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Ambiente, i custodi degli alberi

Brasile, un'immagine della foresta amazzonica (afp)

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Alla Cop26 di Glasgow i leader dei 131 Paesi si sono impegnati a bloccare la deforestazione entro il 2030
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Il 21 novembre si celebra la festa dell'albero. La storia di questa ricorrenza che in Italia ha radici antiche - i romani festeggiavano il 19 di luglio la Lucaria, festa dedicata ai boschi (lucus in latino) già nel IV secolo avanti Cristo - rifiorisce in età moderna, per volere di Guido Baccelli, ministro dell'Istruzione, che nel 1899 dispone l'introduzione della festa degli alberi. Scrive Baccelli: "La Festa degli alberi è la vera e propria festa del popolo; è la festa che lascia orme profonde di gentilezza, facendo assurgere ad un dovere sacro e supremo il concetto della conservazione delle selve, poiché è materia di ordine sociale ed economico, poiché offre al popolo salutari ammaestramenti di civiltà e di progresso".

Si tratta di parole di sorprendente modernità. La necessità di conservare intatte le foreste, la comprensione di come esse siano fondamentali non soltanto per il mantenimento …

Il 21 novembre si celebra la festa dell'albero. La storia di questa ricorrenza che in Italia ha radici antiche - i romani festeggiavano il 19 di luglio la Lucaria, festa dedicata ai boschi (lucus in latino) già nel IV secolo avanti Cristo - rifiorisce in età moderna, per volere di Guido Baccelli, ministro dell'Istruzione, che nel 1899 dispone l'introduzione della festa degli alberi. Scrive Baccelli: "La Festa degli alberi è la vera e propria festa del popolo; è la festa che lascia orme profonde di gentilezza, facendo assurgere ad un dovere sacro e supremo il concetto della conservazione delle selve, poiché è materia di ordine sociale ed economico, poiché offre al popolo salutari ammaestramenti di civiltà e di progresso".

Si tratta di parole di sorprendente modernità. La necessità di conservare intatte le foreste, la comprensione di come esse siano fondamentali non soltanto per il mantenimento dell'ordine sociale ed economico - il problema dell'ambiente è il principale problema sociale - ma anche per il progresso e per la civiltà di un popolo. Ed infine, quello straordinario accenno alla "gentilezza", parola ormai desueta. Quanto sarebbe più bello il nostro mondo e quanto saremmo più fortunati noi uomini se lasciassimo che "orme profonde di gentilezza" attraversassero i sentieri che ci legano agli altri esseri viventi, uomini e alberi compresi.

Purtroppo, la realtà è molto diversa. Non c'è traccia alcuna di gentilezza nella continua aggressione dell'uomo alle foreste di tutto il mondo. Così, nonostante oggi sia chiaro a chiunque continui a pensare che una grossa fetta delle possibilità di sopravvivenza della nostra specie dipende dalla capacità che avremo di arrestare la scomparsa delle nostre foreste, in molte parti del mondo queste vengono tagliate a ritmi sempre più frenetici cambiando per sempre l'aspetto del nostro pianeta.

Per quasi tutti i 300.000 anni da quando Homo sapiens è apparso, la Terra è stata un luogo coperto di foreste. Si stima che ancora 1.000 anni fa soltanto il 4% delle terre emerse libere dal ghiaccio e non desertiche fosse stato deforestato per far spazio soprattutto a campi coltivati per la produzione di alimenti. Le foreste temperate che nel XVIII secolo ricoprivano ancora oltre 400 milioni di ettari sono completamente scomparse e anche quelle tropicali sono in forte declino.

A livello planetario le foreste ricoprono oggi un misero 37% della superficie abitabile. In pratica, dal 1700 ad oggi per fare spazio ai nostri bisogni, abbiamo tagliato un miliardo e ottocento milioni di ettari di foresta; un po' meno di due volte la superficie degli Usa. Eppure, nonostante questi dati appaiano senza speranza, il peggio sembra essere passato. Il picco della deforestazione globale si è raggiunto negli anni '80 del secolo scorso, con 150 milioni di ettari (un'area più o meno grande quanto la metà dell'India) persa in quel decennio. Da allora, decennio dopo decennio, i dati sono costantemente diminuiti: 78 milioni di ettari negli anni '90; 52 milioni nel primo decennio del 2000 e, infine, 47 milioni nell'ultimo decennio.

La copertura forestale tende a seguire nei vari Paesi uno sviluppo prevedibile, secondo una curva a forma di U. Con l'aumento della popolazione la domanda di terreni agricoli tende ad aumentare fino a raggiungere un cosiddetto "Punto di transizione forestale" in cui iniziano a ricrescere più foreste di quante se ne perdano.

A questa buona notizia di natura strutturale, possiamo aggiungere le ultime decisioni provenienti da Glasgow, che non sono state apprezzate sufficientemente nella loro importanza. I leader dei 131 Paesi, responsabili di oltre il 90% delle foreste del pianeta, si sono impegnati a bloccare completamente la deforestazione entro il 2030. Non solo, sono stati messi a disposizione di questi Paesi 12 miliardi di dollari (più 7 miliardi provenienti dal settore privato) mentre 14 donatori governativi e privati hanno impegnato 1,7 miliardi di dollari per sostenere le popolazioni indigene e le comunità locali nel loro ruolo di custodi delle foreste.

Non avremo raggiunto tutto quello che avremmo voluto, ma quello che è stato deciso non è affatto poco. Bloccare la deforestazione è una risoluzione che lascerà "orme di gentilezza". Ne sono convinto.