Tennis, Atp Finals di Torino: il vecchio lupo e il branco
di Dario Cresto-Dina , di Dario Cresto-DinaC'è un vecchio lupo circondato dal branco alle finali Atp, l'apoteosi del tennis che Torino accoglie con il rosso e il giallo di un foliage autunnale che regala un po' di dolcezza a questa città elegante, austera e malinconica. Il lupo si chiama Novak Djokovic ed è consapevole che dovrà difendere fino all'ultimo sangue il suo ruolo di maschio Alfa. Non da Federer e Nadal, i cui fasti paiono lontanissimi, ma da sette ragazzi che vogliono prendere il potere, semplicemente perché ritengono che il loro tempo sia arrivato. Ne è rimasto solo uno, dunque ora o mai più. Probabilmente hanno ragione.
Sarà un caso ma nella foto copertina della manifestazione, una immagine che sembra tratta dal film di Sergio Leone, C'era una volta in America, i finalisti in borghese passeggiano sotto i portici di via Roma, la strada simbolo della città. Sono belli e sorridenti. Novak Djokovic spunta appena dietro a tutti e non c&…
C'è un vecchio lupo circondato dal branco alle finali Atp, l'apoteosi del tennis che Torino accoglie con il rosso e il giallo di un foliage autunnale che regala un po' di dolcezza a questa città elegante, austera e malinconica. Il lupo si chiama Novak Djokovic ed è consapevole che dovrà difendere fino all'ultimo sangue il suo ruolo di maschio Alfa. Non da Federer e Nadal, i cui fasti paiono lontanissimi, ma da sette ragazzi che vogliono prendere il potere, semplicemente perché ritengono che il loro tempo sia arrivato. Ne è rimasto solo uno, dunque ora o mai più. Probabilmente hanno ragione.
Sarà un caso ma nella foto copertina della manifestazione, una immagine che sembra tratta dal film di Sergio Leone, C'era una volta in America, i finalisti in borghese passeggiano sotto i portici di via Roma, la strada simbolo della città. Sono belli e sorridenti. Novak Djokovic spunta appena dietro a tutti e non c'è spavalderia nel suo sguardo. Né allegria. Semmai l'attesa della battaglia e l'atteggiamento sornione di chi si considera ancora il più forte, il lupo che colpisce e uccide proprio quando sembrava stremato, a terra e prossimo alla fine.
Il serbo ha trentaquattro anni e ha vinto cinque volte il Master, insegue il record di Federer che è a quota sei. I suoi avversari sono più giovani di almeno dieci anni. Il norvegese Casper Ruud ne ha ventidue, il greco Tsitsipas ventitré, Zverev, Rublev e Hurkacz ventiquattro, Medvedev (detentore del titolo) e Berrettini venticinque. Sono tutti affamati e puntano al trono. Soprattutto Zverev e Medvedev, dati per favoriti, con il tedesco, allo stato attuale, in leggero vantaggio sul russo. E poi c'è il nostro Berrettini che cerca il miracolo sulle ali di un desiderio tifoso che l'Italia coltiva da dopo l'impresa di Wimbledon. Stasera già gli tocca la prima montagna da scalare.
Torino, che ha ricevuto il testimone da Londra e lo terrà altri quattro anni, ha fatto le cose per bene. Senza esagerare, come da tradizione. La città risplende con le sue luci d'artista che illuminano anche una parte della collina, il campo di gioco del Palaisozaki e quelli per gli allenamenti costruiti nel vicino Circolo della Stampa Sporting sono perfetti e spettacolari, il salotto di piazza San Carlo si è trasformato nel villaggio degli sponsor e delle tv. Dopo le Atp Finals ci sarà anche la Coppa Davis con grandi speranze azzurre. Albergatori e commercianti non si attendono straordinari ritorni economici ma sanno che questa manifestazione di risonanza mondiale rappresenta una prova tangibile di ripresa dopo il deserto lasciato dalla pandemia. Un segnale di fiducia, un altro successo italiano.
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