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Migranti, l'Europa e la strategia della pressione

Una bambina nel centro migranti di Bruzgi, al confine tra Bielorussia e Polonia (reuters)

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Lungo il confine tra Bielorussia e Polonia si sta giocando una partita cruciale tra democrazie ed autocrazie
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Non è la prima volta nella storia che un regime autoritario ha utilizzato, con cinica realpolitik, una crisi umanitaria per indebolire, mettere sulla difensiva, i suoi "nemici" interni ed esterni. Ma il dramma che si sta consumando, in questi giorni, nella foresta di Bialowieza è qualcosa di più. Molto di più.

Questa volta la crisi umanitaria è stata costruita a tavolino da uno Stato sovrano. Una ricerca quasi casa per casa dei potenziali migranti. Promesse di viaggi sicuri verso l'Europa. Un piccolo ponte aereo con Minsk. Poi si è, fisicamente, spinto questo "popolo" verso il confine polacco. Con l'inganno si sono attirate famiglie, mamme e bambini, facendo intravedere loro la possibilità di una vita migliore. Poi, improvvisamente, li si è fatti diventare "ostaggi" di una drammatica sfida geopolitica. Con un duplice obiettivo di rilancio interno e di legittimazione internazionale.

In tempi…

Non è la prima volta nella storia che un regime autoritario ha utilizzato, con cinica realpolitik, una crisi umanitaria per indebolire, mettere sulla difensiva, i suoi "nemici" interni ed esterni. Ma il dramma che si sta consumando, in questi giorni, nella foresta di Bialowieza è qualcosa di più. Molto di più.

Questa volta la crisi umanitaria è stata costruita a tavolino da uno Stato sovrano. Una ricerca quasi casa per casa dei potenziali migranti. Promesse di viaggi sicuri verso l'Europa. Un piccolo ponte aereo con Minsk. Poi si è, fisicamente, spinto questo "popolo" verso il confine polacco. Con l'inganno si sono attirate famiglie, mamme e bambini, facendo intravedere loro la possibilità di una vita migliore. Poi, improvvisamente, li si è fatti diventare "ostaggi" di una drammatica sfida geopolitica. Con un duplice obiettivo di rilancio interno e di legittimazione internazionale.

In tempi di Guerra fredda il pensiero sarebbe subito andato ad una dannata operazione del Kgb. Noi non sappiamo se dietro la Bielorussia ci sia l'ombra della Russia. Putin, storico "lord protettore" di Lukashenko, ha smentito. Sappiamo, invece, con ragionevole certezza che, proprio in questi giorni, è stata rilevata una significativa concentrazione di truppe russe al confine con l'Ucraina. Una mera coincidenza o due facce di un'unica "operazione politica"?

L'unica certezza è la competizione strategica con l'Europa su due grandi "storici obiettivi della Russia": il Mediterraneo e l'Eurasia. Non con i singoli Paesi europei ma con l'Europa in quanto tale che ha, insieme, la "taglia" e la dimensione storico valoriale per rappresentare una credibile alternativa.

Una moderna strategia della tensione e della pressione. Non con l'obiettivo di un conflitto aperto che nessuno vuole. Ma di un progressivo "slittamento dei rapporti di forza". Con un orizzonte di medio periodo: quello che oggi sembra impossibile, inaccettabile, domani può diventare possibile e, soprattutto, accettato. Un comune approccio delle autocrazie europee ed asiatiche che pure hanno disegni diversi ed interessi geopolitici non del tutto coincidenti.

L'Europa, di fronte ad una sfida senza precedenti, ha reagito mettendo in mostra tutte le sue fragilità e le sue paure. Innanzitutto, l'assenza di una visione organica e condivisa sul tema delle migrazioni. Se c'è un regime che, consapevolmente, prende in ostaggio migliaia di persone l'Europa, prima di ogni cosa, libera gli ostaggi. Li accoglie e, contemporaneamente, crea le condizioni, anche attraverso un confronto durissimo, affinché in futuro non ci siano più né ricatti né ostaggi. Assistenza immediata, protezione umanitaria, rimpatri volontari assistiti. Un'operazione da fare insieme con le Nazioni Unite. Non lasciando sola la Polonia ma chiarendo, altresì, che la prospettiva dei "muri" è un drammatico errore. Ancor di più per coloro che hanno provato sulla propria pelle la tragedia di un "muro" che ha diviso la loro umanità. L'Europa che ha visto nel crollo del muro di Berlino una spinta inarrestabile per andare oltre confini che sembravano incancellabili. Che ha considerato come una missione, il fare diventare i nemici di ieri gli alleati e gli amici di oggi. Questa Europa non può essere agnostica sui "muri". Non è, non può essere, solo un problema di finanziamenti. Ma di principi e di valori.

Le migrazioni non sono un'emergenza. Sono una grande questione strutturale che ha accompagnato, ed accompagna, la vita del nostro pianeta. Gli acuti squilibri demografici e i cambiamenti climatici. La geometrica potenza della Rete e la sempre più profonda interconnessione. Infine, il prepotente affermarsi delle nuovissime generazioni, come sempre più consapevoli "cittadini del mondo", ci fa capire che "gli spostamenti di massa" ci accompagneranno anche nel futuro. Privilegiare, quasi esclusivamente, la "dimensione interna", dell'ingresso e della distribuzione dei migranti, rischia di alimentare l'idea dell'Europa come una "fortezza assediata" che deve difendersi a tutti i costi da una presunta invasione. Il "muro", così, appare come la più semplice ed insieme la più ingannevole soluzione.

Un grande continente non può limitarsi a subire i flussi migratori. Deve avere l'ambizione di governarli. Avendo una visione che tenga insieme umanità e sicurezza. Umanità, mai come adesso, nel significato più profondo della parola. Sicurezza, mai come adesso, nel senso più ampio del termine. Spetta alle democrazie conciliare queste due parole. Contrapporle, per poi negarne una, è l'attacco più subdolo ed insidioso al collante delle nostre comunità.

Ecco perché lungo quei confini si sta giocando una partita cruciale tra democrazie ed autocrazie. La storia più tragica del nostro continente è stata attraversata, a volte, da "sonnambuli" (sleepwalker) che, convinti di essere protagonisti, non riuscivano a vedere cosa stava per accadere. Tanta acqua è passata sotto i ponti. È ragionevole pensare che i "sonnambuli" si siano svegliati e che nessuno voglia lasciare nelle mani dell'autocrate di turno le chiavi delle nostre democrazie.