Il paradosso del Quirinale
di Michele Ainis , di Michele AinisIn democrazia ciascun potere ha una data di scadenza, come l'aspirina. Nessuna carica è mai a vita, e di conseguenza la vitalità di ogni carica declina, si consuma tal quale uno stoppino di candela, mentre s'avvicina il giorno dell'epilogo. Succede, d'altronde, anche al capo dello Stato: durante l'ultimo semestre del mandato perde il suo potere più pregnante, lo scioglimento anticipato delle Camere.
Nel caso di Sergio Mattarella, tuttavia, questa regola parrebbe funzionare in senso inverso. Il presidente uscente viaggia al massimo della popolarità, dell'autorevolezza, del prestigio. Sicché la sua riconferma è l'unica opzione che caccerebbe via i fantasmi del voto segreto in Parlamento, mettendo d'accordo tutti, destri e sinistri, maggioranza e opposizione. Avrebbe poi il vantaggio di mantenere lo status quo, lasciando in sella entrambi i cavalieri che stanno fronteggiando con successo questa stagione d'emer…
In democrazia ciascun potere ha una data di scadenza, come l'aspirina. Nessuna carica è mai a vita, e di conseguenza la vitalità di ogni carica declina, si consuma tal quale uno stoppino di candela, mentre s'avvicina il giorno dell'epilogo. Succede, d'altronde, anche al capo dello Stato: durante l'ultimo semestre del mandato perde il suo potere più pregnante, lo scioglimento anticipato delle Camere.
Nel caso di Sergio Mattarella, tuttavia, questa regola parrebbe funzionare in senso inverso. Il presidente uscente viaggia al massimo della popolarità, dell'autorevolezza, del prestigio. Sicché la sua riconferma è l'unica opzione che caccerebbe via i fantasmi del voto segreto in Parlamento, mettendo d'accordo tutti, destri e sinistri, maggioranza e opposizione. Avrebbe poi il vantaggio di mantenere lo status quo, lasciando in sella entrambi i cavalieri che stanno fronteggiando con successo questa stagione d'emergenza, dal Quirinale e da Palazzo Chigi.
In ultimo, scongiurerebbe le elezioni anticipate, salvando la pensione dei parlamentari. Scenario viceversa assai probabile, chiunque succeda a Mattarella. Sia che gli subentri Draghi, sia che il successore venga estratto da una maggioranza diversa da quella che sorregge il gabinetto Draghi, innescando una crisi di governo.
Lui però, l'uscente, non ne vuol sapere di rientrare. Ne ha tutte le ragioni, perché il doppio mandato - 14 anni, la durata di tre guerre mondiali - rischia di trasformare la presidenza in una monarchia repubblicana.
E allora la politica ha cominciato a giocare con le regole, una specialità tutta italiana. Suggerendo deroghe, riforme, accordi sottobanco.
Nell'ultima categoria s'iscrive la proposta - ovviamente formulata a bassa voce - d'accettare una riconferma a tempo, un paio d'anni o forse meno, quanto manca all'avvio della prossima legislatura.
D'altronde, c'è il precedente di Napolitano. Che tuttavia si dimise (nel 2015) sulla soglia dei novant'anni, età in cui diventa complicato gestire il Quirinale. Dunque una necessità anagrafica, più che un precedente costituzionale. E comunque l'orologio delle istituzioni pretende il massimo rispetto, Mattarella lo sa bene.
Da qui un'altra trovata, la riforma costituzionale promossa da tre senatori del Pd: divieto di rielezione. Così Mattarella sarebbe l'ultimo presidente a venire rieletto, dimettendosi poi - per correttezza - quando entrerà in vigore la riforma. Per l'appunto, fra un paio d'anni. Ma il Quirinale ha già fatto filtrare il suo dispetto, i proponenti negano questo secondo fine. E in ogni caso la loro idea è censurabile nel merito, se non anche nel metodo.
Sta di fatto che gli organi politici sono sempre rieleggibili (puoi fare il parlamentare o il ministro vita natural durante), a differenza dei giudici costituzionali o dei membri delle authority. Siccome il presidente è il garante politico della Costituzione (mentre la Consulta ne è il garante giuridico), vietarne la rielezione significa equipararlo a un giudice, e dunque impoverirne il ruolo.
Eppure un modo ci sarebbe, se si vuole incatenare Mattarella. Per rieleggerlo basta non eleggerlo, né lui né nessun altro. Che accadrebbe se il voto a Camere riunite finisse regolarmente con un buco nell'acqua? Mattarella verrebbe prorogato (articolo 85 della Costituzione), Draghi resterebbe al timone del governo. E il Parlamento non potrebbe essere sciolto, nonostante la paralisi, lo stallo: siamo nel semestre bianco (articolo 88 della Costituzione), non si può. Un paradosso, certo. Come tutta questa interminabile vicenda. Ma è meglio dirlo sottovoce; non si sa mai, lorsignori potrebbero cadere in tentazione.