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Il pericolo dell'ortodossia estetica

(afp)

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Tra i danni collaterali della cultura Woke che tutto rispetta, nessuno vuole discriminare, ogni razzismo intende combattere, ci sono steccati che si alzano altissimi: i neri devono stare con i neri, i caucasici con i caucasici (possibilmente a pentirsi di infinite malefatte), gli asiatici con gli asiatici
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In realtà, sarei mora. Ma all'epoca del mio primo vero stipendio decisi che mi sarei regalata un biondo senza incertezze. Mi piaceva. Lo volevo. Lo pagai. "Io sono mia", allora, voleva dire anche quello: che una donna non doveva rispondere a nessuno delle scelte riguardanti il suo corpo.

Oggi la questione è più complessa. Perché il mondo pullula di guardiani di ortodossie, e una delle più potenti è quella estetica. La tendenza ci arriva, come molte, alcune pessime, dagli Usa. È il Woke, spira forte dai campus, è il richiamo costante a tenere gli occhi aperti (woke è slang per stay awake, stai sveglio, vigila) su ogni possibile ingiustizia sociale e razziale. Cosa c'entrano bionde e bellezza con questo? Tanto. Perché da un lato i talebani Woke predicano (e le industrie di moda, editoria e beauty devono farci i conti) diversità e inclusione; dall'altra nessuna "appropriazione cultura…

In realtà, sarei mora. Ma all'epoca del mio primo vero stipendio decisi che mi sarei regalata un biondo senza incertezze. Mi piaceva. Lo volevo. Lo pagai. "Io sono mia", allora, voleva dire anche quello: che una donna non doveva rispondere a nessuno delle scelte riguardanti il suo corpo.

Oggi la questione è più complessa. Perché il mondo pullula di guardiani di ortodossie, e una delle più potenti è quella estetica. La tendenza ci arriva, come molte, alcune pessime, dagli Usa. È il Woke, spira forte dai campus, è il richiamo costante a tenere gli occhi aperti (woke è slang per stay awake, stai sveglio, vigila) su ogni possibile ingiustizia sociale e razziale. Cosa c'entrano bionde e bellezza con questo? Tanto. Perché da un lato i talebani Woke predicano (e le industrie di moda, editoria e beauty devono farci i conti) diversità e inclusione; dall'altra nessuna "appropriazione culturale" resterà impunita.

Alla luce di questo nuovo conformismo, infatti, tutto lo è. Sei bianca e vuoi farti le treccine? Ti stai appropriando della cultura black. Allora farsi bionda è colonialismo culturale? Vuol dire togliere identità ai finlandesi? E una ragazza nera è libera, vedi mai le pungesse vaghezza tra un saggio e l'altro del polemista nero Ta-Nehisi Coates, di stirarsi i capelli? O sarebbe tradimento della sua comunità? Allargando lo sguardo: potremo ancora metterci in Adho Mukha Svanasana (la posizione yoga del Cane a faccia in giù) o rischiamo di ferire la sensibilità di 1,38 miliardi di indiani?

Se volete fare un corso rapido su quali contorcimenti mentali possa raggiungere il Woke guardate in tv la serie The Chair, con Sandra Oh nel ruolo della preside della Pembroke University, che ogni giorno ci si confronta. Se invece volete sapere quali sono le radici puritane dovrete leggere o rileggere La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne, e capirete meglio perché un marchio d'infamia oggi non si nega a nessuno.

L'ultimo episodio riguarda la fotografa cinese Chen Man, costretta a pubbliche scuse su Weibo dopo uno scatto, peraltro splendido, per Dior: ritraeva una modella che, per molti cinesi, "perpetuava stereotipi occidentali sui volti asiatici". Per il Beijing Daily "la modella ha occhi inquietanti e viso scuro". Ma era già successo a Justin Bieber, per aver sfoggiato dreadlock (pettinatura che "appartiene" alla comunità nera) e a Rihanna per un servizio fotografico in cui indossava abiti tipicamente cinesi. Succederà ad altri.

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Perché tra i danni collaterali di questa cultura che tutto rispetta, nessuno vuole discriminare, ogni razzismo intende combattere, ci sono steccati che si alzano altissimi: i neri devono stare con i neri, i caucasici con i caucasici (possibilmente a pentirsi di infinite malefatte), gli asiatici con gli asiatici. Dall'America che a tutti prometteva accoglienza, nel cui melting pot potevi sperare di integrarti, arriva oggi la voce della poetessa nera che ci piacque tanto il giorno dell'insediamento di Joe Biden, Amanda Gorman, che però secondo il suo editore deve essere tradotta solo da "donne giovani, attiviste, preferibilmente di colore".

E allora a chi appartiene il biondo? Chi, perché, con quale diritto, può porre limiti alla nostra libertà di fare di noi stessi ciò che vogliamo? Che ne è dell'ideale di un mondo oltre le razze? Intanto la "cultura" Woke comincia a infastidire anche quelli che dovrebbe, teoricamente, difendere: è appena uscito in America Woke Racism, How a New Religion Has Betrayed Black America, di John McWhorter: ovvero Razzismo Woke. Come una nuova religione ha tradito l'America Nera.