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Violenza sulle donne, le parole non dette

Le molestie sotto la curva alla giornalista di Toscana Tv: anche la mancata difesa può essere un abuso. Non fermare la mano che palpeggia o uccide significa esserle alleati
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Non te la prendere, è solo una manata sul sedere, che vuoi che sia, mica t'ha ammazzato. Greta Beccaglia, giornalista di Toscana TV, era stata appena palpeggiata in diretta da un uomo dopo Empoli-Fiorentina, e l'unica cosa che si è sentita dire dal conduttore maschio in studio è stata: "Non te la prendere". Invece di chiudere il collegamento, di interrompere la trasmissione e chiamare la polizia, Greta è stata costretta a rimanere lì in mezzo ad altri schifosi e violenti, col suo microfono in mano, mentre i maschi la circondavano e le urlavano cose accompagnandole con gesti volgari. Si comincia così, e a volte si finisce al pronto soccorso, gonfie di botte, o al camposanto. Ma anche le parole non dette sono violenza. Anche la mancata difesa lo è. Anche non capire, anche non voler capire fino in fondo: quel fondo che abitiamo, ormai.

Non te la prendere, è solo una manata sul sedere, che vuoi che sia, mica t'ha ammazzato. Greta Beccaglia, giornalista di Toscana TV, era stata appena palpeggiata in diretta da un uomo dopo Empoli-Fiorentina, e l'unica cosa che si è sentita dire dal conduttore maschio in studio è stata: "Non te la prendere". Invece di chiudere il collegamento, di interrompere la trasmissione e chiamare la polizia, Greta è stata costretta a rimanere lì in mezzo ad altri schifosi e violenti, col suo microfono in mano, mentre i maschi la circondavano e le urlavano cose accompagnandole con gesti volgari. Si comincia così, e a volte si finisce al pronto soccorso, gonfie di botte, o al camposanto. Ma anche le parole non dette sono violenza. Anche la mancata difesa lo è. Anche non capire, anche non voler capire fino in fondo: quel fondo che abitiamo, ormai.

Oltre la sacrosanta solidarietà, oltre l'indignazione vera per una molestia che non offende soltanto una donna, o tutte le donne, ma il genere umano, maschi naturalmente compresi, oltre l'inchiesta della magistratura che dovrà portare al riconoscimento e alla denuncia del molestatore, così bene inquadrato in primo piano, bisogna dire, anzi gridare cos'è davvero quella mano: è la sorella gemella della stessa mano, o forse è proprio la stessa mano, che si allarga in uno schiaffo sul viso di una donna, che si stringe a pugno e la colpisce, che le serra la gola e la soffoca, che impugna una lama e la accoltella. È la stessa mano che minaccia e intimidisce, che ricatta e offende, è l'identica voce. Non volerla sentire, non saperla ascoltare non è resa, non è silenzio: è complicità. Non fermare quella mano, che palpeggi o che uccida poco importa, significa esserle alleati.

Abbiamo trascorso la settimana, anche se non basterebbe una vita da padri, fratelli, figli, mariti, compagni, fidanzati, amanti, genitori, nonni o nipoti delle nostre donne, ad applaudire le scarpe rosse e il segno scarlatto del rossetto sul volto per dire a tutte loro che, appunto, siamo con loro. Ma poi bastano pochi secondi di una terribile diretta televisiva per regredire di decenni sul piano umano, sociale e legale. Perché, sapete com'è, lo stadio è terra di nessuno, è la zona franca dove si possono insultare i morti, gli ebrei e i neri, dove è permesso ferire, rompere tutto, tirare le banane ai giocatori di colore e i motorini dalle gradinate (accadde qualche anno fa, ricorderete, a  San Siro), tanto non succede mai niente. Impunità assoluta.

Le molestie a Greta allo stadio "Castellani" di Empoli sono state accolte, dunque accettate, come una specie di atto goliardico, qualcosa che gli incorreggibili maschiacci non riescono proprio a evitare, una sorta di scherzo da bambinoni, la ragazza mica se la prenderà per così poco? Ma quel poco è moltissimo e riguarda tutti. Adesso, di una donna che stava facendo il suo mestiere in trincea (non occorre andare fino a Kabul) resta negli occhi un'immagine di solitudine nella barbarie. Ma se lasciamo sola Greta, se le diciamo di non prendersela, i barbari siamo noi.