Sciopero generale, una partita che si gioca sull'equità
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniÈ sempre un momento complicato quello nel quale un governo si trova a fronteggiare uno sciopero generale. Figurarsi questo governo, formato da una maggioranza che contiene forze tra loro ostili e incompatibili in circostanze ordinarie, guidato da un presidente del Consiglio esterno alla politica, che è tra i naturali candidati al Quirinale, cosa che potrebbe accorciare a poco più di un mese la durata dell'esecutivo.
Per Mario Draghi si apre dunque un fronte lavoro nel momento più delicato, mentre il rapporto con i partiti che lo sostengono si è già complicato a causa delle dinamiche legate all'elezione del nuovo capo dello Stato. A completare il quadro delle tensioni c'è la rottura dell'unità sindacale - dalla mobilitazione generale, indetta da Cgil e Uil, resta infatti fuori la Cisl. A rischiare conseguenze negative e impreviste da questa situazione anomala sono entrambi, governo e sindacati.
Il governo ha due …
È sempre un momento complicato quello nel quale un governo si trova a fronteggiare uno sciopero generale. Figurarsi questo governo, formato da una maggioranza che contiene forze tra loro ostili e incompatibili in circostanze ordinarie, guidato da un presidente del Consiglio esterno alla politica, che è tra i naturali candidati al Quirinale, cosa che potrebbe accorciare a poco più di un mese la durata dell'esecutivo.
Per Mario Draghi si apre dunque un fronte lavoro nel momento più delicato, mentre il rapporto con i partiti che lo sostengono si è già complicato a causa delle dinamiche legate all'elezione del nuovo capo dello Stato. A completare il quadro delle tensioni c'è la rottura dell'unità sindacale - dalla mobilitazione generale, indetta da Cgil e Uil, resta infatti fuori la Cisl. A rischiare conseguenze negative e impreviste da questa situazione anomala sono entrambi, governo e sindacati.
Il governo ha due strade per reagire alla protesta sindacale. La prima è quella di rinsaldare le proprie convinzioni e le scelte già fatte, magari sottolineando le decisioni di chi, come la Cisl, ha scelto di non scioperare perché approva l'impianto della manovra e non considera i punti di dissenso rilevanti abbastanza da giustificare uno sciopero generale. Sarebbe, da parte dell'esecutivo, una reazione anche naturale, forse comprensibile.
Quella approdata in Parlamento è una legge di bilancio con qualche contraddizione in termini di giustizia sociale e nella definizione di alcune priorità, ma certo è difficile definirla una manovra lacrime e sangue. C'è un taglio delle tasse, opinabile nella sua equità complessiva, ma che comunque non toglie a nessuno. Sulle pensioni le scelte strategiche sono rimandate.
In questo Draghi, o più probabilmente le forze della maggioranza di area centrodestra (da Italia viva alla Lega), possono avere una certa agilità nell'argomentare la sproporzione tra la materia del contendere e la forma di mobilitazione, la più estrema, scelta da Landini e Bombardieri.
Ma, e qui siamo alla seconda reazione possibile, un governo che ignori le ragioni di sofferenza di una parte rilevante del mondo del lavoro non farebbe bene il suo mestiere. Forse la manovra in sé non merita una risposta dura come quella di Cgil e Uil, ma è vero anche che sarebbe miope concentrarsi solo su articoli ed emendamenti fingendo di non vedere o non sapere che questi due anni di pandemia hanno aggravato squilibri sociali e diseguaglianze economiche.
La stessa revisione delle aliquote fiscali, che come si diceva poco fa, non aumenta a nessuno il carico fiscale, al tempo stesso rischia in proporzione di ridurlo di più a chi ha sofferto meno la crisi. Di certo, non allevia le sofferenze di chi sta ai piani più bassi (senza contare che, formalmente, tra i contribuenti meno ricchi c'è una quota enorme di benestanti evasori che fanno marameo allo Stato e a chi le tasse le paga fino all'ultimo centesimo).
C'è insomma nel Paese un tema di equità a malapena sfiorato da questa manovra. Anche i numeri del rimbalzo economico e i segnali di ripresa strutturali non rappresentano una opportunità generale, anzi al contrario rischiano di aumentare il divario tra chi è dentro il sistema e chi ai margini o fuori. Questo, pur nella legittima difesa delle proprie regioni, è un tema che Draghi e il suo governo non possono rimuovere.
Anche il sindacato, però, si gioca tanto. Sebbene sia molto improbabile che una astensione dal lavoro guidata dalle sole Cgil e Uil porti a un blocco totale del Paese, sia in termini di produzione industriale che di servizi, è chiaro che uno stop in questo momento storico ha comunque un peso maggiore che in altri frangenti.
Questo sciopero generale potrebbe sembrare, prima ancora che la reazione a una manovra sgradita, un segnale politico per riaffermare il proprio potere di interdizione su governo e Parlamento. C'è inoltre il rischio, già duramente pagato dalla Cgil con le manifestazioni No Green Pass, che la piazza diventi l'occasione di un raduno di scontenti, No Vax compresi. Forse accrescerebbe i numeri della protesta, difficilmente la chiarezza della sua direzione.