Il presidente degli Stati Uniti Biden dovrà continuare a far pervenire a Putin forte e chiaro un messaggio a nome di tutta la Nato: né la Nato né l'Ucraina rappresentano una minaccia per la Russia. Se però scaglierà un attacco militare, la Russia andrà incontro a conseguenze gravi.
Dopo aver concentrato intorno e in Ucraina un contingente enorme di soldati e di mezzi militari, continuando a minacciare di ridurre le forniture di gas all'Europa, il presidente russo Vladimir Putin avrà studiato con attenzione il recente incontro dei ministri degli Esteri dei Paesi della Nato alla ricerca di qualche segnale di debolezza o di scissioni interne.
A suo merito, va detto che la Nato ha mantenuto una linea coerente e ferma, facendo capire chiaramente che qualora la Russia invadesse ancor più l'Ucraina andrebbe incontro a conseguenze gravi, e assicurando l'eventuale adesione della Georgia all'Alleanza Atlantica (ma non…
Il presidente degli Stati Uniti Biden dovrà continuare a far pervenire a Putin forte e chiaro un messaggio a nome di tutta la Nato: né la Nato né l'Ucraina rappresentano una minaccia per la Russia. Se però scaglierà un attacco militare, la Russia andrà incontro a conseguenze gravi.
Dopo aver concentrato intorno e in Ucraina un contingente enorme di soldati e di mezzi militari, continuando a minacciare di ridurre le forniture di gas all'Europa, il presidente russo Vladimir Putin avrà studiato con attenzione il recente incontro dei ministri degli Esteri dei Paesi della Nato alla ricerca di qualche segnale di debolezza o di scissioni interne.
A suo merito, va detto che la Nato ha mantenuto una linea coerente e ferma, facendo capire chiaramente che qualora la Russia invadesse ancor più l'Ucraina andrebbe incontro a conseguenze gravi, e assicurando l'eventuale adesione della Georgia all'Alleanza Atlantica (ma non subito).
Esprimendo questa posizione nel suo comunicato stampa alla conferenza di Riga, il segretario generale della Nato Stoltenberg ha operato una distinzione tra provvedimenti non meglio precisati atti a reagire a un possibile nuovo intervento della Russia contro l'Ucraina, pur affermando che la Nato interverrebbe in ogni caso in difesa di qualsiasi Stato membro dell'Alleanza soggetto a un'aggressione militare.
Si tratta di una distinzione messa a punto con grande attenzione e mirante sia a far passare l'idea che la Nato non sta cercando lo scontro militare con la Russia ma si difenderà se diventerà necessario, sia a dare a Putin un'opportunità per ritirare i suoi contingenti militari che minacciano l'Ucraina senza perdere la faccia.
Ignorando la sovranità dell'Ucraina, Putin ha creato molteplici e variabili "linee rosse" in quel Paese, la più recente delle quali è che gli Alleati non devono dispiegarvi batterie di missili che potrebbero colpire Mosca in pochi minuti. Tenuto conto che la Nato non ha intenzione in ogni caso di procedere in tal senso, Putin in verità potrebbe usare il mancato dispiegamento di missili come giustificazione per far ritornare le sue truppe alle sedi dove di norma sono di stanza.
Il pericolo, tuttavia, sussiste, perché Putin potrebbe interpretare in modo assai diverso il messaggio della Nato. Egli, per esempio, potrebbe giungere alla conclusione che agli Alleati manchi la volontà di aiutare l'Ucraina a difendersi da un'eventuale aggressione russa. Se così fosse, è probabile che Putin manterrà sul tavolo l'opzione militare per dissuadere la Nato, pur continuando a esercitare una stretta sulle forniture di gas all'Europa e a ridurre il transito dello stesso attraverso l'Ucraina.
Le vendite di gas russo all'Europa sono già scese molto al di sotto dei livelli necessari a garantire scorte regolari di gas per l'inverno, e il transito attraverso l'Ucraina è sceso da 70 miliardi di metri cubi a 40. Qualsiasi calo sotto la soglia dei 30 miliardi di metri cubi metterebbe a repentaglio la viabilità del gasdotto che attraversa l'Ucraina, rendendo così l'Europa dipendente dal gas russo fornito con altri mezzi, tra cui il gasdotto Nordstream 2, in attesa di certificazione ufficiale. In verità, l'obiettivo principale di Putin potrebbe essere proprio questo scenario energetico, mentre l'escalation militare servirebbe a garantire il successo di questa strategia.
La laconicità dell'incontro tra il ministro degli Esteri russo Lavrov e il segretario di Stato americano Antony Blinken a Stoccolma il 2 dicembre purtroppo sta a indicare che Putin potrebbe aver ricavato davvero una impressione diversa e distorta dal messaggio della Nato. Blinken senza dubbio ha ribadito la posizione degli Stati Uniti, schierati al fianco dell'Ucraina, inclusa l'aspirazione a lungo termine di quest'ultima a entrare nella Nato, e imporrà dure sanzioni alla Russia se la invaderà di nuovo. Lavrov se ne sarà andato senza vedere giustamente motivi validi per portare avanti il colloquio.
È indispensabile che gli Alleati della Nato restino uniti e determinati, allineati alla posizione chiara, ferma e risoluta espressa a Riga. A fronte di segnali di debolezza o di scissioni interne, infatti, la Russia reagirebbe con maggior aggressività ancora; la Russia risponde soltanto alla forza. Al tempo stesso, esagerare nel promettere una reazione militare della Nato in Ucraina potrebbe benissimo portare a scatenare l'aggressione russa che la Nato sta cercando di evitare in tutti i modi.
Per gli Stati Uniti e gli Alleati europei il prossimo passo consisterà nel contemplare e predisporre dure sanzioni per la Russia qualora essa sferrasse un attacco militare, o anche nel caso in cui dovesse prendere decisioni alternative riguardanti la fornitura di gas all'Europa (Ucraina inclusa, passando dalla Slovacchia), e contrastare così una possibile riduzione delle forniture da parte della Russia. Superare i prossimi tre-quattro mesi sarà cruciale.
(Traduzione di Anna Bissanti)