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La variante Covid e il Quirinale

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Tra poco più di un mese le Camere riunite cominceranno a votare per il presidente della Repubblica. È facile immaginare in quale clima si svolgeranno gli scrutini se il virus sarà di nuovo minaccioso. Stato d'emergenza o no, già adesso si respira l'atmosfera dei momenti peggiori
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Può darsi che qualcuno abbia avuto la tentazione di usare la possibile fine dello Stato d'emergenza (il 31 dicembre) come arma politica nel confronto sul Quirinale. Vale a dire come strumento per incrinare lo stallo che al momento domina la scena e rende complicata, almeno per ora, qualsiasi soluzione. E può darsi, al contrario, che protrarre la condizione d'emergenza sanitaria oltre quella data favorisca la conferma dello status quo, quanto meno per quel che riguarda Draghi a Palazzo Chigi.

Si tratta di elucubrazioni ma con un fondo di verità. Le forze politiche, anche quelle che hanno a suo tempo attaccato l'allora premier Conte per la prima proroga dell'emergenza, oggi sembrano rassegnate al peggio. La recrudescenza del virus, per quanto affidata a dati controversi, spaventa tutti, per ragioni in primo luogo politiche. Intanto le Regioni fanno le loro scelte e molte si avviano verso la "zona gialla".

Non conta molto il colore politic…

Può darsi che qualcuno abbia avuto la tentazione di usare la possibile fine dello Stato d'emergenza (il 31 dicembre) come arma politica nel confronto sul Quirinale. Vale a dire come strumento per incrinare lo stallo che al momento domina la scena e rende complicata, almeno per ora, qualsiasi soluzione. E può darsi, al contrario, che protrarre la condizione d'emergenza sanitaria oltre quella data favorisca la conferma dello status quo, quanto meno per quel che riguarda Draghi a Palazzo Chigi.

Si tratta di elucubrazioni ma con un fondo di verità. Le forze politiche, anche quelle che hanno a suo tempo attaccato l'allora premier Conte per la prima proroga dell'emergenza, oggi sembrano rassegnate al peggio. La recrudescenza del virus, per quanto affidata a dati controversi, spaventa tutti, per ragioni in primo luogo politiche. Intanto le Regioni fanno le loro scelte e molte si avviano verso la "zona gialla".

Non conta molto il colore politico delle amministrazioni, essendo la variante Omicron abbastanza misteriosa circa i suoi effetti letali. Tuttavia quasi nessuno, al centro e negli enti locali, ha voglia di assumersi un rischio di troppo. Come dire: meglio sbagliare tutti insieme per eccesso di prudenza che avere ragione da soli. Accade così che anche Salvini stavolta è cauto. "Aspettiamo i dati" dice all'unisono con il resto del centrodestra.

Chi si batteva contro lo stato d'emergenza in nome di un principio liberale - o presentato come tale - stavolta sta attento a non esporsi. Anche perché il presidente del Consiglio è stato chiaro: si attende che i partiti si assumano le loro responsabilità. Come dire che non accetta di prendere decisioni per poi essere il bersaglio di polemiche a cose fatte.

Peraltro, l'ultima parola non sarà delle forze politiche poiché l'interlocutore ultimo del governo resta il Cts (come è stato ribadito). La volontà, certo, resta quella di fare una legge che metta ordine nell'intera materia emergenziale, ma ci vorrà tempo. Nel frattempo una proroga, magari breve, è inevitabile.

S'intende che a questo punto alcuni riflessi politici sono prevedibili. Tra poco più di un mese le Camere riunite cominceranno a votare per il presidente della Repubblica. È facile immaginare in quale clima si svolgeranno gli scrutini se il virus, come si suppone, sarà di nuovo minaccioso. Stato d'emergenza o no, già adesso si respira l'atmosfera dei momenti peggiori.

Tutti ricordano che l'anno scorso, tra prima e seconda ondata, si diceva che era irresponsabile chiedere le elezioni anticipate nel bel mezzo della pandemia. E che occorreva invece rinsaldare le ragioni della stabilità: era uno degli argomenti, forse il principale, usato per spingere Draghi a Palazzo Chigi. Oggi, a rigor di logica, quel discorso è più che mai valido. Il che dovrebbe sconsigliare gli scossoni istituzionali legati alla presidenza della Repubblica.

L'ipotesi su cui si discute da mesi - l'elezione del presidente del Consiglio al Quirinale - ha senza dubbio un fondamento, ma è quella che rischia di rivelarsi più destabilizzante per la maggioranza. E di conseguenza quella che più di ogni altra potrebbe aprire la strada alle elezioni anticipate. In altre parole, il Covid e le sue varianti continuano a condizionare la politica. Senza dubbio più di quanto accade in altri Paesi europei (vedi la Germania o la Francia). E magari è anche colpa di chi vuol farsi condizionare.