Cara Eluana, domani 25 novembre avresti compiuto 51 anni. E proprio nella vigilia del tuo compleanno, questo Paese compie un passo nella sua faticosa marcia per i diritti civili: "Mario", immobilizzato come te dopo un incidente stradale, potrà forse porre fine - come ha scelto - al suo calvario. E come vedi, Eluana, siamo comunque ancora nel labirinto dei forse. Tant'è, è già qualcosa e di avvicinamenti è fatto ogni traguardo. Ma poiché noi saliamo sempre, come nani, sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto, questa conquista di oggi si deve anche a chi nel tempo ha incarnato (nel senso concreto del verbo) la lenta, troppo lenta, evoluzione verso il riconoscimento delle libertà individuali. Tu sei fra questi.
Nitida era la tua volontà, chiaro il tuo pensiero sull'argomento, affidato a chi - primo fra tutti tuo padre - aveva raccolto in tante conversazioni il tuo punto di vista su Alessandro, amico…
Cara Eluana, domani 25 novembre avresti compiuto 51 anni. E proprio nella vigilia del tuo compleanno, questo Paese compie un passo nella sua faticosa marcia per i diritti civili: "Mario", immobilizzato come te dopo un incidente stradale, potrà forse porre fine - come ha scelto - al suo calvario. E come vedi, Eluana, siamo comunque ancora nel labirinto dei forse. Tant'è, è già qualcosa e di avvicinamenti è fatto ogni traguardo. Ma poiché noi saliamo sempre, come nani, sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto, questa conquista di oggi si deve anche a chi nel tempo ha incarnato (nel senso concreto del verbo) la lenta, troppo lenta, evoluzione verso il riconoscimento delle libertà individuali. Tu sei fra questi.
Nitida era la tua volontà, chiaro il tuo pensiero sull'argomento, affidato a chi - primo fra tutti tuo padre - aveva raccolto in tante conversazioni il tuo punto di vista su Alessandro, amico finito prima di te in quel limbo che definivi "peggiore della morte". Di lì a poco sarebbe toccato a te, e per 6233 giorni uno Stato codardo e confuso, reticente e incapace, si frappose fra la scelta di una creatura libera e il suo involucro di carne. Riavvolgere il nastro sulla tua vicenda è oggi doloroso e necessario, per capire da dove veniamo e quanto ancora sia stridente la velocità con cui corriamo sull'autostrada della tecnologia contrapposta all'intollerabile passo da tartarughe sui diritti della persona: dai giorni in cui il tuo caso riempiva le prime pagine dei quotidiani, siamo approdati alla quarta e poi alla quinta generazione di traffico multimediale su banda passante, ma il 4G e il 5G che svettano sui nostri display fanno rabbrividire se comparati al dibattito sui diritti bloccato a generazioni e generazioni fa. Quanto ameremmo che il 5G fosse finalmente il marchio di una legislazione avanzata che assecondasse la libertà mentale di migliaia di ragazzi liberi dagli schemi e dai paraocchi di un passato retrogrado e stantio.
Ma, cara Eluana, è chiedere troppo, è pretendere l'inaudito da una classe politica mutata eppure identica, su cui ancora calzano gli atti d'accusa dei Pasolini e degli Sciascia, spietati con la pochezza di legislatori impaludati in questioni di principio preconfezionate nel cellophane dei loro nonni in grisaglia. Su di te, immobile in un letto alla clinica La quiete di Udine, si scatenò una crisi istituzionale senza precedenti, crisi che come sempre questo Belpaese ha fatto prestissimo a dimenticare nonostante vedesse contrapposti il governo Berlusconi con i suoi decreti sfornati ad hoc e il Quirinale che con Napolitano si rifiutava di firmarli. Una simile tempesta ai vertici dello Stato è servita a mutare la rotta? Nossignore. La gazzarra da stadio che accolse la notizia del tuo epilogo, così come quello di Welby tre anni prima del tuo, confermò l'arte sopraffina - in cui eccelle il nostro arengo politico - nel convertire in cagnara tutto ciò in cui vilmente si preferisce non legiferare. Tutto torna, tutto si ripete.
E così, mentre assistiamo a baraonde parlamentari con deputati festanti per il crollo del ddl Zan, tocca constatare che la matrice è la stessa per cui la sentenza della Corte Costituzionale sul caso dj Fabo è rimasta un indirizzo sospeso nel niente, e il successo di oggi con cui "Mario" ottiene un via libera al suicidio assistito, corre il rischio di sprofondare nella terra di mezzo dei cavilli e della burocrazia. Avremmo voluto che la data simbolica del tuo compleanno coincidesse con il meritato approdo a una vera e chiara legge sul fine-vita, mentre ci tocca ancora gioire di tappe intermedie, costellate di esseri umani (fra cui Samantha D'Incà) che attendono, ancora, la rara eclissi perfetta in cui pietà e giustizia si troveranno allineate. Oppure, come per la legge sull'omofobia, ci verrà detto anche stavolta che "non è la fase adatta". Queste sarebbero le ragioni per scendere in piazza. Ma la narcosi trionfa, e ognuno d'altra parte si qualifica per le battaglie che sceglie.