Atp Finals di Torino, il tennis e la macchina del tempo
di Dario Cresto-Dina , di Dario Cresto-DinaCon la finale vinta dopo appena un'ora e un quarto da uno spietato picchiatore, Alexander Zverev, su un distratto e a tratti sperduto in chissà quali pensieri Daniil Medvedev, il tennis mondiale è salito su una macchina del tempo per un viaggio in due direzioni opposte. Nel futuro e nel passato. Da una parte c'è la presa di potere della generazione "due metri". I finalisti misurano entrambi 198 centimetri di statura, almeno dieci in più di Djokovic, Nadal, Federer e Murray, e la loro prima palla di servizio raggiunge i 220 chilometri all'ora. Dall'altra si torna indietro di almeno vent'anni, al tennis fluido nelle classifiche che ha preceduto il lungo dominio dei Fab Four, capaci di conquistare complessivamente sessantatré titoli del Grande Slam, nonostante non abbiano più vinto il Masters dal 2015. Un'epopea sportiva che sembra irripetibile. Per ora i "ragazzi" di Slam ne hanno due, uno proprio con …
Con la finale vinta dopo appena un'ora e un quarto da uno spietato picchiatore, Alexander Zverev, su un distratto e a tratti sperduto in chissà quali pensieri Daniil Medvedev, il tennis mondiale è salito su una macchina del tempo per un viaggio in due direzioni opposte. Nel futuro e nel passato. Da una parte c'è la presa di potere della generazione "due metri". I finalisti misurano entrambi 198 centimetri di statura, almeno dieci in più di Djokovic, Nadal, Federer e Murray, e la loro prima palla di servizio raggiunge i 220 chilometri all'ora. Dall'altra si torna indietro di almeno vent'anni, al tennis fluido nelle classifiche che ha preceduto il lungo dominio dei Fab Four, capaci di conquistare complessivamente sessantatré titoli del Grande Slam, nonostante non abbiano più vinto il Masters dal 2015. Un'epopea sportiva che sembra irripetibile. Per ora i "ragazzi" di Slam ne hanno due, uno proprio con Medvedev e l'altro con Thiem. Zverev ha una medaglia olimpica, ma quella è un'altra storia.
Da Torino si esce con una certezza. Vedremo un tennis sempre più veloce, la superficie del campo al Palaisozaki lo ha in un certo senso anticipato, e vedremo sempre più punti ottenuti direttamente con la battuta o al terzo scambio. Un'evoluzione che a parecchi non piacerà e riaprirà il dibattito sulla necessità di cambiare alcune regole del gioco per recuperare lo spettacolo, ma che appare inevitabile e alla quale dovremo abituarci. A cominciare dal prossimo fine settimana (26 e 27 novembre) quando, sempre a Torino, si giocherà la Coppa Davis con gli azzurri del nuovo capitano Filippo Volandri e senza lo sfortunato Matteo Berrettini che affronteranno Stati Uniti e Colombia.
L'Italia ha risposto con l'eccellenza alla festa di fine anno del tennis. Il presidente dell'Atp Andrea Gaudenzi, il capo della Federazione Angelo Binaghi e l'ex sindaca Chiara Appendino hanno visto premiati gli sforzi diplomatici compiuti per portare a Torino una manifestazione delicata e complessa nell'organizzazione, condizionata soprattutto dalla persistenza della pandemia. La città, che possiede un palmarès tennistico di primo piano, ha retto se non addirittura superato il confronto con Londra e merita di ospitare le prossime quattro finali, giudizio riconosciuto dagli stessi giocatori che hanno apprezzato la correttezza del pubblico e, dettaglio semplice ma non secondario per un atleta, la qualità del cibo. Tocca piuttosto all'Atp riflettere sulla formula a gironi, in questa edizione colpita da due ritiri e mezzo.
La staffetta Berrettini-Sinner è stata emozionante per le belle parole dedicate da Jannik al compagno infortunato. Sinner è entrato subito in campo come se fosse nel salotto di casa e l'incontro perso all'ultimo respiro con Medvedev è stata la partita più divertente dell'intero torneo.
Novak Djokovic aggiunge un'altra delusione a quelle di Tokyo e New York. Al Grande Slam fallito. Resta il numero uno del mondo anche se la sconfitta in semifinale con Zverev deve avergli fatto male. I trentaquattro anni cominciano a pesare anche sull'uomo dei record, i suoi numeri infatti lo rendono il più grande nella storia del tennis. Io ci sarò ancora, dice, e ritenterò l'impresa. Aspettando Nadal e forse Federer. Ma adesso qualcosa di quasi mitologico sembra davvero finito.