna Bissanti)