Mercati e banche centrali, l'inflazione spezza la Grande Alleanza
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraLa Grande Alleanza che ha sorretto mercati, consumatori ed economie sin dalla crisi finanziaria del 2008 si sta sfaldando a causa dell'inflazione. Per la prima volta dal crac di 13 anni fa, passando per la crisi dell'euro e la pandemia odierna, investitori e banchieri centrali non giocano più nella stessa squadra - quella che aveva amministrato e diretto il più grande programma di stimolo finanziario della storia, prevenendo un ritorno della Grande Depressione degli anni '30. La rivalità tra due dei tre pilastri fondamentali (il terzo sono i governi) dell'economia mondiale avrà ripercussioni importanti sulle nostre vite, ma non tutte negative.
Per anni, i grandi blocchi di Usa, Unione Europea, Gran Bretagna, Cina e Giappone sono stati supportati da un meccanismo ben collaudato: le banche centrali stampavano denaro, ne tenevano basso il costo e lo pompavano nei mercati dove gli investitori lo prendevano e lo giravano (prendendosi le commissi…
La Grande Alleanza che ha sorretto mercati, consumatori ed economie sin dalla crisi finanziaria del 2008 si sta sfaldando a causa dell'inflazione. Per la prima volta dal crac di 13 anni fa, passando per la crisi dell'euro e la pandemia odierna, investitori e banchieri centrali non giocano più nella stessa squadra - quella che aveva amministrato e diretto il più grande programma di stimolo finanziario della storia, prevenendo un ritorno della Grande Depressione degli anni '30. La rivalità tra due dei tre pilastri fondamentali (il terzo sono i governi) dell'economia mondiale avrà ripercussioni importanti sulle nostre vite, ma non tutte negative.
Per anni, i grandi blocchi di Usa, Unione Europea, Gran Bretagna, Cina e Giappone sono stati supportati da un meccanismo ben collaudato: le banche centrali stampavano denaro, ne tenevano basso il costo e lo pompavano nei mercati dove gli investitori lo prendevano e lo giravano (prendendosi le commissioni) ad aziende, lavoratori e consumatori. Era una catena di montaggio che sarebbe piaciuta ad Henry Ford. Tutti sapevano il loro ruolo, il "prodotto" - un'economia stabile - era di qualità e tutti ci guadagnavano, anche se i ricchi hanno sbancato il banco perché posseggono più beni finanziari e immobiliari dei comuni mortali.
Il casus belli che ha interrotto questa redditizia simbiosi è stata la recente fiammata inflazionistica. Il caro-prezzi, che negli Usa è al punto più alto degli ultimi trent'anni e nella zona euro al livello più elevato dal 2008, è il granello di polvere che ha fatto grippare la catena di montaggio di Washington, Francoforte e Londra.
L'inflazione ha costretto le banche centrali a spegnere il pilota automatico dei tassi bassi e zecche a piena potenza, spingendole a contemplare decisioni difficili quali il ritiro dello stimolo, quando alzare i tassi e come evitare di soffocare la ripresa. Ciò, a sua volta, scombussola i mercati. Invece di avere sempre la stessa strategia - comprare azioni e obbligazioni sostenute dallo stimolo monetario - i gestori di fondi sono costretti a divinare le mosse delle banche centrali con il rischio di perdere soldi se sbagliano. Attendibili voci di mercato dicono che grandi nomi nel mondo degli hedge fund hanno perso miliardi di dollari negli ultimi due mesi proprio perché hanno sbagliato i loro pronostici monetari.
Per il momento l'ira degli operatori è concentrata sulla Banca d'Inghilterra, "colpevole" di aver scioccato i mercati con la decisione di non alzare i tassi nonostante ripetuti ammiccamenti del governatore Andrew Bailey. Bailey ci ha persino scherzato sopra, dicendo che non è vero che lui sia un "fidanzato inaffidabile", ma i titani della finanza non l'hanno trovato divertente.
E questo è solo l'inizio. Negli Usa, la Federal Reserve ha cominciato a ritirare lo stimolo senza tanti drammi ma i mercati sono divisi su quando alzerà i tassi. Nella zona euro, Christine Lagarde e i suoi si stanno sgolando a dire che l'inflazione tornerà sotto controllo ma gli investitori non gli credono e puntano su un inasprimento delle politiche monetarie.
Le conseguenze di questo dialogo tra sordi sono molteplici. Prima di tutto, c'è il rischio di un crac dei mercati. Abbiamo già visto molta turbolenza nel settore delle obbligazioni ma, per il momento, le Borse continuano a salire alle stelle. Non è un trend sostenibile se l'inflazione - e le strette monetarie - diventano una realtà. C'è anche la possibilità di un fallimento di un grande fondo, con effetti a catena sul resto dell'ecosistema finanziario, come successe quando Long Term Capital Management - "l'hedge fund dei premi Nobel" - crollò nel 1998.
Dall'altra parte delle barricate, questa inquietudine dei mercati aumenta il pericolo di un errore delle autorità monetarie, come nel 2011 quando la Banca Centrale Europea di Jean-Claude Trichet alzò i tassi, distruggendo la ripresa del blocco, fino a quando il suo successore - un certo Mario Draghi - promise di fare "tutto il possibile" per salvare l'Europa.
Ma queste tensioni sono anche l'inizio di una normalizzazione delle nostre economie. Le perdite degli investitori, se contenute, aiuteranno a sgonfiare le bolle finanziarie che fanno molta paura.
L'aspetto più importante è che il ridimensionamento delle banche centrali costringerà i governi a fare di più - un altro dei mantra di Draghi quando era alla Bce. Se utilizzati accortamente, programmi di stimolo fiscale come quelli di Joe Biden negli Usa e il Recovery Fund in Europa permetteranno di rettificare le sperequazioni sociali e finanziarie create da un sistema di distribuzione del denaro che è utile in condizioni di emergenza ma troppo impreciso, approssimativo e ingiusto nelle economie "normali". Lo sfaldamento della Grande Alleanza è l'inizio della fine della Grande Crisi.