Lo spread sanitario
di Andrea Bonanni , di Andrea BonanniPer anni l'Europa si è divisa e riconosciuta lungo la curva dello spread sui tassi di interesse. Da una parte i Paesi virtuosi, che avevano accesso facile al credito e alla crescita, dall'altra i Paesi indebitati, soffocati dal costo del denaro. La decisione bipartisan del governo tedesco di inasprire le regole anti-Covid e di andare verso l'obbligo vaccinale è la riprova che un nuovo differenziale ormai determina la geografia europea: lo spread sanitario. Ma rende evidente anche un'altra verità finora sottaciuta: la libertà dei No Vax di rifiutare l'immunizzazione si scontra con il diritto collettivo alla salute e, con essa, alla crescita economica.
La gestione della lotta all'epidemia era, all'inizio, solo un problema medico, affrontato con forme di lockdown sostanzialmente obbligate. Con l'arrivo dei vaccini è diventato inaspettatamente anche un problema etico-politico, inserendo nell'equazione la libert&agrav…
Per anni l'Europa si è divisa e riconosciuta lungo la curva dello spread sui tassi di interesse. Da una parte i Paesi virtuosi, che avevano accesso facile al credito e alla crescita, dall'altra i Paesi indebitati, soffocati dal costo del denaro. La decisione bipartisan del governo tedesco di inasprire le regole anti-Covid e di andare verso l'obbligo vaccinale è la riprova che un nuovo differenziale ormai determina la geografia europea: lo spread sanitario. Ma rende evidente anche un'altra verità finora sottaciuta: la libertà dei No Vax di rifiutare l'immunizzazione si scontra con il diritto collettivo alla salute e, con essa, alla crescita economica.
La gestione della lotta all'epidemia era, all'inizio, solo un problema medico, affrontato con forme di lockdown sostanzialmente obbligate. Con l'arrivo dei vaccini è diventato inaspettatamente anche un problema etico-politico, inserendo nell'equazione la libertà di scelta e dando vita ad una consistente minoranza che ha rifiutato la verità scientifica in nome dei diritti individuali. Ora però, mentre le zone rosse e quelle cremisi si allargano a macchia d'olio sulla mappa dell'Europa, appare evidente che il contenimento dell'epidemia ha anche un enorme valore economico. Lo spread dei contagi si rispecchia sulle prestazioni economiche delle collettività locali e nazionali. Il diritto alla salute diventa anche diritto al lavoro, al benessere, al futuro delle generazioni più giovani. Chi non si vaccina, mette dunque in pericolo non solo la propria salute, ma i diritti altrui.
Mario Draghi è stato tra i primi a cogliere questo aspetto. Quando ha deciso di inasprire le regole "per salvare il Natale" non si riferiva solo al sollievo psicologico di poter passare le festività con chi ci è caro, ma anche e soprattutto al volano economico che un Natale normale rappresenta per il lavoro e per la crescita. Se oggi l'Italia si trova ad essere la locomotiva d'Europa è anche perché gli italiani, dopo essere stati i più colpiti dal Covid, hanno raggiunto un livello di vaccinazione tra i più alti del mondo. "Se avessi i tassi di contagio dell'Italia, mi sentirei più tranquilla", dice ora Angela Merkel. E il suo rammarico ricorda quello di tanti statisti italiani schiacciati dallo spread, che sognavano tassi di interesse simili a quelli tedeschi.
Ma la Germania, anche questa Germania sfibrata dall'epidemia, è pur sempre leader in Europa. E dunque la conversione di Angela Merkel e del suo successore socialdemocratico, Scholz, prelude ad una svolta europea verso l'obbligo vaccinale. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, si è già espressa in questo senso senza aspettare la svolta di Berlino. Mentre le borse, che guardano ormai allo spread sanitario più che a quello finanziario, cedono terreno per il riacutizzarsi dell'epidemia, i governi europei convergono sull'opinione che la tutela del sistema produttivo sia un valore superiore al dividendo politico che può venire dal corteggiamento delle minoranze No Vax.
La tanto invocata sovranità europea sulla scena internazionale passa in primo luogo dalla capacità di crescere, produrre, lavorare. Un'Europa paralizzata dall'epidemia perde la propria sovranità nelle rianimazioni affollate e nelle scuole deserte. Questa ovvia considerazione spiana la marcia della Ue a rendere di fatto obbligatorie le vaccinazioni, come del resto è già accaduto in passato per debellare i grandi flagelli sanitari: dal vaiolo alla poliomielite alla difterite.
Che questa decisione arrivi sull'onda di una nuova emergenza epidemica può sembrare a qualcuno segno di un colpevole ritardo. In realtà, è il frutto di uno scrupolo doveroso per il rispetto delle libertà individuali, che sono comunque un valore fondante dell'Europa. Ma la libertà del singolo si ferma di fronte al diritto collettivo alla salute, al lavoro ed al benessere, come insegnava il padre del liberalismo John Stuart Mill. Se la Bce è riuscita con i suoi interventi a smorzare lo spread del credito, tocca ora ai governi e alla Commissione porre fine, per il bene di tutti, allo spread sanitario che contamina l'Europa.