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Più lavoro per le donne

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La crescita e l'occupazione
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L'Italia locomotiva dell'Europa? Secondo l'Ocse, in termini di crescita economica, solo la Cina e l'India starebbero facendo meglio di noi. Nonostante il +6,3% del Pil annunciato dall'istituto parigino, però, la parola-chiave di oggi non penso sia "ottimo". Ce n'è un'altra che si impone e che, per l'ennesima volta, costringe il nostro paese a fare i conti con il dramma del gender gap: shecession. Inventata poco più di un anno fa da Nicole Mason, presidente dell'Institute for Womens's Policy Research, l'espressione shecession nasce dalla contrazione di she, il pronome personale femminile singolare, e cession (ossia il radicale del termine recession), e designa la profonda crisi che stanno attraversando un po' ovunque le donne. E siccome in Italia questa shecession è più accentuata che altrove, siamo immediatamente costretti a relativizzare l'entusiasmo provato quando abbiamo appreso che il …

L'Italia locomotiva dell'Europa? Secondo l'Ocse, in termini di crescita economica, solo la Cina e l'India starebbero facendo meglio di noi. Nonostante il +6,3% del Pil annunciato dall'istituto parigino, però, la parola-chiave di oggi non penso sia "ottimo". Ce n'è un'altra che si impone e che, per l'ennesima volta, costringe il nostro paese a fare i conti con il dramma del gender gap: shecession. Inventata poco più di un anno fa da Nicole Mason, presidente dell'Institute for Womens's Policy Research, l'espressione shecession nasce dalla contrazione di she, il pronome personale femminile singolare, e cession (ossia il radicale del termine recession), e designa la profonda crisi che stanno attraversando un po' ovunque le donne. E siccome in Italia questa shecession è più accentuata che altrove, siamo immediatamente costretti a relativizzare l'entusiasmo provato quando abbiamo appreso che il Pil stava crescendo. Certo, il Pil cresce quando diminuisce la disoccupazione. Il che rappresenta senz'altro un'ottima notizia. Ma quando si vanno a leggere i dati, ci si rende conto che il lavoro aumenta solo per gli uomini: se è vero infatti, come dice l'Istat, che nel mese di ottobre ci sono stati 35mila occupati in più rispetto al mese di settembre, è anche vero che questi occupati sono tutti maschi, e che meno di una donna su due ha oggi un lavoro in Italia. Si confermano così le cifre annuali dell'aumento nel 2021 dell'occupazione maschile: oltre due terzi della crescita complessiva (271mila occupati in più su un totale di 390mila). E le donne? Perché continuano a essere escluse, tagliate fuori, invisibili?


C'è chi spiega che, a trainare il Pil, ci sarebbe il boom dell'edilizia (anche grazie agli incentivi e ai bonus) e che, in quel settore, il lavoro sarebbe in prevalenza maschile. Cioè? Esistono solo architetti, geometri, ingegneri, elettricisti e idraulici? Oppure le architette, le geometre, le ingegnere e le idrauliche esistono, ma non vengono assunte? Ma, forse, le cose sono ancora più tristi. Forse, molte donne hanno perso il treno perché, durante i vari lockdown, sono state loro a occuparsi di tutto - cucina, spesa, pulizia, figli... - mentre compagni e mariti si aggiornavano online, inviano curriculum e depositavano progetti. Per non parlare poi di tutte coloro che non hanno mai neppure pensato di poterlo prendere questo benedetto treno, convincendosi magari di non essere in grado di laurearsi o specializzarsi in materie tecnico-scientifiche. Perché poi, oltre al gender gap, esiste pure un "divario di legittimazione" che, nel nostro Paese, si fa molta fatica a colmare. Gli stereotipi sono ancora troppo forti e radicati. E le condizioni di accesso al lavoro fin troppo complesse, soprattutto per chi, avendo figli, avrebbe bisogno di usufruire di misure di welfare più mirate. Fatto sta che, gira e rigira, sono sempre le donne a pagare il prezzo maggiore delle crisi. E quando poi scatta la ripresa, invece di progredire pure loro come accade agli uomini, tornano indietro, recedono, regrediscono.


Ottimo, allora, che il Pil cresca. Ottimo che il numero degli occupati aumenti. Ottimo soprattutto che l'Italia sia considerata la locomotiva economica dell'Europa. Ma finché le donne continueranno a doversi accontentare di uno strapuntino in terza classe, ci sarà ben poco da festeggiare, e praticamente nulla di cui inorgoglirsi. La vera sfida che attende il nostro Paese consiste nel creare le condizioni necessarie affinché le donne siano veramente libere di lavorare. Come scrisse - ormai due secoli fa - il filosofo francese Charles Fourier: "Il cambiamento di un'epoca storica si può definire sempre dal progresso femminile verso la libertà perché qui, nel rapporto della donna con l'uomo, del debole col forte, appare nel modo più evidente la vittoria della natura umana sulla brutalità. Il grado dell'emancipazione femminile è la misura naturale dell'emancipazione universale".