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No Vax, il dovere di non ripetere antichi errori

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È necessario che tutti coloro che sono capaci di analisi serie evitino di voltarsi dall'altra parte, scendendo nell'agorà del pubblico dibattito per evitare che la logica dei "No Green Pass" diventi quella del "No Lex"
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Ormai da mesi si sono moltiplicate nel nostro Paese manifestazioni più o meno organizzate di coloro che non condividono le doverose scelte politico-sanitarie che, a certe condizioni, impongono il Green Pass, cioè la dimostrazione - da parte dei cittadini che intendono accedere a luoghi frequentati e a molte attività quotidiane, mezzi pubblici di trasporto, scuole e università, strutture sanitarie e ovunque ciò sia previsto per legge - di essere stati vaccinati contro il Covid 19, o di esserne guariti o di essere stati sottoposti con esito negativo al test molecolare/antigenico.

Sono sostanzialmente due - a tal proposito - i filoni di discussione, non sempre pacata, anzi spesso sopra le righe, che si confrontano: da un lato si discute tecnicamente dell'effettiva utilità di tali misure sul piano sanitario, mentre dall'altro si invocano libertà costituzionali di espressione del proprio pensiero a giustificazione di manifestazioni …

Ormai da mesi si sono moltiplicate nel nostro Paese manifestazioni più o meno organizzate di coloro che non condividono le doverose scelte politico-sanitarie che, a certe condizioni, impongono il Green Pass, cioè la dimostrazione - da parte dei cittadini che intendono accedere a luoghi frequentati e a molte attività quotidiane, mezzi pubblici di trasporto, scuole e università, strutture sanitarie e ovunque ciò sia previsto per legge - di essere stati vaccinati contro il Covid 19, o di esserne guariti o di essere stati sottoposti con esito negativo al test molecolare/antigenico.

Sono sostanzialmente due - a tal proposito - i filoni di discussione, non sempre pacata, anzi spesso sopra le righe, che si confrontano: da un lato si discute tecnicamente dell'effettiva utilità di tali misure sul piano sanitario, mentre dall'altro si invocano libertà costituzionali di espressione del proprio pensiero a giustificazione di manifestazioni che talvolta partono con il piede sbagliato e che spesso sfociano in inaccettabili atti di violenza e incitazione al reato.

Il primo tipo di dibattito, certamente delicato, non può che essere riservato al mondo sanitario e della ricerca, ove nettamente prevale il consenso all'adozione di mirate misure restrittive e di controllo per evitare l'ulteriore diffusione della pericolosa pandemia che il mondo sta patendo da due anni almeno: i negazionisti appaiono francamente poco attendibili, talvolta sfiorando il ridicolo.

Più sorprendente, invece, è la discussione attorno alla libertà di manifestare il proprio dissenso: da un lato c'è chi minimizza gli incidenti, oggetto anche di molte inchieste penali, attribuendoli a pochi "cani sciolti", dall'altro c'è chi li addebita a eccessivi divieti e tecniche di controllo e tutela dell'ordine pubblico da parte delle autorità a ciò preposte.

A sostegno di tali posizioni, però, scendono sorprendentemente in campo anche molti intellettuali - o sedicenti tali - che invocano la libertà di riunirsi pacificamente e di manifestare liberamente il proprio pensiero, riconosciute dalla Costituzione (artt. 17 e 21) a tutti i cittadini, che sarebbero penalizzate dalla vigilanza e dagli interventi dell'autorità di pubblica sicurezza.

Come sempre, in questi casi, occorre fare chiarezza sui principi elementari su cui si fondano la nostra Costituzione e leggi di supporto. La stessa Costituzione, infatti, prevede (art. 17, ultimo comma) anche che i promotori di una riunione in luogo pubblico devono darne preavviso alle autorità che possono vietarle per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. Una previsione integrata da altra legge sulla pubblica sicurezza, secondo cui l'avviso deve essere dato almeno tre giorni prima al Questore competente il quale, sia in caso di omesso avviso che per ragione di ordine pubblico e sanità pubblica può impedire la manifestazione o prescriverne modalità di tempo e di luogo.

Ancora una volta, dunque, come già avvenne e talvolta ancora avviene con le manifestazioni dei cosiddetti "No Tav" o "antagonisti" o gruppi di matrice anarchica che cercano ogni pretesto per scendere in campo, si finge di ignorare che in questi casi tocca allo Stato tutelare la pubblica sicurezza, prevenendo prima e punendo dopo sia atti di violenza contro persone, immobili e cose, che incitazioni all'odio e alle pratiche violente.

Tali incitazioni, peraltro, travestite da espressioni del libero pensiero, si manifestano anche su palchi nelle pubbliche piazze o con megafoni e sventolio di bandiere, persino a opera di personaggi inimmaginabili. E - aggiungo - che ciò avviene attraverso espressioni ambigue e strumentalizzazioni politiche di chi non vuole inimicarsi ampi bacini elettorali, sperando di pescarvi consensi, al punto da evitare di pronunciarsi con chiarezza sul dovuto scioglimento di associazioni di stampo neo-fascista.

Sostenendo la libertà di espressione del pensiero, i suddetti intellettuali (che di solito esordiscono dicendo "premesso che io mi sono vaccinato") dimenticano innanzitutto che anche la salute pubblica è bene primario previsto dalla Costituzione (art. 32) che prevale su altri diritti soggettivi, così come sulle ragioni dell'economia.

Altrettanto illogico è protestare contro la violazione della privacy personale che deriverebbe dalla richiesta in luoghi pubblici e di lavoro di mostrare il Green Pass e conoscere dati connessi, come se tale violazione potesse derivare dal rispetto di una previsione di legge.

È necessario chiedere dunque a politici e persone di cultura, nonché a quanti hanno il dovere di corretta informazione, di scendere in campo "senza se e senza ma", condannando quelle forme di strumentale e dichiarato dissenso finalizzate invece solo ad agire illegalmente: i criminali di piazza vanno isolati e puniti, come lo furono negli "anni di piombo", in particolare tra il 1976 e il 1978, quanti organizzavano a tavolino manifestazioni di piazza con uso di armi e bottiglie incendiarie, collocandosi strategicamente in precisi punti di cortei e piazze affollate, per far credere che esistesse in Italia un diffuso spontaneismo armato.

Non si vuole qui affermare che i violenti di oggi siano simili ai terroristi di quegli anni: sarebbe un grave errore. Ma per evitare gli esiti violenti di certi cortei e proteste non si può delegare solo alla magistratura la loro punizione e alle forze di polizia la loro prevenzione, salvo protestare poi per supposte misure liberticide. È necessario che tutti coloro che sono capaci di analisi serie evitino di sbuffare e voltarsi dall'altra parte, scendendo nell'agorà del pubblico dibattito che servirà a evitare che la logica dei "No Vax" e "No Green Pass" diventi quella del "No Lex".