Sembra che il governo abbia deciso come ripartire i famosi 8 miliardi di tagli alle tasse. Il condizionale è d'obbligo perché molte cose possono cambiare ancor prima che l'emendamento alla legge di bilancio raggiunga il Senato. È una decisione che ha scatenato proteste veementi da tutte le parti sociali, a partire dalla Cgil e da Confindustria.
La proposta del governo ha tre caratteristiche principali. Quasi tutti i tagli, sette miliardi su 8, sono sull'Irpef; un solo miliardo è riservato all'Irap, e solo per imprese individuali e autonomi. Il taglio dell'Irpef non riguarda i contribuenti con redditi fino a 15mila euro. I maggiori beneficiari, in percentuale del proprio reddito, sono i contribuenti fra i 28mila e 50mila euro.
Dunque il governo (o meglio, i partiti) ha chiaramente deciso di non toccare le tasse per i redditi sotto i 15mila euro, una fascia in cui si trova circa il 40 per cento dei contribuenti e in cui sono concentrat…
Sembra che il governo abbia deciso come ripartire i famosi 8 miliardi di tagli alle tasse. Il condizionale è d'obbligo perché molte cose possono cambiare ancor prima che l'emendamento alla legge di bilancio raggiunga il Senato. È una decisione che ha scatenato proteste veementi da tutte le parti sociali, a partire dalla Cgil e da Confindustria.
La proposta del governo ha tre caratteristiche principali. Quasi tutti i tagli, sette miliardi su 8, sono sull'Irpef; un solo miliardo è riservato all'Irap, e solo per imprese individuali e autonomi. Il taglio dell'Irpef non riguarda i contribuenti con redditi fino a 15mila euro. I maggiori beneficiari, in percentuale del proprio reddito, sono i contribuenti fra i 28mila e 50mila euro.
Dunque il governo (o meglio, i partiti) ha chiaramente deciso di non toccare le tasse per i redditi sotto i 15mila euro, una fascia in cui si trova circa il 40 per cento dei contribuenti e in cui sono concentrati molti giovani e pensionati. È una scelta di equità, perché si riteneva che le fasce più deboli fossero state già oggetto dei molti provvedimenti di sostegno al reddito durante la pandemia e fosse venuto il momento di sostenere anche la classe media? Oppure è una scelta dettata da principi economici, per esempio il fatto che i pensionati sono fuori dal mercato del lavoro e quindi non c'è bisogno di stimolarne l'attività con tagli alle tasse? Si tratta di una mediazione più o meno casuale tra i partiti della coalizione? Oppure ancora abbiamo a che fare con una scelta elettorale, come dicono alcuni, per procacciarsi i voti della "classe media" (la fascia tra 15 e 50 mila euro comprende circa il 51 per cento dei contribuenti)? Difficile dirlo. Inoltre bisogna aspettare le misure sulle detrazioni e, se ci saranno, sulle famose spese fiscali (le centinaia di esenzioni, detrazioni, deduzioni, eccezioni per questa o quella categoria) per avere un quadro completo. Ma due cose dovrebbero essere chiare. La riforma fiscale perfetta non esiste. Qualcuno ne beneficerà sempre più di altri, e spesso (anche se non sempre) le misure che aumentano la torta sono diverse da quelle che la dividono più equamente. Inoltre il governo si è complicato la vita venendo meno al suo proposito iniziale di toccare le tasse solo nell'ambito di una riforma organica e radicale di tutto il sistema tributario. Con 8 miliardi non si poteva realisticamente pretendere troppo. Semplicemente, le aspettative delle parti sociali erano troppo alte per i mezzi a disposizione, ci si era dimenticati di fare i conti con la realtà.
E qui veniamo alla reazione di Confindustria, sorprendente nella sua virulenza. Un miliardo all'Irap è una briciola, ma ci si poteva realisticamente aspettare che i tagli fossero destinati tutti all'Irap? E se anche fossero stati 5 all'Irpef e 3 all'Irap, avrebbe fatto una grande differenza? Certo, si poteva tagliare le tasse per una cifra superiore: recentemente circolava la cifra di 13 - 15 miliardi. Ma tagliare le tasse aumenta il disavanzo e il debito pubblico, due cose che a Confindustria non piacciono. Anche il Superbonus, una misura dalla ratio economica più che dubbia e molto costosa, aumenta il disavanzo. Ad ottobre era costata 10 miliardi per 57.000 edifici, molto meno di un centesimo dei potenziali candidati: il Superbonus ha quindi un costo potenziale tra i mille e i duemila miliardi di euro! Ma in questo caso non abbiamo sentito Confindustria protestare. L'unico modo di conciliare tutte queste esigenze è ridurre la spesa, quella corrente perché Confindustria vorrebbe aumentare la spesa pubblica per investimenti. Ma non ricordiamo un piano recente dettagliato, concreto e politicamente fattibile di Confindustria per una riduzione sostanziale della spesa corrente (incluse quindi pensioni, salari pubblici, spesa per sanità, scuole etc).
Anche i sindacati sono sul piede di guerra. Volevano una riduzione dell'Irpef per giovani e pensionati, quindi sotto i 15mila euro. E questo ci può stare, è il lavoro dei sindacati. Ma protestano anche per il miliardo di taglio all'Irap. E qui vale, specularmente, il discorso fatto per Confindustria.
Per non sottrarci alla responsabilità, e per quello che vale la nostra opinione, ecco quello che avremo fatto noi: avremmo usato tutti o gran parte degli 8 miliardi per una decontribuzione per i giovani, fiscalizzando i loro contributi sociali fino al raggiungimento di una certa età. È l'unica vera pensione di garanzia che si possa loro concedere. E i tagli ai contributi sociali vanno interamente a sostegno dei redditi da lavoro. Ma, ripetiamo, la riforma fiscale perfetta non esiste. E non siamo a conoscenza dei paletti posti dalle varie forze politiche. Conoscerli sarebbe più utile di tanti programmi elettorali.