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Mattarella e i giovani che combattono il Covid

(ansa)
Il presidente della Repubblica ha conferito trenta attestati d'onore di "alfiere della Repubblica" a giovani che nel 2021 si sono distinti per l'uso consapevole e virtuoso degli strumenti tecnologici e dei social network
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È importante e bello che il capo dello Stato ogni anno premi “gli alfieri della Repubblica”, quei giovani che con il loro comportamento hanno fatto qualcosa di eccezionale. Si tratta di una onorificenza istituita da Giorgio Napolitano che con Sergio Mattarella è ulteriormente cresciuta di rilievo. I trenta premiati del 2021, recita il comunicato ufficiale, “si sono distinti per l’uso consapevole e virtuoso degli strumenti tecnologici e dei social network, anche in relazione ai problemi posti dalla pandemia”. Alcuni hanno fatto dei video per sostenere le vaccinazioni, molti hanno aiutato gli anziani ad usare la rete.

Sono tutte storie belle quelle individuate dagli uffici del Quirinale, storie che ti aprono il cuore, che ti fanno stare meglio. Se fossero canzoni diremmo che “sono canzoni contro la paura da cantare a squarciagola”. Sono anche storie, va chiarito, che non hanno la caratteristica di essere necessariamente le miglior…

È importante e bello che il capo dello Stato ogni anno premi “gli alfieri della Repubblica”, quei giovani che con il loro comportamento hanno fatto qualcosa di eccezionale. Si tratta di una onorificenza istituita da Giorgio Napolitano che con Sergio Mattarella è ulteriormente cresciuta di rilievo. I trenta premiati del 2021, recita il comunicato ufficiale, “si sono distinti per l’uso consapevole e virtuoso degli strumenti tecnologici e dei social network, anche in relazione ai problemi posti dalla pandemia”. Alcuni hanno fatto dei video per sostenere le vaccinazioni, molti hanno aiutato gli anziani ad usare la rete.

Sono tutte storie belle quelle individuate dagli uffici del Quirinale, storie che ti aprono il cuore, che ti fanno stare meglio. Se fossero canzoni diremmo che “sono canzoni contro la paura da cantare a squarciagola”. Sono anche storie, va chiarito, che non hanno la caratteristica di essere necessariamente le migliori, in termini di impatto sociale, ma di essere piuttosto poco note, conosciute in una piccolissima nicchia, e quindi portarle alla ribalta del Quirinale consente di farle diventare un esempio per gli altri giovani. Energia pulita rimessa in circolazione. 

Ma per fare un esempio, Khaby Lame che con oltre 100 milioni di follower su TikTok ogni giorno ci regala un sorriso con intelligenza, è la storia di un ragazzo arrivato in Italia dal Senegal venti anni fa, quando ne aveva uno, rimasto disoccupato all’inizio della pandemia e che si è reinventato lanciando un genere sui social media. Nell’elenco del Quirinale non c’è (forse perché non siamo stati capaci di dare a Khaby Lame la cittadinanza italiana? In quel caso sarebbe stato bello e importante farlo diventare alfiere). Anche la giovane insegnante Norma Cerletti si è ritrovata senza lavoro all’inizio della pandemia e allora ha portato i suoi corsi sui social riscuotendo un successo enorme (la seguono oltre 500 mila persone: quante classi sono 500 mila persone?). Non c’è neanche lei. E non c’è Davide Biale, noto come Dave504, bassista e youtuber numero uno d’Italia con dieci milioni di follower ai quali per esempio propone, suonando, di partecipare alla campagna per ripulire gli oceani, campagna che a ieri aveva già raccolto 16 milioni di dollari.

Sono solo tre esempi ma servono a dirci che i giovani impegnati sui social network a fare del bene non sono eccezioni. Sono la maggioranza. Del resto una adolescente svedese usando Instagram ha creato il più grande movimento globale per il clima convincendo milioni di ragazzi di tutti i continenti ogni venerdì a scioperare per il pianeta postando le foto sui social. E quando le stragi nelle scuole americane hanno superato il livello di guardia gli studenti hanno usato i social per organizzare una marcia di protesta che ha attraversato tutti gli Stati Uniti. E sono sempre i social network lo strumento con cui i giovani si mobilitano in difesa dei diritti civili, delle diversità di genere, contro la violenza sulle donne. Non è strano né geniale: semplicemente usano la tecnologia di cui disponiamo, come noi stampavamo volantini e mandavamo i fax. E non è nemmeno il segnale che “sui social non si respirano solo odio e notizie false”. Certo che no. Odio e notizie false fanno semplicemente più rumore.

Sarebbe un errore insomma prendere l’elenco di “bravi ragazzi” scelti da Mattarella come qualcosa di consolatorio, un libro Cuore del digitale. Non lo è. Quello di cui i nostri ragazzi hanno bisogno è attenzione reale, partendo dal fatto che non sono mai stati così pochi (lo ha appena certificato l’Istat) e quindi tendiamo a non ascoltarli. Dovremmo invece sbrigarci a dar loro risposte sulla questione climatica, sulla riforma della scuola e del mondo del lavoro, sulle opportunità che tutti devono avere non solo chi ha una famiglia forte alle spalle.

Lo abbiamo detto tante volte: stiamo spendendo i (tantissimi) soldi del Pnrr e saranno loro a doverli restituire. Stiamo davvero facendo il possibile per lasciare loro un mondo migliore? Di questo hanno bisogno, concretezza, non di strette di mano. Ricordo uno dei primi alfieri della Repubblica, Federico Morello, aveva 12 anni quando contribuì a portare la banda larga nel suo paesino friulano. Fu premiato, ma non è che questo ci convinse a portare la banda larga ovunque. Un premio fa piacere insomma, ma non basta.