Sta per scoppiare una guerra nel cuore dell'Europa? La finestra per salvare l'Ucraina è stretta, dicono gli Stati Uniti agli alleati europei sui movimenti di truppe russe al confine con la vicina ex-repubblica sovietica, di cui le immagini scattate da un satellite spia forniscono la prova. Il 10 novembre il segretario di Stato americano Antony Blinken aveva già ammonito Mosca a non commettere il "grave errore" di una escalation in Ucraina: un conflitto che dura da sette anni e ha provocato 14 mila morti nella regione del Donbass, terra di minatori a maggioranza russofona, diventata di fatto una enclave separata controllata da forze fedeli al Cremlino. Questa settimana Vladimir Putin ha indirettamente risposto al capo della diplomazia Usa, dichiarando che le esercitazioni militari alla frontiera sono un avvertimento all'Occidente a "non superare le linee rosse della Russia": l'espansione della Nato in Ucraina e più in generale la…
Sta per scoppiare una guerra nel cuore dell'Europa? La finestra per salvare l'Ucraina è stretta, dicono gli Stati Uniti agli alleati europei sui movimenti di truppe russe al confine con la vicina ex-repubblica sovietica, di cui le immagini scattate da un satellite spia forniscono la prova. Il 10 novembre il segretario di Stato americano Antony Blinken aveva già ammonito Mosca a non commettere il "grave errore" di una escalation in Ucraina: un conflitto che dura da sette anni e ha provocato 14 mila morti nella regione del Donbass, terra di minatori a maggioranza russofona, diventata di fatto una enclave separata controllata da forze fedeli al Cremlino. Questa settimana Vladimir Putin ha indirettamente risposto al capo della diplomazia Usa, dichiarando che le esercitazioni militari alla frontiera sono un avvertimento all'Occidente a "non superare le linee rosse della Russia": l'espansione della Nato in Ucraina e più in generale la sua occidentalizzazione.
Il legame storico di Mosca con l'Ucraina è innegabile: lì nacque nel 988 dopo Cristo la "Russia di Kiev", antesignana dell'impero zarista. E nel 1954, quando Kruscev trasferì la Crimea dalla Russia all'Ucraina come dono tra popoli fratelli, entrambe appartenevano all'Unione Sovietica: per cui in pratica non cambiava niente. Ma è esagerato paragonare lo scontro attuale al Monte del Tempio di Gerusalemme, luogo di culto sacro a ebrei e musulmani, come Putin ha fatto dopo l'annessione illegale della Crimea nel 2014. Nel corso del tempo l'Ucraina è stata contesa anche da Polonia, Lituania, Impero austro-ungarico e Ottomano. Soprattutto, dopo il crollo dell'Urss trent'anni or sono e ancor più dopo la recente aggressione dell'orso moscovita, a Kiev i sentimenti antirussi sono molto cresciuti, come evidenziato dalla "rivoluzione arancione" del 2004 e dalle manifestazioni pro-europee di piazza Maidan un decennio più tardi. Putin rifiuta di vedere quanto è cambiata la società ucraina, dice Dmitri Trenin del Carnegie Endowment for Peace al Financial Times, e di riconoscere una lingua e una identità ucraina separate da quella russa. Sostenendo che "un'autentica sovranità ucraina può esistere soltanto in sodalizio con la Russia", come ha scritto in un articolo a luglio, il capo del Cremlino va ben oltre la richiesta di autonomia per la minoranza russofona in Ucraina, uno dei punti degli accordi (mai rispettati) di Minsk del 2014-2015.
Il ritiro americano dall'Afghanistan e la dipendenza dell'Unione Europea da Mosca per il gas possono indurre Putin a credere che la Nato non rischierebbe una guerra per difendere l'Ucraina da un'invasione. Il dubbio è se con i movimenti di truppe vuole solo intimorire l'Occidente o, usando la crisi dei migranti tra Bielorussia e Polonia come distrazione tattica, prepara un'azione che qualcuno paragona alla crisi di Cuba del 1962, quando l'installazione di missili balistici sovietici nell'isola di Fidel Castro minacciò la guerra atomica con l'America. Anche lo scorso aprile c'erano manovre militari russe al confine ucraino: gli Stati Uniti risposero schierando cacciabombardieri nucleari in Polonia e due giorni dopo la Russia sospese le esercitazioni. "È l'unico linguaggio che Mosca comprende", osserva Gustav Gressel dello European Council of Foreign Relations. "Purtroppo gran parte dell'Europa non ha ancora imparato a parlarlo".