Non è strano che si torni a parlare di elezioni anticipate già nella primavera del 2022. Il solo fatto che l'ipotesi venga smentita con argomenti non proprio irresistibili ("non possiamo votare perché siamo in piena pandemia" ha detto il ministro Di Maio) vuol dire che il tema esiste. E si capisce perché. La legislatura dà l'impressione di essere in affanno al di là della questione del Quirinale, ossia la grande battaglia che rischia di lasciare sul campo morti e feriti. Mai come in questo autunno i partiti sono sembrati sfibrati e impotenti, il che rappresenta la forza ma forse anche il limite di Draghi.
Di certo il percorso del presidente del Consiglio non è in discesa e lo obbliga a mediazioni in cui il prestigio dell'uomo deve essere speso quasi ogni giorno per ottenere, non diciamo un risultato, ma almeno la speranza che tale risultato sarà raggiunto nel prossimo futuro. Lo si è visto al tavolo …
Non è strano che si torni a parlare di elezioni anticipate già nella primavera del 2022. Il solo fatto che l'ipotesi venga smentita con argomenti non proprio irresistibili ("non possiamo votare perché siamo in piena pandemia" ha detto il ministro Di Maio) vuol dire che il tema esiste. E si capisce perché. La legislatura dà l'impressione di essere in affanno al di là della questione del Quirinale, ossia la grande battaglia che rischia di lasciare sul campo morti e feriti. Mai come in questo autunno i partiti sono sembrati sfibrati e impotenti, il che rappresenta la forza ma forse anche il limite di Draghi.
Di certo il percorso del presidente del Consiglio non è in discesa e lo obbliga a mediazioni in cui il prestigio dell'uomo deve essere speso quasi ogni giorno per ottenere, non diciamo un risultato, ma almeno la speranza che tale risultato sarà raggiunto nel prossimo futuro. Lo si è visto al tavolo coi sindacati, convocato per impostare la riforma delle pensioni. Lo si intuisce dagli altri problemi in agenda, a cominciare dal fisco che si vorrebbe più leggero per dare sostegno alla ripresa. E sullo sfondo ci sono sempre i fondi europei del Pnrr, per i quali servono procedure e strumenti speciali, così da trasformarli in investimenti produttivi ed evitare che finiscano nel calderone delle spese clientelari.
È chiaro a tutti che il governo di semi-unità nazionale regge grazie a Draghi, in primo luogo, e poi in virtù delle convenienze politiche di quelle forze che non hanno ancora deciso come muoversi. In fondo, Covid a parte, è l'aspettativa del Quirinale che tiene fermo il quadro. Dopo l'elezione del capo dello Stato, chiunque sarà, ci si potrebbe accorgere che la legislatura è ormai consumata come una candela. Saremo entrati infatti nell'anno pre-elettorale (la scadenza regolare del Parlamento è nella primavera '23) e servirà una guida molto autorevole e determinata per dare una rotta al governo impedendo il gioco dei veti incrociati. Lo stesso utilizzo dei miliardi dell'Unione, se non equilibrato attraverso una mano forte, può diventare un'arma elettorale di una parte contro l'altra.
In sostanza, è vero che l'attuale, anomala coalizione potrebbe non sopravvivere al passaggio di gennaio: specie se l'elezione del presidente a Camere riunite, anziché essere regolata da un accordo figlio del buonsenso, fosse delegata a una sorta di duello rusticano in cui nessuno dei contendenti si presenta più forte dell'altro. Peraltro anche l'altro argomento usato per allontanare lo spauracchio del voto anticipato dà l'idea di quanto la legislatura nata nel 2018 abbia esaurito il suo slancio politico. Si dice con qualche fondamento che deputati e senatori siano soprattutto interessati a maturare il diritto alla pensione (avverrà nel settembre del prossimo anno) e che fino ad allora accetteranno qualsiasi compromesso pur di evitare lo scioglimento. Eppure un'inchiesta del Corriere della Sera dimostrerebbe che le cose non stanno così: ogni parlamentare (compresi quelli nemici della "casta"...) avrebbe la possibilità di ottenere il vitalizio attraverso una sanatoria interna senza oneri per le casse dello Stato.
Al presidente della Repubblica che sarà eletto tra poco più di due mesi spetterà quindi la responsabilità di verificare quali sono i margini per un governo efficiente di fronte a un Parlamento esausto, specchio di un'Italia assai cambiata in meno di quattro anni.