Forse non tutti ne hanno ancora preso atto, ma in due anni di Covid l'agenda della politica è completamente cambiata. Di qui ai prossimi anni sentiremo discutere (e litigare) su temi come la transizione ecologica (chi deve pagarne i costi?), la sicurezza informatica (come proteggere dati pubblici e privati), la rottura della catena della logistica, la crisi degli approvvigionamenti energetici, il ritorno dell'inflazione, le nuove diseguaglianze (il digital divide, ad esempio), l'espansione della Cina, i rischi del terrorismo, la pressione migratoria, lo strapotere delle piattaforme web, le minacce alla libertà di espressione nelle scuole e nelle università. E ovviamente: la pandemia e i modi per contrastarla e contenerla, visto che difficilmente se ne andrà da sola.
Pare incredibile, ma in questo scenario radicalmente cambiato i politici continuano a parlare sempre e quasi esclusivamente delle solite cose: meno tasse per tutti o più tass…
Forse non tutti ne hanno ancora preso atto, ma in due anni di Covid l'agenda della politica è completamente cambiata. Di qui ai prossimi anni sentiremo discutere (e litigare) su temi come la transizione ecologica (chi deve pagarne i costi?), la sicurezza informatica (come proteggere dati pubblici e privati), la rottura della catena della logistica, la crisi degli approvvigionamenti energetici, il ritorno dell'inflazione, le nuove diseguaglianze (il digital divide, ad esempio), l'espansione della Cina, i rischi del terrorismo, la pressione migratoria, lo strapotere delle piattaforme web, le minacce alla libertà di espressione nelle scuole e nelle università. E ovviamente: la pandemia e i modi per contrastarla e contenerla, visto che difficilmente se ne andrà da sola.
Pare incredibile, ma in questo scenario radicalmente cambiato i politici continuano a parlare sempre e quasi esclusivamente delle solite cose: meno tasse per tutti o più tasse ai ricchi; Quota 100 o reddito di cittadinanza; linea dura o linea soft sull'immigrazione irregolare; sì o no al ddl Zan.
Questa sconcertante staticità, questo quieto stagno in cui annaspano sempre le stesse rane e gli stessi girini, è sicuramente dannoso per noi, ma può esserlo pure per le forze politiche, anche se, a mio parere, più per il centro-destra che per il centro-sinistra. Il centro-sinistra ha infatti un importante vantaggio: le differenze programmatiche, anche in ambito sanitario, fra Pd e Cinque Stelle sono minime, e comunque - stante la debolezza di quel che resta del movimento Cinque Stelle - Enrico Letta non avrà alcuna difficoltà ad imporre a tutto lo schieramento progressista la visione del Pd.
Nel centro-destra le cose stanno molto diversamente. Non tanto e non solo perché l'evoluzione pro-Europa (qualsiasi cosa questo significhi) procede a ritmi diversi nei vari partiti e sotto-partiti che formano l'arcipelago del centro-destra, con divisioni interne non secondarie fra le varie anime che si scontrano sia dentro Forza Italia sia dentro la Lega. Ma anche per un'altra ragione: a giudicare da quello che Berlusconi, Salvini e Meloni dicono e ripetono, non sembra proprio che il centro-destra si stia preparando alla prova elettorale con una visione coerente e condivisa dei problemi del Paese e dei modi per affrontarli, nemmeno sui suoi cavalli di battaglia classici, ovvero immigrazione e tasse, e forse ancor meno sulle strategie di contrasto alla pandemia.
Sull'immigrazione. A giudicare dalle dichiarazioni pubbliche, e dalle scelte di voto nel Parlamento europeo, sembra che nel centro-destra convivano almeno tre posizioni: la linea della redistribuzione fra i Paesi europei (Forza Italia), la linea dei "porti chiusi + rimpatri" (Lega), la linea del blocco navale (Fratelli d'Italia).
Sulle tasse. Sotto lo slogan (a mio avviso elettoralmente perdente) della flat tax, almeno nominalmente sottoscritto da tutti i partiti del centro-destra, non è difficile, anche andando a ritroso nel tempo, rintracciare almeno tre visioni profondamente diverse del problema fiscale. Per Forza Italia la via maestra è la riduzione dell'imposta sulle persone fisiche, con il passaggio a una o al massimo due aliquote. Per la Lega la priorità è ridurre l'imposizione fiscale sui produttori, a partire da quelli medi e piccoli (partite Iva). Per Fratelli d'Italia, fin dal 2015, l'obiettivo principe della politica fiscale è l'aumento dell'occupazione, con sgravi contributivi massicci per le imprese che creano nuovi posti di lavoro.
Sull'epidemia. Qui la convergenza sembra maggiore, perché tutti i partiti di centro-destra (salvo nella primissima fase dell'epidemia) si sono sempre collocati sul versante aperturista, contro il chiusurismo della sinistra (Italia viva a parte). Ma la convergenza si capovolge in divergenza quando si passa agli strumenti per combattere il virus: Forza Italia pare condividere in toto la fede progressista nella scienza e nei vaccini, la Lega e Fratelli d'Italia sono sempre stati più scettici e sensibili ai dubbi dei No Vax e dei Ni Vax, specie sulla vaccinazione di ragazzi e bambini. Nel caso di Fratelli d'Italia, poi, non si può non segnalare la battaglia condotta (e persa) da Giorgia Meloni per la messa in sicurezza delle scuole e il rafforzamento dei trasporti, due obiettivi che la destra di governo di Berlusconi e Salvini non ha mai voluto prendere seriamente in considerazione.
Insomma, mi pare ce ne sia abbastanza per guardare con scetticismo alle rassicurazioni dei leader del centro-destra quando cercano di convincerci che sono pronti ad affrontare insieme, compatti ed uniti, la prova elettorale. Indifferenti, esattamente come i leader del centro-sinistra, alle nuove sfide che ci attendono nel post-Covid, Berlusconi, Salvini e Meloni paiono non rendersi conto che due anni di epidemia e un anno di governo di unità nazionale hanno finito per disgregare ulteriormente un centro-destra che, a ben guardare, è sempre stato meno unito di quel cercava di dare ad intendere.
Poco male, potrebbero rispondere: la maggioranza del Paese guarda a destra, e la prova delle urne lo certificherà, a dispetto delle nostre "diverse sensibilità". Può darsi, ma di questo non sarei così sicuro. A leggere attentamente i sondaggi, l'elettorato italiano appare quasi esattamente diviso in tre: un terzo non va a votare, un terzo guarda a sinistra, un terzo guarda a destra. E, guardando, trova due schieramenti drammaticamente ignari della nuova agenda della politica, ed entrambi attraversati da divisioni profonde, ancorché di natura opposta. Il centro-sinistra di governo è relativamente compatto, ma non riesce ad attrarre nella propria orbita i cespugli progressisti (Verdi, Sinistra Italiana, Azione, +Europa), che raccolgono oltre il 10% dei consensi elettorali. Il centro-destra è unito sulla carta, ma è tutt'altro che compatto nei programmi e nella visione del futuro del Paese.
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