Perché vaccinerò mio figlio
di Viola Ardone , di Viola Ardone"Ma poi ci potrò andare allo stadio a vedere il Napoli?". Dieci anni a gennaio, quinta elementare, calcetto, amici, nonni: una vita normale, riconquistata faticosamente dopo un anno e mezzo di clausura. I bambini ci guardano, diceva quel bel film di Vittorio De Sica: mio figlio ha visto me, il suo papà e i nonni vaccinarsi e rivaccinarsi per tre volte nel corso di meno di un anno e rientrare a casa ogni volta più sereni, ha visto i suoi famigliari togliere via via le mascherine quando erano nella stessa stanza, li ha visti tornare ad abbracciarsi e sedere insieme a tavola in occasione dei festeggiamenti.
Così, quando gli abbiamo detto che appena possibile anche lui dovrà fare la punturina, ci ha guardato con la faccia furba che mette su quando vuole ottenere il massimo dalla controparte adulta e poi ha esposto questa sua rivendicazione "sindacale". E poiché proprio da quando ha iniziato ad appassionarsi al calcio gli stadi…
"Ma poi ci potrò andare allo stadio a vedere il Napoli?". Dieci anni a gennaio, quinta elementare, calcetto, amici, nonni: una vita normale, riconquistata faticosamente dopo un anno e mezzo di clausura. I bambini ci guardano, diceva quel bel film di Vittorio De Sica: mio figlio ha visto me, il suo papà e i nonni vaccinarsi e rivaccinarsi per tre volte nel corso di meno di un anno e rientrare a casa ogni volta più sereni, ha visto i suoi famigliari togliere via via le mascherine quando erano nella stessa stanza, li ha visti tornare ad abbracciarsi e sedere insieme a tavola in occasione dei festeggiamenti.
Così, quando gli abbiamo detto che appena possibile anche lui dovrà fare la punturina, ci ha guardato con la faccia furba che mette su quando vuole ottenere il massimo dalla controparte adulta e poi ha esposto questa sua rivendicazione "sindacale". E poiché proprio da quando ha iniziato ad appassionarsi al calcio gli stadi sono diventati luoghi di possibile contagio, il suo primo pensiero è andato proprio lì, alle gradinate che finora ha visto solo in televisione.
Non sono una virologa, mi informo come tanti e come tanti ho paure e dubbi e cerco di capire, senza nessuna certezza di essere nel giusto. Mi affido alla scienza perché la ritengo più affidabile delle mie congetture e della mia immaginazione. E dunque vaccinerò mio figlio, per evitare che il virus continui a circolare e che sviluppi varianti contro le quali il vaccino possa rivelarsi insufficiente. Per evitare, come pare, che possa incrudelire proprio sui bambini, che sono al momento più esposti degli altri. Per evitare che i nonni tornino a infettarsi. Per evitare che le scuole restino nuovamente vuote e che la didattica si trasformi ancora in un soliloquio con uno schermo lontano.
"Io non ho paura", mi ha detto mio figlio, "ne ho già fatti tanti, anche più di voi". Ed è vero, perché da qualche anno sono diventati obbligatori dieci vaccini, oltre a quelli facoltativi consigliati dai pediatri. Poi mi ha guardato di nuovo con furbizia. "Solo la siringa mi fa un po' timore. Non si può fare con lo sciroppo?", si è informato. "O con una caramella, come quella per la tosse?". Sarebbe bello, ho pensato io, sarebbe bello anche per i grandi che forse a volte sono un po' bambini e hanno paure che non si possono spiegare, come quella del buio. Sarebbe meglio un vaccino a forma di lecca lecca o di caramella mou, di pop-corn, di ovetto di cioccolato con tanto di sorpresa dentro...
Quando ho saputo che il vaccino è stato approvato anche per i bambini tra i cinque e gli undici anni mi sono ricordata che solo un anno fa quelle fialette erano ancora un siero salvifico e misterioso che di lì a poco avrebbe varcato i confini nazionali a bordo di blindati diretti allo Spallanzani. All'epoca pareva che questa malattia avesse scelto di risparmiare i bambini e di aggredire solo i grandi, come in quel romanzo di Niccolò Ammaniti, Anna, che da distopico si è rivelato poi realistico. Ho anche ricordato che in molti calcolavamo tramite un algoritmo offerto dal web il giorno in cui avremmo potuto usufruire del lasciapassare verso l'immunità.
L'attesa sembrava dover finire in un futuro lontanissimo, che invece per fortuna si è trasformato in presente prima del previsto ed ha messo in salvo tante vite. Oggi questa possibilità è aperta anche ai nostri figli, che vogliono come noi sentirsi sicuri, poter giocare con gli amichetti, abbracciare i nonni, infilarsi nelle mischie a calcetto e gridare ed esultare e gioire sugli spalti di uno stadio. Per questo vaccinerò mio figlio, perché la sua libertà inizia dove finiscono le mie paure.