Biden-Putin, due linee rosse allo specchio
di Paolo Garimberti , di Paolo GarimbertiJoe Biden era nella Situation Room della Casa Bianca, la stanza dei momenti di crisi e delle missioni più complicate. Vladimir Putin nella sua villa di Sochi, la tradizionale località di vacanza e di relax dei leader del Cremlino. Se in diplomazia anche la forma è sostanza, la scelta della location contiene messaggi precisi. Da una parte e dall'altra.
Per Biden l'incontro in video conferenza era un last call, l'ultima chiamata per evitare che l'escalation militare russa ai confini con l'Ucraina diventi un conflitto aperto, che dal Donbass, dove ha già fatto 14 mila vittime, si allarghi fino ad arrivare all'annessione di Kiev, come già è accaduto nel 2014 con la Crimea. Le preoccupazioni e le intenzioni del presidente americano erano evidenti nelle mosse della vigilia. Mentre il suo segretario di Stato Antony Blinken rassicurava il presidente ucraino Zelensky del sostegno americano, lui aveva chiamato i leader di Franci…
Joe Biden era nella Situation Room della Casa Bianca, la stanza dei momenti di crisi e delle missioni più complicate. Vladimir Putin nella sua villa di Sochi, la tradizionale località di vacanza e di relax dei leader del Cremlino. Se in diplomazia anche la forma è sostanza, la scelta della location contiene messaggi precisi. Da una parte e dall'altra.
Per Biden l'incontro in video conferenza era un last call, l'ultima chiamata per evitare che l'escalation militare russa ai confini con l'Ucraina diventi un conflitto aperto, che dal Donbass, dove ha già fatto 14 mila vittime, si allarghi fino ad arrivare all'annessione di Kiev, come già è accaduto nel 2014 con la Crimea. Le preoccupazioni e le intenzioni del presidente americano erano evidenti nelle mosse della vigilia. Mentre il suo segretario di Stato Antony Blinken rassicurava il presidente ucraino Zelensky del sostegno americano, lui aveva chiamato i leader di Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia per arrivare a sedersi nella Situation Room con le spalle coperte da "una forte solidarietà transatlantica" ed eventualmente minacciare sanzioni condivise dagli alleati.
Putin, invece, non voleva dare alla video conferenza con Biden dalla villa sul Mar Nero un carattere di eccezionalità da "telefono rosso", che ai tempi della Guerra fredda era la linea di emergenza tra Casa Bianca e Cremlino per evitare conflitti nucleari. Il suo portavoce, pur definendo "deplorevole" lo stato delle relazioni russo-americane, aveva anticipato che non c'era "alcuna necessità di aspettarsi una svolta" dall'incontro. Perché secondo Dmitrij Peskov c'è "un'isteria informativa" sull'aumento delle truppe e degli armamenti russi vicino al confine ucraino. Si tratta "soltanto" di un'operazione di dissuasione per evitare che Kiev attacchi militarmente i separatisti del Donbass. Anche se lo stesso Putin, dopo aver incontrato Bill Burns, il veterano diplomatico ex ambasciatore a Mosca e ora capo della Cia, che Biden usa per le "missioni impossibili" (era andato a Kabul a incontrare i talebani), aveva avvertito che per Mosca ci sono delle "linee rosse", che non possono essere varcate.
Il presidente russo sa bene che anche per l'alleanza occidentale esistono linee rosse. Ma ha deciso di giocare egualmente una pericolosa partita a poker perché con l'Ucraina mette alla prova la sua credibilità internazionale e la missione che si è dato quando è entrato al Cremlino all'inizio del secolo: ridare alla Russia quel ruolo di superpotenza che era dell'Urss. Facendo leva su una sorta di guida politica e perfino spirituale del mondo slavo e ortodosso (arrivando fino ai Balcani, dove la presenza russa è sempre più manifesta e ingombrante) e ridando una connotazione minacciosa al potenziale militare, non potendo competere con Stati Uniti e Cina sul piano economico e tecnologico.
L'Ucraina è uno stress test di questo disegno. Basta leggere il saggio di cinquemila parole che lo stesso Putin ha pubblicato a luglio dal titolo Sull'unità storica tra russi e ucraini: una dettagliata descrizione dei legami di storia, etnia, lingua e religione tra i due popoli. È una dichiarazione di amore (ucraini "fratelli di sangue"), ma anche di odio (ucraini "neonazisti", ricordando le bande che si unirono agli invasori di Hitler). È un'accusa di incapacità e di incompetenza per i governi che si sono succeduti a Kiev dopo l'indipendenza ("uno Stato fallimentare"). È perfino una critica a chi guidava il Cremlino prima di lui per aver consentito la secessione dell'Ucraina. È un monito all'Occidente che gioca "un pericoloso gioco politico" se usa l'Ucraina "come trampolino contro la Russia": un modo per definire "difensiva" un'eventuale invasione come quella della Crimea. L'ossessione di Putin è che l'Ucraina finisca per integrarsi nella Nato. La sua ambizione è che ritorni nell'orbita della Russia.
L'ossessione non è uno scenario a breve termine. L'ambizione, invece, rischia di essere realizzabile se venisse offerto alla Russia un pretesto per attaccare (come accadde alla Georgia con l'Ossezia nel 2008). L'Occidente deve essere compatto nel far capire a Putin che la difesa della sovranità dell'Ucraina è appunto una linea rossa, che non può varcare impunemente. E la video conferenza tra la sala delle emergenze della Casa Bianca e la villa al mare di Sochi è stata sicuramente utile per inviare un messaggio chiaro al presidente russo. Ma l'Occidente deve anche essere compatto nel consigliare saggezza ai governanti di Kiev. Le guerre "accidentali" sono le più pericolose e imprevedibili.