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Covid, chi governa l'emergenza

Il presidente del Consiglio Mario Draghi (reuters)

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Serve una riflessione condivisa di tutti i partiti sulla necessità di progettare in modo ordinato e organico la gestione delle prossime scadenze istituzionali
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Negli ultimi mesi, grazie anche all'efficacia della campagna vaccinale, a noi italiani è piaciuto rimuovere il pensiero di una nuova emergenza Covid. Una reazione umana e comprensibile dopo un anno di sacrifici, chiusure e tanti lutti. Le città sono tornate alla vita, i negozi riaperti, i ristoranti di nuovo affollati così come le piazze del tempo libero e la maggior parte dei luoghi di lavoro. Nelle settimane scorse il calo di contagi, ricoveri e decessi ha fatto sì che persino la polemica sul Green Pass, con il suo carico di tensioni sociali e mobilitazioni di piazza, sia stata vissuta dall'opinione pubblica più come uno scontro politico, il cozzare di visioni inconciliabili sulla libertà personale e collettiva, che come una questione legata ai suoi effetti sanitari. Ora, però, i numeri crescenti della pandemia e il rischio concreto di nuove misure emergenziali ci stanno riportando indietro, per fortuna non ancora a quando il …

Negli ultimi mesi, grazie anche all'efficacia della campagna vaccinale, a noi italiani è piaciuto rimuovere il pensiero di una nuova emergenza Covid. Una reazione umana e comprensibile dopo un anno di sacrifici, chiusure e tanti lutti. Le città sono tornate alla vita, i negozi riaperti, i ristoranti di nuovo affollati così come le piazze del tempo libero e la maggior parte dei luoghi di lavoro. Nelle settimane scorse il calo di contagi, ricoveri e decessi ha fatto sì che persino la polemica sul Green Pass, con il suo carico di tensioni sociali e mobilitazioni di piazza, sia stata vissuta dall'opinione pubblica più come uno scontro politico, il cozzare di visioni inconciliabili sulla libertà personale e collettiva, che come una questione legata ai suoi effetti sanitari. Ora, però, i numeri crescenti della pandemia e il rischio concreto di nuove misure emergenziali ci stanno riportando indietro, per fortuna non ancora a quando il Covid mordeva le vite di tutti, ma certo a quando la lotta alla pandemia non poteva permettersi il lusso di virare il dibattito sui pruriti pseudo-libertari dei filosofi da talk tv.

Sebbene il quadro italiano sia ancora rassicurante se paragonato alle statistiche di altri Paesi europei, è inutile illudersi sulla possibilità che l'Italia resti immune alla quarta ondata. Anche il governo ne sta prendendo atto, nell'agenda delle priorità sono tornate le ipotesi di strette e chiusure mirate, si riaffaccia lo spettro della colorazione delle Regioni, l'altalena cromatica che ha accompagnato le fasi più dure e che pure era stato bello per qualche settimana dimenticare, e rispunta persino l'acronimo più detestabile, la Dad, la didattica a distanza, che nonostante l'impegno ammirevole di tanti maestri e professori ha devastato il percorso scolastico di bambini e adolescenti.

Distratti dalle elezioni amministrative e impegnati in un rebus quirinalizio per ora senza soluzione, i partiti si sono fin qui concentrati su altro e anche il governo ha negli ultimi tempi in parte ri-orientato la sua azione. Ma non c'è azione che abbia senso se il Paese riprecipita nell'incubo dello stop forzato, seppure parziale o limitato ad alcune zone. Anche per Mario Draghi è un ritorno al febbraio scorso. Il presidente del Consiglio, insediatosi a Palazzo Chigi quando ancora era vaccinata una quota molto bassa di popolazione, si trova di fronte all'evidenza che delle due emergenze ufficialmente alla base della nascita del suo esecutivo di unità nazionale - la battaglia contro il Covid e la gestione dei fondi europei per la ricostruzione del Paese - né l'una né l'altra può considerarsi estinta per compiuta missione.

Inutile girarci intorno: è inevitabile che il dovere di portarle a termine entrambe abbia un effetto politico in vista della scadenza del voto per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Difficile immaginare che Draghi si sposti al Quirinale senza che sia chiaro come e quando l'Italia potrà darsi un altro governo, sia che questo avvenga con la formazione di un nuovo esecutivo in questa legislatura, operazione sulla quale in questo momento può mostrarsi ottimista solo un illusionista, e a maggior ragione con il ritorno al voto, che porta con sé mesi di campagna elettorale e magari altri di composizione della nuova coalizione di maggioranza.

Servirebbe subito una riflessione condivisa, vorrei dire unanime, di tutti i partiti sulla necessità di progettare in modo ordinato e organico la gestione delle prossime scadenze istituzionali. Anche perché l'unica cosa che non è lecito accada è che il governo proroghi lo stato di emergenza anti-Covid, come la situazione richiede, e la politica sia così incoerente e irresponsabile da aggiungerne un'altra, di emergenza, cioè un Paese senza guida sicura e stabile in una fase ancora così pericolosa.