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Rompere il tabù di una donna a Palazzo Chigi

Angela Merkel è stata Cancelliera della Germania per 16 anni, dal 2005 al 2021 (ansa)

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Il giorno in cui accadrà anche da noi scopriremo di essere arrivati tardi. Molto tardi. Siamo già stati superati non solo da inglesi e tedeschi, ma da almeno altre diciotto democrazie nel mondo
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Il giorno in cui accadrà anche da noi l'evento che ancora oggi molti considerano una via di mezzo tra la rivoluzione e il salto nel buio - una donna presidente del Consiglio - scopriremo che siamo arrivati tardi. Molto tardi. Perché quella mattina non sarà bello, per noi che abbiamo "la Costituzione più bella del mondo", accorgerci di essere stati preceduti di oltre sessant'anni dalla giovanissima democrazia dello Sri Lanka, dove il 20 luglio 1960 - in Italia c'era il governo Tambroni - venne eletta la prima donna premier nella storia del pianeta, Sirimavo Bandaranaike.

La notizia allora venne accolta a Roma come un fatto bizzarro, un episodio curioso, una di quelle cose strambe che ogni tanto capitano dall'altra parte del mondo. Perché noi italiani amiamo le donne, le adoriamo anzi, ma ci portiamo dietro una diffidenza antica quanto ingiustificata verso l'idea di dar loro il potere. Ci dev'essere un motivo, se siam…

Il giorno in cui accadrà anche da noi l'evento che ancora oggi molti considerano una via di mezzo tra la rivoluzione e il salto nel buio - una donna presidente del Consiglio - scopriremo che siamo arrivati tardi. Molto tardi. Perché quella mattina non sarà bello, per noi che abbiamo "la Costituzione più bella del mondo", accorgerci di essere stati preceduti di oltre sessant'anni dalla giovanissima democrazia dello Sri Lanka, dove il 20 luglio 1960 - in Italia c'era il governo Tambroni - venne eletta la prima donna premier nella storia del pianeta, Sirimavo Bandaranaike.

La notizia allora venne accolta a Roma come un fatto bizzarro, un episodio curioso, una di quelle cose strambe che ogni tanto capitano dall'altra parte del mondo. Perché noi italiani amiamo le donne, le adoriamo anzi, ma ci portiamo dietro una diffidenza antica quanto ingiustificata verso l'idea di dar loro il potere. Ci dev'essere un motivo, se siamo stati gli ultimi a concedere - il verbo dice tutto - il diritto di voto alle donne: solo nel 1946 le italiane hanno messo piede nei seggi elettorali, quasi trent'anni dopo le elettrici della Gran Bretagna, della Germania e degli Stati Uniti e più di mezzo secolo dopo quelle della Nuova Zelanda, prima nazione a rompere il tabù nel 1893 (oggi con una premier, Jacinda Arden, al suo secondo mandato).

E certo, anche noi abbiamo avuto grandi donne che hanno segnato la storia della politica nazionale, ma abbiamo dovuto aspettare il 1976 perché una di loro - la mitica Tina Anselmi, sorriso dolce e carattere d'acciaio - fosse nominata ministro, e pareva che avessimo scoperto la fusione fredda, mentre solo tre anni dopo sarebbe cominciata in Gran Bretagna la lunga stagione di Margaret Thatcher. Quello stesso anno - era il 1979 - anche l'Italia affidò a una donna, Nilde Iotti, la presidenza della Camera. L'esperimento - chiamiamolo così - riuscì così bene che lei, "la regina di Montecitorio", fu rieletta altre due volte, e addirittura durante la crisi di governo del 1987 Cossiga la convocò al Quirinale, ma solo per affidarle un mandato esplorativo, cioè per vedere chi altri poteva formare il governo. Non lei, comunque.

E se è vero che tante volte è stato fatto il nome di una donna per il Quirinale, dalla baronessa Ottavia Penna di Buscemi votata nel 1946 come Capo provvisorio dello Stato dai deputati dell'Uomo Qualunque alla radicale Emma Bonino, sempre messa in campo ma mai entrata davvero in partita, nessuno ha mai avanzato una candidatura femminile per Palazzo Chigi, il cuore del potere politico.

Ma le cose cambiano, se perfino l'Economist, lo stesso settimanale inglese che vent'anni fa definì Berlusconi "inadatto a governare l'Italia" oggi consiglia di tenere d'occhio Giorgia Meloni, perché "può diventare la prima premier donna".

Nessuno sa se sarà lei, o Marta Cartabia, o qualcun'altra, a rompere il soffitto di cristallo che finora ha tenuto le donne fuori dalla stanza dei bottoni. Ma i tempi sembrano finalmente maturi, e se ci affacciamo alla finestra sul mondo ci accorgiamo di essere già stati superati non solo dagli inglesi che celebrano la Thatcher e dai tedeschi che hanno appena assistito commossi all'uscita di scena, dopo 16 anni, della loro straordinaria Cancelliera. Altre 18 democrazie sono infatti già governate da un primo ministro donna. Non solo nell'Europa - dove accanto alla Finlandia che ha la premier più giovane del mondo, eletta a 34 anni, ci sono Norvegia, Danimarca, Estonia, Islanda, Svezia, Serbia, Slovacchia e Lituania - ma in ogni continente, dalle Barbados al Gabon, dal Bangladesh a Togo, dal Nepal alla Georgia.

Il resto del pianeta ha già rotto questo tabù, insomma. Forse sapremo molto presto se anche noi siamo pronti a farlo.