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Scontro di culture sulle Generali

Martedì il cda del Leone sul piano industriale e il giorno dopo la presentazione al mercato
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L'hanno già battezzato Un mercoledì da Leone, perché dopodomani l'amministratore delegato delle Generali - che ha per simbolo il Leone della Serenissima - presenterà al mercato il piano industriale del gruppo assicurativo, uno dei maggiori attori della finanza italiana. Philippe Donnet non avrà davanti le onde di Malibù, ma cercherà comunque di surfare senza scosse sulle creste del mercato finanziario: spiegherà agli investitori dove intende portare il Leone di Trieste nei prossimi tre anni se verrà confermato alla guida del gruppo.


Le sue previsioni saranno senza dubbio in crescita rispetto a quelle fatte tre anni fa - e da lui pienamente rispettate - sul periodo 2019-2021; nell'ultimo triennio Generali ha distribuito ai suoi soci 4,5 miliardi di dividendi e ha fatto acquisizioni per circa 4 miliardi.
Ma quali che siano i numeri che l'ad delle Generali prometterà al mercato, c'è un'…

L'hanno già battezzato Un mercoledì da Leone, perché dopodomani l'amministratore delegato delle Generali - che ha per simbolo il Leone della Serenissima - presenterà al mercato il piano industriale del gruppo assicurativo, uno dei maggiori attori della finanza italiana. Philippe Donnet non avrà davanti le onde di Malibù, ma cercherà comunque di surfare senza scosse sulle creste del mercato finanziario: spiegherà agli investitori dove intende portare il Leone di Trieste nei prossimi tre anni se verrà confermato alla guida del gruppo.


Le sue previsioni saranno senza dubbio in crescita rispetto a quelle fatte tre anni fa - e da lui pienamente rispettate - sul periodo 2019-2021; nell'ultimo triennio Generali ha distribuito ai suoi soci 4,5 miliardi di dividendi e ha fatto acquisizioni per circa 4 miliardi.
Ma quali che siano i numeri che l'ad delle Generali prometterà al mercato, c'è un'altra partita che si sta giocando in queste settimane da cui dipende la riconferma di Donnet e in ultima istanza il futuro delle principali assicurazioni italiane. I grandi soci delle Generali sono in questo momento spaccati in due schieramenti. Con largo anticipo sulle scadenze previste avevano deciso all'unanimità in consiglio e fatto passare al voto dell'assemblea, la scelta che il prossimo consiglio d'amministrazione della compagnia fosse proposto dallo stesso cda uscente. Un modo, si era detto allora, per assicurare i migliori standard di mercato per la governance della compagnia, in linea con quanto fanno anche i suoi maggiori concorrenti internazionali. Ora, però, come è noto le cose sono cambiate: Mediobanca, con il 13% circa della compagnia, continua a sostenere quella scelta; i sempre più forti azionisti Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, che assieme hanno ormai circa il 15% delle Generali, e a cui si è unita la Fondazione torinese Crt, non vogliono più la lista del cda e probabilmente ne presenteranno una autonoma. Muro contro muro, dunque.


È una classica battaglia di potere, che si può leggere però anche come una battaglia "culturale". Forse è un parolone, quando si parla di soldi, ma così è. Ognuna delle due parti accusa infatti l'altra di voler condizionare l'indipendenza delle Generali e di proporre un vecchio modello di capitalismo che rifugge dal mercato.
Caltagirone e Del Vecchio affermano in sostanza che la lista del cda non è certo un balzo verso il progresso, ma è semplicemente la lista della stessa Mediobanca, visto che i nomi del precedente consiglio - quello che adesso sceglie il suo successore - erano stati fatti proprio nel salottino milanese di piazzetta Cuccia.
In Mediobanca respingono con veemenza le accuse: sono quei due grandi azionisti - è la replica - a rappresentare un capitalismo obsoleto, di stampo padronale, del genere "pago e pretendo", e con un 15% in due vorrebbero comandare sulla compagnia. E poi visto che c'erano anche loro o i loro esponenti - Caltagirone siede personalmente nel cda di Trieste da oltre un decennio, Del Vecchio c'è stato e ha oggi un suo rappresentante - continua il ragionamento, perché in tutto questo tempo non hanno avuto nulla da dire e ora si scoprono critici di ogni mossa del consiglio e della compagnia?


Sull'onda dello scontro, da settimane la narrazione sul passato e il presente delle Generali sta diventando avvelenata. Dal fronte Caltagirone si imputa a Mediobanca - lo ha riportato ieri Sara Bennewitz su Repubblica- di aver "ingessato" Generali anche nel lontano 2003, quando Nagel era ancora direttore generale di piazzetta Cuccia. L'altra campana risuona spiegando che all'epoca il direttore generale di Mediobanca poteva ben poco contro i potenti consiglieri e azionisti della compagnia e che, al contrario, proprio Nagel si è fatto fautore di una linea di vicinanza al mercato e di autonomia del management dai principali soci, facendo passare la lista del cda prima nella stessa Mediobanca e adesso sostenendola nelle Generali.


Le tensioni continueranno, non c'è dubbio, visto che l'assemblea delle Generali è in aprile. Già domani Donnet dovrà affrontare un consiglio d'amministrazione della compagnia chiamato a votare il suo piano triennale: giovedì scorso, in un cda che esaminava alcune linee del piano, Caltagirone e Romolo Bardin, il consigliere che è anche ad della Delfin di Del Vecchio, non si sono espressi. Domani potrebbero farlo, anche in termini non positivi. Il giorno dopo, nel suo Mercoledì del Leone, l'ad di Generali spiegherà al mercato il suo piano. I risultati su cui si impegnerà, assieme al modello di governance che verrà favorito dai grandi investitori istituzionali con grossi pacchetti della compagnia determineranno il risultato ad aprile. Allora si vedrà quale cultura societaria sposerà il mercato e se le promesse di Donnet saranno considerate ancora una volta credibili.