Le grandi crisi imprimono forti accelerazioni ai processi storico-politici: dopo il lungo regno di Angela Merkel un leader socialdemocratico torna alla guida di un governo tedesco. La drammatica diffusione della pandemia ha funzionato da vero e proprio forcipe costringendo i partiti della nascitura coalizione a una affannosa ricerca di un accordo sul programma. E a una precipitosa revisione di alcune linee guida anti Covid che soprattutto il partito liberale guidato dal futuro ministro della finanze Christian Lindner avrebbe voluto meno stringenti. Quando nel lontano 1998 alla fine di un altro lungo regno, quello di Helmut Kohl, un esponente della Spd, Gerhard Schröder, divenne Bundeskanzler la Germania era "il malato d'Europa": ma allora differentemente da oggi all'origine del male non c'era una pandemia ma una grave crisi economica. Ad essa pose rimedio una radicale riforma del sistema di welfare che ha fatto del Modell Deutschland il punto di riferimento …
Le grandi crisi imprimono forti accelerazioni ai processi storico-politici: dopo il lungo regno di Angela Merkel un leader socialdemocratico torna alla guida di un governo tedesco. La drammatica diffusione della pandemia ha funzionato da vero e proprio forcipe costringendo i partiti della nascitura coalizione a una affannosa ricerca di un accordo sul programma. E a una precipitosa revisione di alcune linee guida anti Covid che soprattutto il partito liberale guidato dal futuro ministro della finanze Christian Lindner avrebbe voluto meno stringenti. Quando nel lontano 1998 alla fine di un altro lungo regno, quello di Helmut Kohl, un esponente della Spd, Gerhard Schröder, divenne Bundeskanzler la Germania era "il malato d'Europa": ma allora differentemente da oggi all'origine del male non c'era una pandemia ma una grave crisi economica. Ad essa pose rimedio una radicale riforma del sistema di welfare che ha fatto del Modell Deutschland il punto di riferimento dell'economia europea (ma anche la croce di molte nazioni del Vecchio continente). Non solo: infatti Olaf Scholz, il prossimo Cancelliere tedesco, è stato sindaco di Amburgo come Helmut Schmidt, il principale esponente della tradizione del realismo riformista anseatico in competizione e spesso in contrasto con l'ala che nella Spd si rifaceva alla lezione di Willy Brandt.
Le iniziative per contrastare la diffusione pandemica che in Germania ha raggiunto livelli drammatici rappresenteranno ovviamente il principale banco di prova del nuovo governo anche perché andranno a toccare i delicati equilibri del sistema federale tedesco: in primis quello del rapporto tra governo del Bund e governo dei Länder. E alcuni fondamentali principi che regolano la dialettica tra diritti individuali garantiti costituzionalmente e l'oggettiva situazione emergenziale che minaccia le fondamenta della convivenza sociale. Per questo appare quanto meno azzardato poter dire con certezza che governo sarà quello che sta nascendo a Berlino. Troppe infatti sono le varianti di natura geopolitica ed economica alcune delle quali ( forse quelle più rilevanti) sono di natura tale da sottrarsi alla capacità decisionale della sola politica tedesca come pure dell'intera Unione europea. Ad esempio la crescente minaccia ai confini orientali rappresentata dell'aggressivo atteggiamento di Putin e dallo spregiudicato del ricorso da parte russa a forme ibride di conflitto come l'utilizzo dei migranti o il ricatto energetico. Oppure le conseguenze che nell'era post-atlantica avrà per l'Europa lo slittamento dell'asse geopolitico nello spazio dell'Indo-pacifico ( e potenziale rischio di conflitto tra Cina e Usa). L'interrogativo riguarda per questo il ruolo che in questo quadro vorrà svolgere la Germania mentre molti suoi leader politici (e la stragrande maggioranza della popolazione) ancora sperano o peggio si illudono di poter fare del Paese una "grande Svizzera".
In un recente saggio Joschka Fischer, leggendario ministro degli esteri (ad Annalena Baerbock anch'essa esponente dei Verdi toccherà nel nuovo governo lo stesso incarico), ha sostenuto che si è definitivamente conclusa l'epoca del dopo caduta del Muro di Berlino (e connesse illusioni sulla "fine della storia"). E che compito della Germania dovrà essere quello di saltare oltre la linea d'ombra del senso di colpa storico archiviando mezzo secolo di "sacrosanto" pacifismo. E assumere la leadership di un'Europa con l'obiettivo di ridefinirne la missione in un mondo totalmente differente da quello del secondo Dopoguerra in cui prese le mosse il processo di sua unificazione. Lo stesso del resto aveva sostenuto già nel 2017 Angela Merkel affermando "che tocca agli europei prendere in mano il proprio destino non potendo più contare sul sostegno degli altri". Per questo appaiono prematuri (e forse pregiudiziali) i timori di quanti sostengono che con l'attribuzione del ministero della Finanze ad un esponente del partito liberale sia ipotizzabile se non addirittura certo il ritorno della Germania su posizioni di rigida ortodossia economico-finanziaria al livello europeo. E questo non solo perché è stato proprio il nuovo Cancelliere Olaf Scholz in qualità di ministro delle Finanze del governo Merkel a sostenere il varo del programma europeo del Next Generation Eu celebrato come Hamiltonian Moment e punto di svolta del processo di unificazione europeo. Ma soprattutto perché il futuro governo tedesco non potrà semplicemente limitarsi a svolgere il ruolo di inflessibile guardiano del rispetto dei trattati europei nel segno del primato dell'economia se è vero che il destino d'Europa appare ormai irrevocabilmente assegnato al primato della geopolitica.