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Solidarietà e responsabilità

(agf)

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La discussione sulle misure contro la quarta ondata del Covid
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Solidarietà e responsabilità. Sono queste le due bussole morali che dovrebbero orientare il cammino nella quarta ondata Covid. Il discorso vale anzitutto per chi finora non ha sentito alcun obbligo verso i propri simili, che fossero gli estranei che si incontrano su un autobus, i colleghi di ufficio o persino i propri congiunti. Solidarietà e responsabilità sono suonate parole vuote per quei milioni di italiani che hanno preferito rimandare ancora la scelta di vaccinarsi o per timore - ma quanti noi si sono vaccinati senza un minimo di legittima paura? - o perché contavano di sfruttare l'immunità di gregge garantita da chi, offrendo la spalla, è stato più coraggioso e altruista di loro. Adesso però è arrivato il momento di affrontare e discutere la decisione più difficile, quella dell'obbligo vaccinale. Perché è lì che stiamo andando, inutile girarci intorno. E non perché l…

Solidarietà e responsabilità. Sono queste le due bussole morali che dovrebbero orientare il cammino nella quarta ondata Covid. Il discorso vale anzitutto per chi finora non ha sentito alcun obbligo verso i propri simili, che fossero gli estranei che si incontrano su un autobus, i colleghi di ufficio o persino i propri congiunti. Solidarietà e responsabilità sono suonate parole vuote per quei milioni di italiani che hanno preferito rimandare ancora la scelta di vaccinarsi o per timore - ma quanti noi si sono vaccinati senza un minimo di legittima paura? - o perché contavano di sfruttare l'immunità di gregge garantita da chi, offrendo la spalla, è stato più coraggioso e altruista di loro. Adesso però è arrivato il momento di affrontare e discutere la decisione più difficile, quella dell'obbligo vaccinale. Perché è lì che stiamo andando, inutile girarci intorno. E non perché lo invochi ora la Confindustria di Bonomi, dato che analoga richiesta è stata fatta da tempo dai sindacati. Il problema è che tutti coloro che hanno a cuore il Paese e il suo sistema produttivo - imprenditori, sindacati, commercianti, lavoratori dei servizi, insegnanti, genitori con i figli in età scolastica - hanno chiaro quanto sia alto l'iceberg che ci sta venendo addosso. E quanto sarebbe orribile tornare a chiuderci nelle nostre abitazioni.


Basta guardare fuori dai nostri confini, a Est e a Nord, dove persino governi di estrema destra, di fronte al collasso del sistema ospedaliero, si stanno affrettando a varare politiche durissime per isolare i non vaccinati. C'è l'Austria, certo, primo Paese europeo a rompere il tabù dell'obbligo vaccinale dal primo febbraio. Ma anche altri Paesi del circolo di Visegrad, amici di Salvini e Meloni, sono passati sul fronte dei rigoristi. Cechia e Slovacchia chiudono bar e ristoranti e ogni attività sociale ai no vax, persino l'ungherese Orbán ordina di "vaccinare tutti". Questo per dire che il film che abbiamo visto finora, con la destra No Vax e la sinistra pro vaccini, non regge più, è un'analisi quanto meno invecchiata. Tanto che in Italia i primi a chiedere che un eventuale nuovo lockdown non colpisca indiscriminatamente tutti, ma confini a casa solo i non vaccinati, sono stati i governatori del centrodestra, leghisti come Fedriga e Fontana in testa. Tanto da lasciare isolata la voce del segretario del Carroccio nel suo stesso partito.


Si comprende la prudenza di Mario Draghi nel procedere al passo ulteriore dell'obbligo vaccinale. I problemi sono evidenti e non occorre essere un giurista per capire quanto sia difficile imporre coattivamente quello che potrebbe essere definito un trattamento sanitario obbligatorio. Si possono mandare i carabinieri a bussare alle porte dei No Vax? Ovviamente no. In Austria sembra che le pattuglie di polizia possano fermare per strada i cittadini e obbligarli a mostrare il certificato vaccinale, con annesse multe salatissime per chi non dovesse averlo. Ma è una strada percorribile in un Paese come il nostro? I dubbi sono legittimi. Forse l'unica soluzione davvero praticabile è quella che passa per il lavoro, abolendo la possibilità di ottenere il Green Pass attraverso il tampone rapido. Una strada dura, che equivarrebbe all'obbligo vaccinale per tutti i lavoratori. Ma del resto non bisogna dimenticare che molte categorie, come i sanitari e gli operatori delle residenze per anziani, sono stati già obbligati a vaccinarsi. E i ricorsi degli irriducibili si sono infranti contro la linea di fermezza alzata dalla magistratura amministrativa. Sarebbe, quella del Green Pass rinforzato, una sorta di via italiana all'obbligo tout court. Ma finora la via italiana, che è poi diventata la via Mediterranea con Spagna e Portogallo, si è dimostrata quella giusta, portandoci vicini al 90% di immunizzati. "Troppi di noi si sono comportati senza solidarietà", ha detto il cancelliere austriaco Schallenberg annunciando l'obbligo vax. "Non si è esaurito il nostro dovere di responsabilità, soprattutto verso i più deboli", gli ha fatto eco ieri il Presidente Mattarella. Solidarietà e responsabilità, appunto. Le due stelle della via democratica che indicano all'Europa la strada per uscire dalla notte della pandemia.