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Tim, la politica alla finestra

(afp)

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La reazione prudente serve anche a evitare lacerazioni. Un dibattito pubblico che propone ogni giorno conflitti su dettagli spesso ininfluenti stavolta è attento alle parole. Al punto che non si registrano distanze troppo grandi tra sinistra e destra
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Sulle manovre di palazzo che preparano la disputa sul Quirinale è piombato come un meteorite l'affare Tim-Kkr. È una questione di mercato ma ovviamente anche e forse soprattutto politica, visto che si parla del settore strategico delle telecomunicazioni. E si capisce che sono in campo potenti interessi americani, da un lato, e francesi, dall'altro. La vecchia immagine dell'Italia come terra di conquista è abusata e probabilmente poco adatta a descrivere quello che sta accadendo, tuttavia il tema di come reagire - e prima ancora, se reagire - è all'attenzione di Palazzo Chigi. Ambienti del ministero dell'Economia hanno guardato al bicchiere mezzo pieno: il fatto che "investitori stranieri manifestino interesse per le aziende italiane" è la prova che il nostro sistema è sano e attrae capitali.

Tuttavia in questo caso sono in gioco numeri talmente grossi che gli interrogativi appaiono altrettanto rilevanti. E non tu…

Sulle manovre di palazzo che preparano la disputa sul Quirinale è piombato come un meteorite l'affare Tim-Kkr. È una questione di mercato ma ovviamente anche e forse soprattutto politica, visto che si parla del settore strategico delle telecomunicazioni. E si capisce che sono in campo potenti interessi americani, da un lato, e francesi, dall'altro. La vecchia immagine dell'Italia come terra di conquista è abusata e probabilmente poco adatta a descrivere quello che sta accadendo, tuttavia il tema di come reagire - e prima ancora, se reagire - è all'attenzione di Palazzo Chigi. Ambienti del ministero dell'Economia hanno guardato al bicchiere mezzo pieno: il fatto che "investitori stranieri manifestino interesse per le aziende italiane" è la prova che il nostro sistema è sano e attrae capitali.

Tuttavia in questo caso sono in gioco numeri talmente grossi che gli interrogativi appaiono altrettanto rilevanti. E non tutti trovano una risposta immediata. È una fase d'incertezza e non potrebbe essere altrimenti, per cui le forze politiche nel loro complesso cercano di guadagnare tempo, liete di lasciare che sia Draghi con i suoi collaboratori a sbrogliare la matassa. Ne deriva che si fanno riferimenti generici al golden power come a un paracadute di sicurezza; si chiede che il Parlamento sia interpellato al più presto ed è una corretta esigenza, a meno che non diventi invece un modo per nascondere la mancanza di idee. Comunque sia, la reazione prudente della politica serve anche a evitare lacerazioni. Un dibattito pubblico che propone ogni giorno conflitti su dettagli spesso ininfluenti, stavolta è attento alle parole. Al punto che non si registrano distanze troppo grandi tra sinistra e destra, unite sotto l'ombrello della maggioranza di semi-unità nazionale.

Ad esempio, un esponente del Pd - Misiani, responsabile del settore Economia - ha ricordato che le reti delle telecomunicazioni "sono un punto chiave del Pnrr e un asset strategico per il Paese"; quindi la vicenda va seguita avendo come priorità "l'occupazione e la sicurezza nazionale". E in fondo anche Salvini dice qualcosa di simile quando afferma di temere "uno spezzatino", ossia la frantumazione dell'azienda, per cui a suo avviso "servono un piano industriale e un partner che valorizzino l'azienda, non un'operazione finanziaria". A voler leggere tra le righe, Salvini abbozza un'analisi che può piacere a Vivendi, mentre altri stanno alla finestra, vale a dire al di sopra della mischia. Ma non potranno restarvi a lungo perché è difficile immaginare una conclusione pacifica della battaglia in atto.

Non c'è un nesso diretto, naturalmente, ma il cronista non può fare a meno di notare quello che si muove sullo sfondo. In primo luogo, la firma a giorni del famoso Trattato del Quirinale tra Italia e Francia, vale a dire la conferma di un rapporto privilegiato tra le due nazioni (anche su questo il Parlamento dovrebbe essere coinvolto). E in un cerchio ancora più largo ci sono i sussulti politici Oltralpe. Bolloré, impegnato a difendersi dall'americana Kkr nella Tim, è anche uno dei maggiori protagonisti della campagna elettorale francese: Zemmour, il quasi candidato della destra non rappresentata dai partiti, gode del sostegno del finanziere e attende solo di rendere ufficiale la sua sfida a Macron. Questi ha ottime amicizie in Italia e conta anche sul loro aiuto per restare all'Eliseo. Affari e politica s'intrecciano come non mai.