Mercati, il ritorno della paura
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraIl buongiorno si vede dal mattino ma la paura degli investitori si vede su Google. Dall'inizio della pandemia, il motore di ricerca del web è diventato un oracolo affidabile del futuro dei mercati. Quando il volume di stringhe di ricerca un tempo rare ma oggi tristemente familiari, quali "epidemia", "virus" e "Covid", si sono impennate, Borse e obbligazioni hanno sofferto nelle settimane e mesi successivi, come dimostrato da un interessante studio di un gruppo di accademici Est-europei. Su quel fronte, le notizie non sono buone. Le ricerche di "coronavirus" da parte di navigatori di Internet intorno al mondo sono al top degli ultimi 30 giorni (l'Italia è parte di questo trend).
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Il messaggio è chiaro: le ansie del mercato sono nascoste sotto la superficie. Quando i mercati si specchiano su Google, vi vedono riflesso il loro più grande timore: un ritorno di fiamma della malattia che paralizzerà di nuo…
Il buongiorno si vede dal mattino ma la paura degli investitori si vede su Google. Dall'inizio della pandemia, il motore di ricerca del web è diventato un oracolo affidabile del futuro dei mercati. Quando il volume di stringhe di ricerca un tempo rare ma oggi tristemente familiari, quali "epidemia", "virus" e "Covid", si sono impennate, Borse e obbligazioni hanno sofferto nelle settimane e mesi successivi, come dimostrato da un interessante studio di un gruppo di accademici Est-europei. Su quel fronte, le notizie non sono buone. Le ricerche di "coronavirus" da parte di navigatori di Internet intorno al mondo sono al top degli ultimi 30 giorni (l'Italia è parte di questo trend).
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Il messaggio è chiaro: le ansie del mercato sono nascoste sotto la superficie. Quando i mercati si specchiano su Google, vi vedono riflesso il loro più grande timore: un ritorno di fiamma della malattia che paralizzerà di nuovo l'economia mondiale nonostante i vaccini, le mascherine e i Green Pass. Il fulcro di queste preoccupazioni al momento è l'Europa, per due motivi. Il primo è che il Vecchio Continente è riuscito a riaprire le proprie attività economiche più rapidamente e ampiamente degli Stati Uniti e dei Paesi emergenti. Questa "vittoria" nella lotta contro il virus, però, rende la possibilità di nuovi lockdown molto, molto inquietante per gli investitori. La seconda ragione è che le ultime settimane hanno visto un inasprimento sia del numero di casi, sia delle misure prese da governi e istituzioni europee per combattere questa nuova ondata. Ho parlato con molti investitori che hanno confessato di essere stati completamente spiazzati dal lockdown quasi totale annunciato dall'Austria un paio di settimane fa proprio perché pensavano che restrizioni di questo tipo non ritornassero mai più. Il fatto che l'attenzione sia sull'Europa e non, per il momento, sugli Usa è significativo. Come ha notato John Authers su Bloomberg, il movimento dei mercati nei due blocchi-guida dell'economia mondiale è stato inversamente proporzionale al numero di casi Covid. Ci sono altri fattori, tra cui la possibilità che la Federal Reserve alzi i tassi prima della Banca Centrale Europea, ma non è un caso che nelle ultime quattro settimane, lo S&P 500 americano abbia reso quasi il doppio dello Stoxx 50 in Europa, mentre il dollaro sta avendo un momento di grazia nei confronti dell'euro.
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L'altra trama d'interesse è a livello settoriale. L'industria più esposta ai flussi e riflussi della pandemia è senza dubbio quella dell'ospitalità. Da marzo del 2020, il grafico dei movimenti azionari del settore (a livello mondiale) sembra l'elettrocardiogramma di un paziente che alterna cocaina e marijuana: un su e giù altalenante tra repentine riprese e altrettanto rapide ricadute. L'ultima prognosi non è buona: le azioni di aziende di alberghi, ristoranti e altri "passatempi" sono ai livelli più bassi da luglio. È un problema che sentiamo anche in Italia, dove ristoratori e albergatori hanno protestato con vigore contro l'introduzione del "super Green Pass".
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L'altro enigma riguarda le banche centrali. Se, come sembra chiaro in Europa, una nuova ondata di contagi rallenta l'economia, quali sono le implicazioni per inflazione e tassi? A dire il vero, la Bce non ha mai deviato dalla sua posizione: non esistono le condizioni per ritirare lo stimolo né tantomeno alzare i tassi, anche quando i numeri sul caro prezzi, soprattutto in Germania, sono saliti alle stelle. Le nuove paure sul virus dovrebbero rafforzare questa posizione e mettere in difficoltà i "falchi" della politica monetaria di Francoforte. Più complicata è la situazione della Fed e del suo neo-confermato capo Jay Powell. Su quella sponda dell'Atlantico, le voci di corridoio parlano di un'accelerazione del ritiro dello stimolo - il primo passo verso l'aumento dei tassi - proprio per far fronte alle pressioni inflazionistiche che stanno manifestandosi in molti settori dell'economia americana. Il pericolo è che un inasprimento del virus proprio prima delle feste natalizie porti a nuove misure di controllo anche negli Usa - dove il numero dei non-vaccinati è comunque elevato - facendo rallentare crescita e inflazione. Se Powell cercasse risposte su Google, però, potrebbe non trovarle: nell'ultimo mese, le ricerche di "coronavirus" sono state sempre meno di quelle per "Taylor Swift".