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Trionfa la Formula Show

(ansa)
La vittoria di Verstappen
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In attesa del verdetto dei giudici della Formula 1 (e dei vari inevitabili tribunali di appello) e di capire, dunque, chi sarà il vincitore giuridico del mondiale, l'incredibile gara di Abu Dhabi, ultimo atto di una stagione incredibile anch'essa, qualche sentenza l'ha già emessa. La prima, incontrovertibile, è che la F1 - the pinnacle of motorsport come pomposamente la definiscono gli "inventori" inglesi - ha finito di cambiare la sua pelle e da sport si è ormai trasformata definitivamente in show. E che show. Una sorta di wrestling su quattro ruote. Una messa in scena in cui l'arbitro, nel caso di ieri il malcapitato australiano Michael Masi, è poco più di un elemento di colore, un signore probabilmente munito di papillon e baffetti, vocato alla drammaturgia più che al regolamento, le cui scelte sono sempre di più determinate dagli eventi. Quando non addirittura dalle necessità di sceneggiatura…

In attesa del verdetto dei giudici della Formula 1 (e dei vari inevitabili tribunali di appello) e di capire, dunque, chi sarà il vincitore giuridico del mondiale, l'incredibile gara di Abu Dhabi, ultimo atto di una stagione incredibile anch'essa, qualche sentenza l'ha già emessa. La prima, incontrovertibile, è che la F1 - the pinnacle of motorsport come pomposamente la definiscono gli "inventori" inglesi - ha finito di cambiare la sua pelle e da sport si è ormai trasformata definitivamente in show. E che show. Una sorta di wrestling su quattro ruote. Una messa in scena in cui l'arbitro, nel caso di ieri il malcapitato australiano Michael Masi, è poco più di un elemento di colore, un signore probabilmente munito di papillon e baffetti, vocato alla drammaturgia più che al regolamento, le cui scelte sono sempre di più determinate dagli eventi. Quando non addirittura dalle necessità di sceneggiatura. Nel vecchio mondo, quello in cui lo spettacolo veniva dopo il merito sportivo, succedeva - almeno in teoria - esattamente il contrario.

 

Alla retorica del campo, gli americani hanno invece lentamente sostituito la logica di Netflix. Un algoritmo acchiappa like che nel giro di pochi anni ha modificato geneticamente - non per forza in peggio, sia chiaro - la natura dell'evento. Che oggi, di conseguenza, ha bisogno di nuovi protagonisti, anch'essi geneticamente modificati: lottatori con muscoli gonfissimi, doti da cannibali e una propensione naturale a prendersi la scena, a qualunque costo. Un po' acrobati un po' attori. Proprio come nel wrestling. Ed è questa la seconda sentenza emessa dalla gara. Perché qualunque sarà il verdetto finale dei giudici, già ieri è stato chiaro a tutti che sotto la bandiera a scacchi del circuito di Yas Marina è nata una nuova stella del motorsport (motorshow?), quella di Max Verstappen, l'olandese volante che il padre - mediocre pilota degli anni '90 - strappò al liceo e alla vita ordinaria di adolescente quando aveva sedici anni per gettarlo nel rodeo delle monoposto, in barba, ancora una volta, ai regolamenti, compreso quello di base che prevede che per guidare - anche in F1 - sia indispensabile la patente.
 
Il Pilota Nuovo, perfettamente incarnato dalla figura di Verstappen, manda in pensione a forza di sportellate vecchi arnesi come Fernando Alonso, Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, e mette in crisi anche gli ibridi come Charles Leclerc e Carlos Sainz giovani (sempre meno) promesse che però rischiano di smarrire la strada prima ancora di averla imboccata in maniera stabile. E qui veniamo al terzo e ultimo verdetto: l'oscuramento, si spera provvisorio, del movimento italiano nel panorama della Formula show. La Ferrari ha chiuso la stagione con Sainz terzo classificato; lo spagnolo prima della safety car aveva maturato un distacco dal leader della corsa che superava il minuto, un ritardo quasi ferroviario. Ad aggravare le condizioni attuali del made in Italy della Formula 1 l'addio dell'ultimo pilota italiano, l'highlander Antonio Giovinazzi sfrattato dal sedile dell'Alfa Romeo (penultima in classifica) da Guanyu Zhou. Il cinese non è un fulmine, ma nella Formula spettacolo la velocità è solo uno dei requisiti richiesti.